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di Marco Luzzi
Alla Facoltà di economia dell’Università di Macerata l’ex pm Gherardo Colombo ha presentato il suo libro “Sulle regole”, edito da Feltrinelli, nell’ambito dell’iniziativa “I sapori della legalità”, organizzata da Slow Food e dall’associazione Libera con il patrocinio del Comune di Macerata.
“Sulle regole” è una riflessione a tutto tondo sui concetti di legalità e di giustizia, raccontati da un uomo che ha dovuto confrontarsi con essi per oltre tre decenni, impegnato nei grandi processi che hanno segnato la storia del nostro paese: l’inchiesta sulle attività della loggia P2, il delitto Ambrosoli, Mani Pulite, i processi Imi-Sir, Lodo Mondadori e Sme.
Colombo apre le nostre menti alla riflessione mostrandoci come “giusto” e “legale” non siano necessariamente categorie sempre sovrapponibili, perché non tutto quello che è legale è anche giusto, delineando i profili di due società opposte ed in lotta tra loro, una “verticale” dominata da un darwinismo sociale in cui si è arroganti con “chi sta sotto” e sottomessi con chi “sta sopra” e una società “orizzontale”, in cui il rispetto ed il riconoscimento della fondamentale eguaglianza fra gli individui sono la base di una convivenza priva di dominazione, libera nel senso più pieno del termine.
E qui troviamo due sorprese. Primo: i due modelli di società non sono in competizione fra loro dall’inizio dei tempi, ma è la società orizzontale che lotta e cresce con l’uomo per affrancarsi dal suo stadio primevo e bestiale, il modello verticale. Secondo: non c’è nessun disegno più o meno esplicito di conservazione del potere a difendere il modello verticale, siamo noi stessi a consentirgli di vivere quando facciamo le nostre scelte morali giorno per giorno. Le piccole cose: la fattura dell’idraulico, lo scontrino, il parcheggio abusivo… il diavolo si nasconde nei dettagli e a poco vale scaricare la colpa sui pubblici modelli: li abbiamo scelti noi, un perché ci sarà.
È nel ripercorrere i fatti di Mani Pulite che l’ex magistrato chiude il cerchio con un’interpretazione assolutamente originale e totalmente credibile: il processo non si è arenato perché il potere si proteggeva o perché era tutto una montatura delle “toghe rosse”, ma si è bloccato quando oltre ai personaggi eccellenti ha cominciato a coinvolgere il vigile urbano corrotto, il genitore che paga la bustarella per evitare al figlio il servizio di leva, le persone comuni, noi.
I cittadini pronti a linciare i politici si sono visti nudi e nessuno ha più detto una parola. Niente segnalazioni, niente processo.
Abbiamo chiesto a Gherardo Colombo se ritiene che nel nostro Paese sia più difficile far rispettare le regole oppure porre le basi per un dibattito aperto e imparziale sulle regole stesse.
“Le regole si rispettano se ci si ragiona sopra e si arriva a comprendere quali sono quelle che ci fanno vivere meglio, e che queste ultime vanno osservate. È attraverso la condivisione che si arriva ad un generale rispetto delle regole. Dopotutto non bisogna dimenticare che il sistema della giustizia penale è stato inventato per coloro che violano le norme in maniera marginale, per una piccola parte della società. O si cambiano le regole o si riflette sull’utilità di quelle che ci sono".