La foto del mese
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di Giorgio Cipolletta
Eluana Englaro è in stato vegetativo permanente dal 1992, anno in cui io sono nato. Coinvolta in un incidente stradale, subì un trauma al cervello andato poi in necrosi. La ragazza fu ricoverata nella casa di cura di “Beato Talamoni” di Lecco dove è stata assistita dalle suore. Dal 1994 in poi Eluana si nutre attraverso un sondino.
Da quel momento iniziano una serie di appelli alla Cassazione da parte del padre per sospendere le cure. Alla fine nel 2007 si rinvia la decisione. La corte d’appello di Milano l’8 luglio 2008 autorizza lo stop. Il 16 dello stesso mese le Camere del Parlamento italiano sollevano il conflitto di attribuzione contro la Cassazione. Il caso finisce alla Consulta che dà ragione a quest'ultima. Il ministro della Salute Maurizio Sacconi emana un atto (politico) che vieta agli ospedali di sospendere le cure.
La clinica La quiete di Udine si offre, comunque, di ospitare Eluana. Il 26 gennaio del 2009 il Tar della Lombardia accoglie il ricorso di Beppino Englaro, padre di Eluana, contro la decisione della Regione di vietare di accogliere la donna malata. Il 2 febbraio Eluana raggiungere Udine.
Il ministro Sacconi con una direttiva cerca di impedire la sospensione dell’alimentazione, inviando degli ispettori alla clinica. Intanto, il Consiglio dei ministri approva un decreto d’urgenza per sospendere il protocollo, ma il Presidente della Repubblica Napolitano non lo firma. Scontro governo-Napolitano-Chiesa. L’iter legislativo procede per la norma “salva Eluana”, che il premier Silvio Berlusconi spera di approvare entro tre giorni.
Ore 20.10 del giorno 9 febbraio: il corpo di Eluana si spegne.
Contro ogni previsione dei bollettini medici, il Parlamento si ferma, ma si infervora il dibattito politico. Anche la Chiesa espone la sua sentenza di condanna contro chi era a favore della sospensione delle cure.
Dopo 17 anni di stato vegetativo la sofferenza ha emesso il suo ultimo respiro. Una storia si sentenze, una corsa contro il tempo che non c’è mai stato. Beppino Englaro affida con amore di padre la sua terribile sofferenza al silenzio. Il non-senso bio-etico/morale ha vinto sopra ogni cosa, mentre i mass media espongono verdetti sulla non-esistenza.
Una vita rimbalzata da un contenitore comunicativo all’altro, dove la democrazia svanisce dietro ad un velo di retorica e di idiozia. Una questione privata invade le luci dello spettacolo. Tutto si è risolto in una partita a scacchi, dove i pedoni sono stati mossi in direzione della scala dell’audience, dove ciò che conta è una poltrona di pelle bianca per sedere nel regno delle belle comparse. Una triste constatazione: che il dibattito continuerà - con magra considerazione sulla vita - nel salotto di Porta a Porta… edizione speciale naturalmente.
Il non-rispetto del dolore, neanche di fronte alla morte: unica salvezza questa volta, mentre la corte dei miracoli prepara altre marionette da cabaret, che continueranno a consumarsi dentro l’orrore dello spettacolo politico: un po’ di nausea prima che le mie parole si fermino per un minimo di rispetto.