| |

La foto del mese

Giovanni Allevi al piano di UniMc
Foto di Pixelmatica Macerata

Archivio »

Le elezioni regionali nelle Marche

03-07-2010

di Francesco Barbabella

Le elezioni regionali del 2010 hanno portato numerosi elementi di riflessione nella politica, sia a livello nazionale che locale. In particolare, è interessante andare a capire come è cambiato il voto dei marchigiani negli ultimi dieci anni nell’ambito delle elezioni regionali. Per fare questo prenderò in considerazione le ultime tre tornate elettorali: 2000, 2005 e 2010.

Un dato evidente è quello dell’affluenza alle urne, precipitata quest’anno al 62,8%. A livello di circoscrizioni, l’affluenza più alta è stata quella della provincia di Pesaro e Urbino con il 64,2% di votanti, mentre la provincia di Fermo ha fatto registrare il minore tasso di partecipazione (61,1%). Si tratta, in generale, di un calo di quasi dieci punti percentuali dalle elezioni del 2005, quando votò il 71,5% degli aventi diritto, con una punta del 72,9% a Pesaro e Urbino. Dal 2000 si è registrato, invece, un calo complessivo del 12% circa: dieci anni fa partecipò ben il 74,3% degli elettori, con distacchi minimi tra le varie province.

Per quanto riguarda i candidati alla presidenza, le votazioni hanno sempre visto prevalere il candidato di centrosinistra: Vito D’Ambrosio (2000) e Gian Mario Spacca (2005 e 2010) hanno riportato vittorie nette sui loro sfidanti. Il primo ebbe la meglio con il 49,9% dei voti nel 2000 su Maurizio Bertucci, candidato del centrodestra, fermatosi al 44,2%. Il secondo ha ottenuto vittorie ancora più larghe: nel 2005 ha superato Francesco Massi di quasi venti punti percentuali (57,7% contro 38,5%), mentre nel 2010 ha vinto su Erminio Marinelli con uno scarto del 13,4% (53,1% contro 39,7%).

Il dato più interessante del trend oggetto di esame, tuttavia, è il voto dato dai marchigiani ai singoli partiti. Per la prima volta, infatti, nel 2010 si è imposto un partito di centrodestra, il Popolo della Libertà (Pdl), come primo partito a livello regionale: con il 31,2% delle preferenze il Pdl ha superato il 31,1% dei voti in favore del Partito Democratico (Pd).
Nel 2000 il primo partito era quello dei Democratici di Sinistra (Ds) con il 26,8%, seguito da Forza Italia (Fi) al 19,6%, Alleanza Nazionale (An) al 16,2% e Rifondazione Comunisti Italiani (Rci) al 6,5%. Ininfluente la Lega Nord (appena lo 0,3%), mentre l’area centrista raccoglieva complessivamente un discreto numero di voti (Ppi-Udeur 5,3%; Cdu 4,9%; Ccd 3,5%).
Nel 2005 il partito dell’Ulivo arrivò al grande risultato del 40,1%: a differenza di altre situazioni sul territorio nazionale, dove i risultati furono inferiori alle attese, l’esperienza dell’Ulivo nelle Marche convinse gli elettori. Il centrodestra, in quel momento, perse voti rispetto alle precedenti elezioni regionali, con Fi al 18% e An al 12,9% (-1,6% e -3,3%). La Lega Nord e l’Italia dei Valori si mantenevano rispettivamente allo 0,9% ed all’1,4%: cinque anni più tardi le stesse formazioni avrebbero fatto un incredibile exploit, facendo eleggere per la prima volta dei propri rappresentanti al Consiglio Regionale in virtù del grande numero di voti ottenuti (6,3% la Lega, 9% l’Idv). Proprio i voti ottenuti dall’Idv nel 2010 hanno frenato l’affermazione del Pd nel territorio marchigiano, che subisce un netto calo dopo l’esperienza dell’Ulivo.

Altro motivo di cambiamento è stato l’affermarsi nel 2010 di un terzo polo, seppure fortemente minoritario, ma che ha saputo intercettare un numero di voti significativo: la lista che proponeva Massimo Rossi come presidente ha raggiunto il 7,1%, una cifra mai registrata negli ultimi anni in favore di un “outsider” (nel 2000 e nel 2005, mai oltre il 2,4% per liste al di fuori della logica bipolarista). In questo caso, Rci e Sinistra Ecologia e Libertà (6,4% totali), si sono probabilmente spartiti un elettorato di sinistra che negli scorsi anni era esclusiva prerogativa di Rci (6,5% nel 2000, 6,3% nel 2005).

Copyright © Università degli studi di Macerata