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La realtà dei giornali universitari italiani

18-06-2010

di Diego Cacchiarelli, Francesco Barbabella

Non c’è nessun dubbio che negli ultimi anni il giornalismo si sia insinuato in profondità nel tessuto organizzativo delle università, dando vita ad esperienze formative per gli studenti quali quelle dei giornali universitari. Si tratta di periodici che hanno una università come editore e una redazione interna alla stessa, che può essere composta in varia misura da professori, studenti e personale tecnico-amministrativo (ATA).

È difficile censire una realtà come quella dei giornali e periodici universitari in Italia a causa dell’elevato numero di università presenti sul territorio nazionale, il che richiederebbe di analizzare una ad una le singole realtà locali: un compito di fatto quasi improponibile. Tuttavia, si può cercare di tracciare un quadro generale della situazione. Sul territorio nazionale esistono almeno una ventina di giornali che rispondono alla definizione di giornale universitario data sopra e che sono reperibili on-line presso i siti degli atenei (versione on-line o in Pdf da scaricare).

La soluzione più utilizzata è quella della redazione fissa, composta da professori e personale ATA oppure da personale ATA (ufficio comunicazione) con un inserimento a vario titolo di studenti (come nel caso di Trento, Trieste e Siena). In quest’ultimo caso, va sottolineato come nella maggioranza dei casi l'inserimento non è funzionale ad una professionalizzazione degli studenti (ad esempio, il raggiungimento dei requisiti per l'iscrizione all'albo dei giornalisti pubblicisti), bensì si tratta di un semplice momento formativo senza ulteriori implicazioni.

In generale i periodici universitari costituiscono una realtà molto eterogenea. Dal punto di vista contenutistico, buona parte di questi offrono solo contenuti di natura istituzionale o comunque legati alla vita interna dell’ateneo. Questa è la situazione di tutti i giornali gestiti dagli uffici di comunicazione: si vedano i periodici di Milano Bocconi, Venezia Ca’ Foscari, Verona e Pisa.
I giornali nati all’interno di master e scuole di giornalismo (Milano Cattolica del Sacro Cuore, Milano IULM, Torino, Teramo e Urbino), invece, spaziano su più fronti, trattando sia temi legati alla singola università, sia argomenti legati al territorio (economia, società, cultura), sia questioni di più ampio respiro nazionale e internazionale (eventi, attualità, critiche cinematografiche e musicali). Il limite di questi periodici sta nel fatto che la collaborazione è limitata agli studenti iscritti a quel determinato corso di studio.

Una simile differenziazione dei contenuti è presente anche nei periodici che, pur non essendo a diretto contatto con istituzioni giornalistiche, costituiscono comunque una palestra di scrittura per gli studenti. Si tratta di tutte quelle realtà che hanno un capo progetto fisso (solitamente un professore) e una redazione aperta agli studenti: in alcuni casi, l’università gestisce la redazione come un’esperienza formativa non tanto per il corso di studi (superamento esame, raggiungimento crediti, etc.), ma per una professionalizzazione individuale. Questo scopo è condiviso da giornali quali il nostro Cittāteneo di Macerata e altri come NumeroZer0 di Pisa, Roma Tre News di Roma Tre e Step1 di Catania.

Infine, esistono anche giornali gestiti autonomamente da associazioni studentesche e finanziate indirettamente dalle università attraverso i fondi per le attività culturali. Gli esempi più famosi e di successo sono: Tascapane (Ferrara); Orizzonte Universitario, Acido Politico e Vulcano (Milano); Inchiostro (Pavia); Universitarea (Firenze); Energie9 (Roma). Questi periodici sono affrancati da politiche editoriali precise, anche se solitamente mantengono una divisione tra i temi legati alla “città” e quelli connessi all’“ateneo”. L’offerta contenutistica è ampia e spazia dall’attualità alla cultura, dalla politica agli spettacoli, con incursioni sia in ambito nazionale che internazionale.

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