La foto del mese
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di Chiara Fonzi
Nell'estate del 2006 nasce il piccolo Riccardo (nome di fantasia). Dimesso come sano da un ospedale marchigiano, in realtà ha un tumore che attacca entrambi gli occhi, il retinoblastoma bilaterale, non diagnosticato.
Nessuno screening oculare preventivo svolto o prescritto, i genitori si accorgono della malattia per puro caso, perché hanno la sensazione che qualcosa non vada. Inizia il calvario, con viaggi a chilometri da casa verso i maggiori ospedali nazionali, per tentare di risolvere il problema. Nonostante gli sforzi, i dottori riescono appena in tempo a salvare solo uno dei due occhi del piccolo (l'altro verrà tolto), che all'età di 4 mesi ha già diverse chemioterapie alle spalle, altrettante di fronte.
Non è il primo caso marchigiano di neonato con problemi alla vista non diagnosticati, dalle conseguenze drammatiche.
L'anno prima, per esempio, nasceva Edoardo, anche lui dimesso come sano. In realtà ha un glaucoma, una malattia che può causare lesioni non reversibili agli occhi, ma i genitori lo scopriranno solamente più tardi, di nuovo fortuitamente, in quanto anche in questo caso non sono effettuati o prescritti screening oculari.
Ancora: nello stesso anno, nella stessa regione, Alessandro viene reputato un neonato sano dai dottori e dimesso con la mamma dall'ospedale. A tre mesi dal rientro a casa, il medico che si occupava della radiografia di routine alle anche del bimbo consiglia ai genitori una visita oculistica completa. Anche qui scatta la corsa: i genitori scopriranno che il loro bimbo ha la cataratta congenita e poiché questa interferisce con lo sviluppo della funzione della vista il neonato va operato al più presto. Superato il quarto mese, infatti, difficilmente il piccolo, anche se operato, può avere una vita normale.
Si poteva evitare?
In tutti e tre i casi sarebbe stato sufficiente osservare l'occhio dei piccoli illuminato da un fascio di luce e controllare la presenza di un riflesso rosso con l'oftalmoscopio (strumento inventato addirittura nel 1850). Questo esame viene chiamato appunto "del riflesso rosso" ed è in grado di svelare la possibile presenza (da accertare poi con esami specialistici) di problemi agli occhi, quali la cataratta, il glaucoma, il retinoblastoma, le anomalie retiniche e le malattie sistemiche con manifestazioni oculari e forti errori di rifrazione.
Sono tutte malattie che attentano alla vista e - nei casi più gravi - alla vita dei bimbi appena nati, ma che se curate in tempo consentono una ripresa migliore ed una vita normale a chi ne è affetto.
Già da anni l'American Academy of Pediatrics consiglia assolutamente l'esame del riflesso rosso, sia nel periodo neonatale, che nelle visite pediatriche successive e secondo l'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, il 75% della cecità negli adulti sarebbe evitabile con la prevenzione nei bambini...
Da qui "Occhi negli Occhi"
Leggendo le loro storie sui quotidiani locali queste neofamiglie si sono conosciute e ritrovate. Hanno condiviso le loro brutte esperienze ed a loro tre se ne sono aggiunte altre, poi altre.
Così un anno fa è nata l'associazione "Occhi negli Occhi", perché "gli occhi degli adulti dovrebbero vegliare su quelli dei bambini"s, spiega uno dei papà.
"L'associazione vorrebbe che questo esame del riflesso rosso non fosse lasciato alla coscienza dei medici, ma che fosse obbligatorio in tutta la regione, in tutta Italia, perciò si muove per informare l'opinione pubblica: il primo passo è stata l'apertura del sito web www.occhinegliocchi.org, la speranza che guida l'associazione è che le istituzioni scelgano di entrare in prima linea, perché queste drammatiche storie non vengano vissute da altre famiglie".