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di Francesco Barbabella
Qualche giorno fa degli amici mi hanno segnalato una questione. Nelle battute finali della di “Porta a porta” del 19 gennaio scorso (http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiUno-PortaaPorta%5E15%5E176578,00.html), Vespa ha fatto il seguente invito ad alcuni studenti liceali presenti come pubblico in studio: “Abbiamo bisogno di ingegneri, abbiamo bisogno di tecnici importanti. Una sola preghiera: non vi iscrivete a scienze della comunicazione, non fate questo tragico errore, che paghereste per il resto della vita”.
Vespa si appella ai giovani affinché non facciano una scelta tragica, sconsiderata a suo dire, quella di andare a studiare scienze della comunicazione. Un discorso del genere è profondamente sbagliato, per due ragioni principali. Nella forma, perché non ha alcuna attinenza con i temi trattati durante la puntata. Nella sostanza, perché è un’opinione personale che denigra, senza alcuna motivazione e prova, durante un pubblico servizio, i cittadini e gli stessi fruitori del servizio pubblico.
Spiacente ammetterlo, ma Vespa non può permettersi di dire quello che ha detto. Trent’anni di televisione possono dare diritto al lavoro ed alla visibilità di cui gode, ma devono essere accompagnati anche dalla responsabilità di ciò che si afferma. Più che rivolgere appelli paternalistici ai giovani, Vespa si dovrebbe accorgere che il settore più incisivo nel prodotto interno lordo di un paese come l’Italia è il terziario: un settore dove pubblicità, marketing, comunicazione aziendale, sono voci tutt’altro che sconosciute, imprescindibili per qualsiasi impresa. Per non parlare del giornalismo, poi, che mantiene il suo appeal tra i giovani iscritti a scienze della comunicazione. Si inizia anche così, aprendo un blog o collaborando con giornali on-line, luoghi virtuali che costituiscono una vera palestra per la scrittura sul web (che è altra cosa dal trasportare il proprio articolo dalla pagina cartacea alla pagina internet), in cui certamente giornalisti pur affermati e profumatamente pagati non sono specializzati.
Persino la Rai, nei suoi prodotti di punta, presenta pecche inammissibili in ambito comunicativo. Possibile che una redazione storica come quella del TG1 abbia potuto concepire una così misera e terribile intervista al violinista Teofil Milenkovic (http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/) ? Questo musicista, già di fama internazionale, è un enfant prodige di soli nove anni che è stato ospite del TG1 nell’edizione delle 20 del 31 gennaio scorso. Domande insulse, assenza di qualsiasi motivazione della sua presenza in studio, regia approssimativa: siamo proprio sicuri che non servano persone in grado di orchestrare la complessità semiotica dei mezzi di comunicazione?