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La foto del mese

Walking in Dublin
Passeggiare (e lavorare) in Irlanda. (Foto di Maria Rita Sciarrone)

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Non siamo mai stati sulla luna

15-09-2009

di Maria Rita Sciarrone

Mentre tutto il mondo celebra il quarantesimo anniversario del primo uomo sulla luna, sul web – e non solo - circola da tempo una teoria che ritiene la missione più celebre di tutti i tempi un’autentica bufala. Secondo questa versione, le esplorazioni sul nostro satellite non sono mai avvenute: le immagini e i video che le documentano sarebbero stati girati in uno studio cinematografico e usati come mezzo per combattere la propaganda sovietica.

Il tutto sarebbe avvenuto con un regista d’eccezione, Stanley Kubrick, che solo un paio d’anni prima aveva diretto “2001 Odissea nello spazio”. Ma andiamo per ordine. Il sostenitore per eccellenza di questa teoria è Bill Kaysing, responsabile dal 1956 al 1963 delle pubblicazioni tecniche per il Dipartimento di Ricerca della Rocketdyne - fornitrice dei razzi per gli Apollo. Kaysing nel 1976 scrisse un libro dal titolo inequivocabile: “We never went to the moon”. Fu proprio il dipartimento in cui lavorava a svolgere uno studio di fattibilità sulle missioni degli astronauti sulla luna, dando una probabilità di successo dello 0,0017 per cento. Poco dopo questa ricerca, nel 1967, tre astronauti morirono in un incendio sulla rampa di lancio e prima di questo si erano susseguiti altri incidenti. Appare strano che solo due anni dopo furono realizzate con successo missioni su missioni.

Kaysing ravvisò numerose anomalie nelle pubblicazioni Nasa. La prima riguarda la mancanza di stelle nelle fotografie: è noto a molti che, in assenza di atmosfera, le stelle dovrebbero essere maggiormente visibili. Un’altra anomalia riguarda le macchine fotografiche di cui disponevano gli astronauti. Macchine le cui pellicole, senza protezione, avrebbero dovuto danneggiarsi irreparabilmente, a causa di una temperatura pari a 250° F. Ma quello che non convince è l’impressione generale sulle foto e sugli strumenti usati, considerati dai “complottisti” improbabili e raffazzonati. Inoltre, nessuno ha mai visto un ammaraggio degli astronauti di ritorno dalle missioni e sembra strano che gli Stati Uniti in piena guerra in Vietnam siano riusciti a investire tutte queste risorse per una missione che non era prioritaria.

Per non parlare dei video originali della missione, di cui era stata fatta richiesta circa tre anni fa: a quarant’anni dall’allunaggio, la Nasa, e in particolare l’esperto di comunicazioni al Goddard Space Flight Center, Richard Nafzger, ha ammesso che i documenti potrebbero essere stati accidentalmente perduti. Viene da domandarsi come sia stato possibile che dei documenti di così grande importanza si siano volatilizzati. In sostanza, secondo Kaysing le cose sono andate più o meno così: gli astronauti Armostrong, Aldrin e Collins non partirono mai, ma vennero accompagnati sul luogo delle riprese, una base nel deserto del Nevada adibita per l’occasione. Il razzo Saturn V concluse la sua corsa vicino alle coste dell’Antartide mentre gli astronauti furono lanciati dopo le riprese da un aereo militare a bordo di una capsula, che ammarò nel sud del Pacifico.

L’equipaggio venne, poi, messo in quarantena, dove sarebbe stato adeguatamente istruito. Ad oggi, infatti, l’atteggiamento di Aldrin e Armstrong risulta almeno sospetto: il primo ha avuto problemi di alcolismo e un forte esaurimento a causa del quale fu ricoverato per diversi anni; il secondo si chiuse in un silenzio pressoché totale subito dopo i festeggiamenti. Chi non avrebbe voglia, dopo un’impresa storica per l’umanità, di parlarne con chiunque gli chiedesse di raccontargliela?

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