La foto del mese
Foto di Pixelmatica Macerata

| Home | In Evidenza | In Ateneo | Costume e Società | Cultura e Spettacolo | Scienza e Tecnologia | Viaggi ed itinerari | Sport |
di Ilenia Paciaroni
“Calvino ha rappresentato per la letteratura italiana forse l’ultimo grande autore riconosciuto anche a livello internazionale. È stato inoltre un punto di riferimento per gran parte degli scrittori successivi, che si sono ispirati a lui per quella sua idea di letteratura, legata alla scrittura come pulviscolo, leggerezza, ente astratto, gioco di codici, possibilità di strutturare il mondo attraverso un segno”. Inizia così la conversazione con il Prof. Andrea Raffaele Rondini, docente di Forme della comunicazione letteraria all’Università di Macerata, sulla figura dello scrittore Italo Calvino, di cui ricorrono i 25 anni dalla morte proprio nel 2010. “Faccio riferimento soprattutto al ‘secondo’ Calvino, che comprende gli scritti dagli anni Settanta e Ottanta, in cui la scrittura riflette prevalentemente su se stessa e il mondo si fa sempre più rarefatto. Attualmente si avverte una certa insofferenza verso questa concezione, perché in essa si vede una tendenza ad esasperare l’importanza del codice rispetto a quella della realtà. Tuttavia non si può non vedere un amore e una conoscenza sterminata per la parola. A differenza di altri, inoltre, Calvino da letterato ha parlato di letteratura e questa non è una banalità. È importante quindi ricordarlo, perché ha considerato la parola e la scrittura, il libro e la letteratura, come punti di riferimento non solo per scrivere ma anche per vivere.
Qual è la situazione della letteratura contemporanea e quali autori considera particolarmente interessanti?
Dato che il discorso potrebbe essere molto lungo, mi soffermo su due aspetti: il primo è relativo al fatto che nella letteratura contemporanea, non solo italiana, c’è una grandissima presenza sul mercato editoriale dei generi legati al noir e al poliziesco. Questi ci sono sempre stati, ma solo oggi incontrano un successo di mercato molto ampio che, paradossalmente, causa problemi di identità e di sopravvivenza, perché da un lato possono portare all’assuefazione, dall’altro alla perdita di originalità. Alcuni studiosi sostengono che ciò dipende dal fatto che il mondo contemporaneo ha bisogno di verità e cerca in questa narrazione un percorso di tipo veritativo.
Il secondo aspetto è diventato visibile negli ultimi anni e riguarda l’idea della letteratura come responsabilità. La scrittura si fa carico di una dimensione che concerne l’alterità, il sociale, il civile, il mondo. La parola veicola l’attenzione verso chi è diverso da noi, chi soffre, chi combatte per le lotte sociali e per l’ambiente. Penso ad Eraldo Affinati e a “La città dei ragazzi”. Legato a questi due temi, implicitamente c’è il concetto della perdita della differenza tra ciò che è vero e ciò che è falso. L’esperienza diretta delle cose è molto limitata, la nostra conoscenza del mondo è spesso mediata e virtuale. Ci sono varie forme di virtualità che minano la capacità dell’uomo di fare esperienze dirette e queste tematiche si ritrovano anche nei romanzi di Walter Siti.
Come evolverà il mondo dell'editoria tradizionale anche in rapporto a quella digitale?
Il libro cartaceo è uno strumento formidabile e approntato in modo pressoché perfetto, perché può essere utilizzato in varie situazioni della vita e per diverse finalità: il libro tradizionale, nella sua veste di supporto alla lettura, ha un appeal molto forte per il lettore medio comune, ed anche per lo studioso specialista. Tuttavia le risorse dell’editoria digitale sono in crescita. Consideriamo ad esempio l’e-book di cui tratta diffusamente Gino Roncaglia nel volume “La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro”. Il fatto che sia legato ad una tecnologia ben precisa, rende la disponibilità dei testi attualmente molto inferiore a quella del patrimonio cartaceo, ma è un segmento in grande sviluppo che vede protagonisti anche gli ultimi progressi della telefonia mobile. Per quanto riguarda l’editoria digitale, ci sono numerose proposte on line che costituiscono un universo magmatico e molto articolato. Sono due forme che al momento convivono; anche quella digitale può offrire opportunità interessanti nella ricerca e nello studio. Mi auguro che l’editoria digitale si sviluppi ulteriormente, ma gli stessi esperti mettono in luce alcuni punti di criticità, che ancora non sembrano del tutto superati.