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di Maria Carmela de Dato
Puntata conclusiva della nostra inchiesta sul rapporto tra giovani e libri (leggi la prima, la seconda e la terza parte).
Francesca Tridente, neolaureata in Lettere e Filosofia all’Università di Macerata. Ventiseienne in cerca della sua prima occupazione professionale, incontrata per caso in libreria con numerosi libri già selezionati ed altri ancora da trovare, curiosa delle ultime uscite di cui ha già letto recensioni e commenti.
Come definisci il tuo rapporto con i libri?
Amoroso direi. Per me sono diventati una parte vitale, compagni stupendi. Se voglio capire qualcosa della vita, della storia, delle emozioni, di me stessa, so che leggendo posso trovare le risposte alle mie domande. Il mio è un rapporto coltivato e curato da anni. Ho iniziato a leggere da bambina. Leggevo i libri di mio fratello o i libri che mia zia puntualmente ad ogni occasione mi regalava. Uno dei primi libri che ricordo di aver letto e del quale conservo ancora un bellissimo ricordo è stato Il giornalino di Gianburrasca. L’ho letto durante le vacanze estive alle elementari. Durante il periodo dell’adolescenza per me la lettura è stata un’evasione da una realtà che iniziava a starmi stretta. Fisicamente non potevo viaggiare e i libri mi permettevano di fantasticare, di viaggiare in terre, mondi lontani e di passare da un’epoca all’altra. Questo mi appagava, mi trovavo a mio agio, trovavo le risposte alle mie inquietudini riuscendo ad entrare in dialogo con me stessa e così soddisfacevo le mie curiosità.
C’è stato un periodo in cui leggevo tutto, anche cose che a quell’età non potevo capire e che ho capito solo rileggendole in età adulta.
Generalmente, come avviene la scelta di un libro?
Attualmente ho acquisito una maggiore consapevolezza rispetto a qualche anno fa. Ci sono delle case editrici o delle collane particolari che mi piacciono particolarmente. In generale non cerco tra i best seller o tra le mode pubblicitarie del momento. Quando non conosco un autore, generalmente non mi fido molto di quello che c’è scritto sul retro della copertina e non mi faccio attrarre da un titolo accattivante, perché spesso ho preso delle bidonate. Normalmente lo sfoglio, leggo qualche pagina, seguo i consigli di amici fidati o lettori adulti che commentano il libro e poi mi lancio nell’acquisto.
Attualmente qual è il libro che hai sul comodino?
Ne ho parecchi: I codici del labirinto di Mosse Kate è un romanzo “va pensiero” che leggo principalmente per rilassarmi; poi ci sono Il mito dell’eterno ritorno di Mircea Eliade e Oscure madri splendenti di Luciana Percovich, libri “riflessione” sulla ricerca del senso delle cose e dell’agire umano ricchi dal punto di vista simbolico.
Cosa pensi in merito al consumo dei libri tra i tuoi coetanei?
Se dovessi analizzare gli ambienti che frequento dico che è vero che in Italia noi ragazzi leggiamo poco rispetto al resto d’Europa. Basti guardare le biblioteche, a parte quelle universitarie, in generale sono poco aggiornate, non hanno niente di nuovo, di contemporaneo, ma solo classici. Se si va all’estero è lampante vedere come i ragazzi seduti su una panchina nell’attesa di un autobus, o sui treni hanno un libro in mano, in Italia è facile vederli giocare col telefonino. Quella che forse manca è la cultura alla lettura, in Italia non si avverte l’esigenza di investire, su più fronti, sulla cultura. Mancano a monte delle idee o più semplicemente la volontà di voler fare tali investimenti. Basta fare un po’ di zapping tra le diverse programmazioni televisive: Per un pugno di libri è l’unica trasmissione per i giovani e sui libri.
Io inizierei dalla famiglia e lavorerei nelle scuole. Purtroppo mancano figure che aiutino a spiegare un libro, qualcuno che ti aiuti a leggerlo e che stimoli una qualche riflessione. A scuola molto spesso nell’ora di narrativa questo non si fa, viene adottato un libro per un intero anno scolastico e non c’è nessun adulto che accompagna i ragazzi durante la lettura. Un vero peccato.
Potresti consigliarci un libro?
E’ difficile rispondere a questa domanda, perché ne avrei tanti da consigliare. Ad un pubblico femminile consiglierei Cassandra e Medea di Christa Wolf, un libro sulle donne in quanto depositarie di saperi e proprio per questo molto spesso emarginate e private dell’esercizio di tale sapere. Ai miei coetanei consiglierei di leggere L’ospite inquietante di Umberto Galimberti, un libro bellissimo sui giovani in cui la filosofia nichilista incrocia il malessere, i sentimenti, i pensieri e le crisi esistenziali che ci appartengono. Un libro che coinvolge la famiglia, la scuola e che affronta diversi temi, come la droga, la musica, suscitandomi non poche riflessioni. (Fine)
Nella foto: Il lettore di Pastello a cera di Adolf Vallazza
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