| |

La foto del mese

Giovanni Allevi al piano di UniMc
Foto di Pixelmatica Macerata

Archivio »

Oro nero lungo le coste adriatiche

10-09-2008

di Marco Luzzi

Il Mediterraneo è ed è sempre stato un crocevia di scambi commerciali, anche se pochi sanno che la merce principale che attraversa il nostro mare è il petrolio.

Secondo le stime dell’Unione Petrolifera (2007) quasi 400 milioni di tonnellate di greggio navigano annualmente lungo le sponde del Mare Nostrum, per una movimentazione giornaliera di 8 milioni di barili. I principali porti petroliferi interessati in questo traffico sono 82 e, con le sue 17 raffinerie e gli oltre due milioni di barili lavorati al giorno, il primato spetta proprio all’Italia, che, in controtendenza con ogni luogo comune di inefficienza e inoperosità, raffina da sola il 26% del greggio di tutto il Mediterraneo.

Ma essere i primi in questa classifica significa anche essere in testa in quanto a rischio ambientale: oltre, infatti, ai tragici ed eclatanti disastri ecologici provocati dai grandi incidenti, esiste una forma di inquinamento più subdola, ma proprio per questo più pericolosa, se pur nel lungo periodo, ovvero lo sversamento quotidiano di idrocarburi nell’ambiente marino, dovuto a comportamenti adottati illegalmente dagli operatori durante il ciclo della navigazione.

In quanto regione adriatica, le Marche sono ovviamente interessate alla questione, anche e soprattutto alla luce di un complesso di norme internazionali piuttosto tenero e lassista nei confronti delle corporation del greggio. Interesse che si tinge di preoccupazione mano a mano che acquista tangibilità la possibile creazione di nuove vie del petrolio, che dovranno trasportare il prezioso combustibile dalla Russia alla Croazia, incrementando in maniera vertiginosa il traffico delle petroliere nel Mare Adriatico e facendo levitare conseguentemente il rischio di ulteriori sversamenti delle pericolose acque di zavorra inquinate.

Il progetto Druzba Adria (che prevede la creazione di un oleodotto che si snodi dalla Siberia alla città di Fiume), dopo aver attraversato fasi alterne a seconda dell’approssimarsi delle campagne elettorali, pare essere definitivamente naufragato sotto le pressioni dell’opinione pubblica e della società civile, anche se il primo ministro Sanader ne ha recentemente ribadito l’importanza e ha sottolineato altresì la necessità della costituzione del gigantesco Pan European Oil Pipeline, un complesso che deve servire a far viaggiare il petrolio dalla Romania a Trieste via Croazia.

La Regione Marche ha già implementato, in collaborazione col governo croato, l’iniziativa Damac (Difesa Ambientale del Mare Adriatico e Comunicazioni), che comprende diversi progetti atti a promuovere l’armonizzazione delle norme ambientali e a fornire un adeguato addestramento agli operatori ambientali.

Copyright © Università degli studi di Macerata