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Iran, la protesta e la speranza

25-06-2009

di Marco Fiori

L’opinione pubblica internazionale, specialmente quella che si incontra e che si informa sui cosiddetti “social networks” (Facebook, Twitter ecc), è interessata in questi giorni dagli avvenimenti importanti e sanguinosi che stanno coinvolgendo e sconvolgendo l’Iran. Dopo le contestante elezioni, che hanno riconfermato alla presidenza Mahmoud Ahmadinejad, controverso “leader” dell’ala maggiormente militarista e oltranzista del regime “repubblican-teocratico” in auge dal 1979, la popolazione iraniana – specialmente i giovani, dinamici e istruiti, e le donne, parte importante della società e assai meno sottomesse di quanto creda certa “vulgata” – sta vigorosamente manifestando l’esigenza di democrazia e libertà.

Le dimostrazioni, che fanno riferimento ai candidati “riformisti” – sempre all’interno del sistema di potere – Mir Hossein Moussavi e Mehdi Karroubi, stanno trascendendo la pura e semplice denuncia dei numerosi brogli elettorali per rivendicare una società più aperta.

Sepideh, studentessa dell’Accademia di Belle Arti della nostra città, riporta le voci dei familiari che narrano – oltre la “cappa mediatica” imposta dal potere della sedicente repubblica islamica, particolarmente zelante nella repressione verso i giornalisti e i “bloggers” portatori di libere informazioni – la sanguinosa repressione messa in atto dalle milizie dei “pasdaran” e “basiji”, affiancati in qualche caso da esponenti afghani, libanesi e palestinesi legati ad Ahmadinejad. Il discusso presidente sembra non dar seguito al suo slogan elettorale “Ogni iraniano conta. Noi vogliamo bene a tutti”. Le proteste comunque continuano, nonostante le minacce del regime.

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