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La Babele europea: un continente senza confini

17-05-2010

di Francesco Barbabella

Se l’Unione Europea evita il problema di definire i confini del nostro continente, altre organizzazioni promuovono una larga cooperazione che punta ad inglobare tutto ciò che, in potenza, può essere posto sotto la bandiera europea. Talvolta confuso con altre istituzioni (come il Consiglio Europeo o la Commissione Europea), il Consiglio d’Europa è una organizzazione intergovernativa parallela all’Ue che conta ben 47 membri: oltre i 27 Stati dell’Ue, quelli balcanici (Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia e Albania), l’Islanda, la Norvegia, la Svizzera, la Turchia, i Paesi caucasici (Armenia, Azerbaijan e Georgia), l’Ucraina, la Moldova e la Russia, nonché i vari micro-Stati disseminati nel continente (Andorra, Liechtenstein, Monaco e San Marino). In pratica, quasi tutti i Paesi che sotto un certo profilo (geografico, politico, storico o culturale) possono identificarsi nel nome Europa.
Quasi tutti. Perché, per scelte interne, la Bielorussia e lo Stato del Vaticano non ne fanno parte, pur essendo membri, insieme agli altri Stati del Consiglio d’Europa, dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce): istituzione, questa, che accoglie anche i Paesi dell’ex Unione Sovietica dell’Asia centrale (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan), nonché Canada e Stati Uniti d’America.

Trattandosi di sicurezza, è logico che dell’Osce facciano parte Paesi confinanti o che abbiano un ruolo importante nella sicurezza della grande regione euroasiatica. Come il Kazakistan, il quale, forse, qualche pretesa in più la può avanzare rispetto ai suoi vicini centro-asiatici: anche se, collocandosi tra il fiume Volga e la Cina, i dubbi su cosa possa condividere con l’idea di Europa ci sono. Eppure, apparentemente lontano, storicamente e culturalmente, il Kazakistan è ritenuto così vicino che l’Unione delle Federazioni Calcistiche Europee (Uefa) ha accettato nel 2002 la sua affiliazione: i club e le squadre nazionali kazache partecipano di diritto a tutte le competizioni europee. Situazione simile per Israele, il quale è stato ammesso dal 1994 ai tornei continentali: più che un criterio geografico, in questo caso ha influito il suo profondo legame culturale, nonché economico e politico, con i Paesi occidentali.

Si potrebbe continuare parlando dei vari arcipelaghi in giro per il mondo che dipendono, in varia forma, da nazioni europee (soprattutto Francia e Regno Unito), dei dipartimenti d’oltremare francesi (come Guadalupe, Guyana Francese, Martinica e Reunion), delle enclavi nordafricane (le spagnole Ceuta e Melilla) e delle regioni semi-autonome danesi (Isole Fær Øer e Groenlandia): tutti questi territori allargano i confini dell’Europa, costituendo la periferia caotica di una metropoli multiculturale senza un centro determinabile una volta per tutte.

Ritrovarsi in una simile Babele europea non è semplice. Forse, però, non è necessario porre limiti a questo strano mescolarsi di conformazioni geografiche, evoluzioni storiche e pratiche culturali: se l’Europa ha un senso, è quello di appartenere all’immaginario collettivo, di essere un’idea polimorfa, confusa forse, ma capace di abbattere le barriere nazionali e di renderci partecipi nella costruzione di una società veramente multiculturale. (seconda parte, fine). 

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