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di Ilenia Paciaroni
In Italia il tasso di rendimento privato dell’istruzione è pari all’8,9% a fronte dei valori riferibili a investimenti finanziari alternativi, calcolati nel periodo 1950-2000, come la media annuale del rendimento lordo di un investimento azionario pari al 5,2%, la media del rendimento dei titoli pari all’1,9% e la media di un portafoglio del 3,6%.
Ad affermarlo è lo studio “I rendimenti dell’istruzione” curato da Federico Cingano e Piero Cipollone per conto della Banca d’Italia e pubblicato nel settembre del 2009. In questa analisi gli autori si propongono di discutere “i principali fondamenti teorici alla base del calcolo dei rendimenti dell’istruzione e confrontano le stime disponibili per l’Italia (e le sue regioni) con quelle per i principali paesi sviluppati”.
Dall’indagine emerge come il tasso di rendimento privato dell’istruzione sia lievemente superiore nelle regioni meridionali, dove raggiunge il 9,1%, per due fattori: il maggior reddito da lavoro e la maggiore probabilità di occupazione. Grazie all’aumento della scolarizzazione, infatti, è possibile ridurre la non-occupazione.
Gli autori dedicano, inoltre, una parte della loro analisi al rendimento sociale dell’investimento in istruzione, stimato attorno al 7%. Nel Sud, eccetto Abruzzo e Molise, tale valore raggiunge quasi l’8 per cento e supera addirittura quello derivante dall’investimento in infrastrutture. Gli effetti positivi dell’istruzione per la vita sociale non si fermano qui: una maggiore istruzione della forza lavoro accresce la produttività totale dei diversi fattori della produzione e favorisce l’adozione delle innovazioni tecnologiche; si riducono gli incentivi a delinquere; aumenta l’importanza della prevenzione e diminuiscono, quindi, i comportamenti a rischio dal punto di vista della salute; si assiste ad un maggior grado di libertà politica nell’organizzazione sociale.
Tutto questo ha ripercussioni positive anche a livello fiscale perché, se è vero che aumenta la spesa pubblica per innalzare il livello di istruzione, nel tempo tale aumento viene compensato dal crescere delle entrate fiscali, a parità di struttura di prelievo, e dalla riduzione dei costi derivanti dall’aumento del tasso di occupazione.