La foto del mese
Foto di Pixelmatica Macerata

| Home | In Evidenza | In Ateneo | Costume e Società | Cultura e Spettacolo | Scienza e Tecnologia | Viaggi ed itinerari | Sport |
di Marco Luzzi
“Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge” (1Cor; 14, 34). A scrivere questo diktat, che pare grondare del più bieco machismo, altri non è se non Paolo di Tarso, Apostolo delle genti. Citazioni simili sono state strombazzate a più non posso fin dagli albori della critica alla religione cristiana, ma erano già piuttosto consumate, perché i maschilisti di ogni risma se ne erano serviti nei 17 secoli precedenti per tentare di sottomettere l’altra metà del cielo, Bibbia alla mano.
Ci sono cristiani maschilisti? Sì. Il Cristianesimo è maschilista? Vediamo.
Cominciamo dal Principio, in cui Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, “maschio e femmina lì creò” (Gen; 1, 27), chiarendo subito che la differenza di genere è una mera questione fisica. Anche in Genesi 2 la donna viene tratta dal fianco di Adamo, proprio perché uguale a lui, e non dalla proverbiale costola: la parola ebraica usata è, infatti, la stessa con cui viene designato il lato del Tabernacolo, che naturalmente non ha una cassa toracica. Eva nasce, secondo i dettami dell’Eterno, come “aiuto” di Adamo (Gen; 2, 18), ma ogni tentazione di usare questo termine (ezer) come un qualcosa che indichi implicitamente subordinazione cade quando l’aggettivo è usato, come nel Libro dell’Esodo, in riferimento a Dio stesso (Eso; 18, 4).
Tutto l’Antico Testamento, poi, è popolato da figure femminili di spicco come Debora, Giudice d’Israele (Giudic; 4, 4); una pletora di profetesse, come per esempio Culda (2Re; 22, 14); e addirittura due libri della Bibbia sono interamente dedicati a delle donne: Ruth ed Ester.
I vangeli descrivono una società, quella ebraica del I secolo, in cui lo iato fra i comandamenti di Dio sulla parità fra uomo e donna e i comportamenti del corpo sociale sono al massimo grado, una società nella quale, fuori del matrimonio, è proibito anche solo toccare gli appartenenti al sesso opposto. L’episodio più famoso e senza dubbio quello dell’adultera condannata alla lapidazione: non è che non esistessero uomini che tradivano le loro mogli, è che semplicemente non venivano puniti per questo. Gesù, senza proferire nemmeno mezza parola di condanna nei confronti dell’imputata, disperde la folla sovraeccitata dalla sete di sangue chiedendo semplicemente di procedere al massacro, ma solo a chi fosse del tutto esente da colpe o mancanze personali.
Il cristianesimo deve presto affrontare la sfida della diffusione in seno alla cultura romana, in cui irrompe con irruenza a modificare inevitabilmente i rapporti fra padre e figlio, padrone e schiavo e, naturalmente, moglie e marito. È bene ricordare che nell’antica Roma moglie e figli erano considerati una semplice proprietà privata del pater familias, che poteva disporre di loro liberamente.
La religione cattolica ha l'abitudine di essere razionale fino in fondo, e non stupisce pertanto che sia il Vaticano stesso, nel 1974, a chiarire che se è vero che Paolo scrisse quello che ha scritto in quanto ebreo del I secolo, sulla questione di genere “lo Spirito Santo ha condotto la cristianità contemporanea, unitamente al mondo moderno, ad una intelligenza migliore nelle esigenze morali del mondo delle persone. Anche se non si potesse indicare che questo unico esempio negli scritti del Nuovo Testamento, ciò basterebbe a dimostrare che, per quanto concerne i giudizi di valore e le direttive in materia di precetto particolare del nuovo testamento, il problema d'interpretazione ermeneutica non può essere evitato”.