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di Marco Luzzi
La questione della meritocrazia, in Italia, è talmente inflazionata da aver perso quasi ogni significato; è diventata una specie di mantra, una di quelle giaculatorie indiane che i fedeli masticano all’infinito per superare lo stato cosciente. Eppure, che il Paese soffra la mancanza di una vera mobilità sociale, che non sia solo il frutto di cambiamenti strutturali, è un dato che emerge da ogni ricerca effettuata in questo senso e non può essere ignorato.
Nello stivale, più che le doti personali, è ancora la classe di appartenenza la variabile che influisce maggiormente sulle possibilità di un giovane: i dati Istat, vagliati dall’associazione Italia Futura (www.italiafutura.it/default.aspx) di Luca Cordero di Montezemolo, mostrano come solo il 10% dei giovani italiani con il padre non diplomato riesca a laurearsi, contro il 35% dei francesi e il 40% degli inglesi.
Il ritratto che emerge dallo studio è medievale: “il 44% degli architetti è figlio di architetti, il 42% dei laureati in giurisprudenza è figlio di laureati in giurisprudenza, il 40% dei farmacisti è figlio di farmacisti e così via”; il mestiere passa di padre in figlio per via ereditaria, producendo immobilità e frustrazione nei giovani, cui arriva il messaggio “impegnati quanto vuoi, ma resterai dove sei”.
Quei pochi che riescono a uscire dalla casta in cui sono nati, poi, non hanno vita facile, se consideriamo che “in Italia il tasso di disoccupazione dei laureati è pressoché pari a quello dei diplomati, e il salario di ingresso di un laureato è pressoché lo stesso di un diplomato”. Tanta fatica per nulla, insomma.
Non è solo una questione di soldi: la ricerca degli statunitensi Betty Hart e Todd Risley ha dimostrato che un bambino di una famiglia agiata ascolta in media 2153 parole all’ora, rispetto alle 616 di un suo coetaneo meno abbiente (uno svantaggio lessicale di 30 milioni di parole in tre anni), che come se non bastasse capta frasi scoraggianti due volte di più del figlio di un professionista il quale, a sua volta, viene spronato positivamente dieci volte tanto.
A mancare è la garanzia di un accesso non discriminato alle opportunità di ascesa sociale, la presenza di meccanismi che mi consentano di giocare le mie carte senza guardare se sono il figlio di mio padre o Cavaliere Kadosh dell’Ordine Antico e Accettato.
Italia Futura propone quindi di istituire un Fondo Opportunità, grazie al quale ogni cittadino italiano possa ricevere alla nascita e alla conclusione di ogni anno scolastico (sulla base del reddito e del merito) un assegno, che sarà depositato in un conto bancario nominale bloccato fino al conseguimento del diploma. I ragazzi più bravi si troveranno così con 20 mila euro in mano (cifra che potrà essere raddoppiata con la richiesta di un prestito agevolato) che avranno l’obbligo di investire per la loro formazione (per iscriversi all’Università dei sogni e non semplicemente a quella meno costosa) o per la loro occupazione, magari per avviare quell’attività che non avrebbero modo di far partire da soli.