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L’olio senza cuore

17-07-2009

di Marco Luzzi

L’olio di palma è un ingrediente fondamentale della gran parte degli alimenti presenti sugli scaffali del supermercato, dalle merendine alle zuppe in scatola passando per le salse e la Nutella, ma anche dei saponi e dei prodotti per la persona. Costituisce una valida alternativa al petrolio, e qualcuno se lo mette pure sulle ferite aperte, vantandone le proprietà antisetticemiche. Per le multinazionali che ne hanno scoperto i molteplici utilizzi è la pietra filosofale, però fa male a noi e fa malissimo all’ambiente.

Le piantagioni di palme hanno bisogno di spazio e i paesi produttori non hanno esitato a dare in pasto alle fiamme aree vastissime di foresta, aggravando il danno all’ecosistema con una produzione record di anidride carbonica: per avere un’idea della portata del fenomeno basti pensare che l’Indonesia, il maggior produttore di olio di palma, è il quarto emettitore mondiale di gas serra.

Le multinazionali operanti nell’arcipelago, con il placet del governo di Jakarta, hanno distrutto dal 1990 più di 28 milioni di ettari di torbiera e foresta pluviale, in uno scempio ambientale di proporzioni tali da riuscire a svegliare l’ecologicamente sonnacchiosa Onu, che ha fissato la messa da requiem per il polmone verde asiatico per l’anno 2020.
Tutto questo è accaduto e accade nel trionfo dell’ipocrisia generale, perchè i gruppi economici impegnati della produzione di olio di palma imbiancano i loro sepolcri con la vernice ecologista, elogiando senza posa la presunta ecocompatibilità della loro merce. La capitale di questo perverso kulturkampf è la Malesia, che mentre, bruciava via il Sarawak e violava i diritti umani delle popolazioni indigene residenti per produrre biodisel, cantava le lodi di questa meravigliosa alternativa al combustibile fossile in maniera così poco credibile da farsi sanzionare per pubblicità ingannevole dall’authority inglese.

L’altro fronte nel campo della battaglia dell’olio di palma sono le nostre coronarie: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che esistono prove convincenti che il consumo di olio palmitico aumenta il rischio di malattie cardiovascolari. Il Comitato di promozione dell'olio di palma malese (ci risiamo!) non ha battuto ciglio, replicando che dopotutto non esistono le condizioni sufficienti per per elaborare linee guida globali sul consumo di olio di palma, e per soprammercato ha citato uno studio cinese che dimostrerebbe come l'olio di palma aumenti il livello di colesterolo "buono" (HDL) e riduca il colesterolo "cattivo" (LDL). Se lo dicono loro...

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