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di Francesco Barbabella
Dopo mesi di attesa e dura preparazione, i diciannove ragazzi dell’Università di Macerata che partecipano al National Model United Nations 2009 stanno per prendere parte alla fase finale del progetto. Il 2 aprile voleranno a New York per confrontarsi con studenti di tutto il mondo nella più grande e prestigiosa simulazione di lavori diplomatici basata sulla struttura e sulle procedure delle Nazioni Unite.
Abbiamo chiesto a Benedetta Barbisan, una delle due docenti responsabili del progetto, di fare il punto della situazione a pochi giorni dalla partenza per New York ed i lavori di simulazione.
Qual è il bilancio delle sue lezioni per questa edizione del progetto?
Il mio bilancio è decisamente positivo: abbiamo preso a metà novembre diciannove studenti, molti dei quali digiuni di diritto internazionale e molto poco familiari con la lingua inglese, e mi pare di poter dire che abbiano significativamente migliorato le loro condizioni di partenza, al punto da potersi misurare degnamente con le difficoltà delle simulazioni. Come sa chi gestisce le risorse umane nei più diversi contesti, ogni gruppo sviluppa un proprio tratto. Questo è uno degli aspetti intriganti del progetto: trovarsi ogni anno a lavorare con un insieme di studenti diversi per carattere e per propensioni, e dover adattare la propria didattica alle diverse attitudini che si riscontrano.
Al progetto Nmun partecipano, ogni anno, molte università italiane. Da quanto ha potuto constatare negli scorsi anni, ci sono differenze nella preparazione della delegazione di Macerata e quella di altre università?
Nel panorama delle università italiane, almeno a quanto abbiamo rilevato l'anno scorso, Macerata è l'unico ateneo che organizza la partecipazione a questo progetto interamente attraverso strutture e docenti interni. A questo scopo, vengono pensati e tenuti corsi ad hoc, finalizzati alla preparazione per la stesura dei position papers (documenti da inviare prima della partenza) e per le stesse simulazioni. Inoltre, sempre stando ai dati dell'anno passato, Macerata è l'università che offre il soggiorno più lungo (15 notti) e la quota di partecipazione più economica: 1400 euro l'anno scorso (1650 quest'anno) contro non meno di 1.900.
L'anno scorso gli sforzi dei partecipanti al progetto si sono concretizzati in un premio, “Outstanding Position Papers”, che è stato assegnato per il lavoro effettuato dai ragazzi prima di partire per New York. Quali sono state le conseguenze di questo premio e quali sono le sue aspettative per quest'anno?
Il premio ci è stato di ricompensa per gli sforzi prodotti e di incoraggiamento per continuare il lavoro fatto finora. Dietro questo progetto si concentrano centinaia e centinaia di ore per la sua organizzazione, per il reperimento dei fondi (interamente destinati agli studenti a vario titolo), per la didattica (svolta a titolo interamente gratuito). In ogni caso, il premio più soddisfacente non è quello che può venire dagli organizzatori, ma quello che ti sembra di ricevere quando gli studenti ti confidano che questo progetto, con tutte le sue fatiche e le sfide che impone, con il suo rigore e la sua serietà, ha cambiato loro la vita. Ciò di cui andiamo particolarmente fieri è di poter reclutare ogni anno gli studenti migliori dell'edizione precedente e comporre uno staff responsabile di passare il senso della loro esperienza a chi segue. Si è così creato un andamento virtuoso, che mette nelle mani degli studenti la stessa organizzazione del progetto e in parte la stessa didattica. Non è dunque improprio dire che il progetto è forse più loro che nostro.
(Nella foto, i partecipanti della scorsa edizione)