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Elezioni rettore, i candidati rispondono ai ricercatori

01-06-2010

di Giorgio Cipolletta

Dopo l’invio della lettera aperta da parte dei ricercatori dell’Università di Macerata ai candidati rettore, oggi nell’Aula Magna dell’Ateneo si è svolto un faccia a faccia tra i due papabili alla corsa alle prossime elezioni del 9 giugno.
Luigi Lacchè e Antonella Paolini hanno risposto ai punti indicati nel documento firmato dalla maggioranza dei ricercatori dell’Ateneo. A moderare il dibattito a rappresentanza dei ricercatori era presente il Prof. Gennaro Carotenuto, studioso di storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze della comunicazione. Introducendo il dibattito, Carotenuto ha espresso, a nome di tutti i firmatari della lettera, l’esigenza di risposte chiare in merito ai problemi che investono la ricerca universitaria, richiamando l’attenzione sul rischio di avere dei laureati di serie B e sull’attacco odierno alla professione di ricercatore. L’invito proposto è stato quello di affermare la centralità vitale della ricerca nell’Università, disegnando un futuro condiviso e collaborativo per l’Ateneo.
Sei sono i punti indicati nella lettera ai quali a turno i candidati rettore hanno risposto.

Al primo punto relativo alla mancata presa di servizio di alcuni ricercatori che hanno vinto il concorso nel 2008, la prof. Paolini ha espresso e ribadito quello che aveva già pronunciato nel suo programma elettorale: il motivo delle mancate assunzioni si rintraccia nella non copertura di bilancio. Vi sarebbe, comunque, una sparuta possibilità di assumere questi ricercatori, perché, secondo la L. 1/2009 integrata con il DM 180/2008, ai concorsi banditi prima del mese di novembre 2008 non viene applicato il turnover del 50%, sempre, però, a patto di non superare l’incombente limite del 90% del Ffo destinato al pagamento del personale. Luigi Lacchè ha ricordato che i ricercatori in attesa di prendere servizio sono tre e ha sostenuto la buona scelta operata dal Senato Accademico, che ha permesso di utilizzare risorse certe del Miur e ha ricordato che l’assunzione dei ricercatori vincitori di concorso è già stata deliberata e che sono le Facoltà a dover indicare le proprie scelte. Resta sempre, comunque, il solito limite del 90% del Ffo.

Al secondo punto che richiedeva lo sblocco immediato della ricostruzione alla carriera, Luigi Lacchè è intervenuto ricordando che per legge il post-dottorato non rientra nella ricostruzione della carriera e che, invece, il Miur ha permesso agli atenei, nella loro autonomia, che gli assegnisti di ricerca siano assimilati ai ricercatori e che l’Università di Macerata è nelle condizioni di riconoscere questa fase professionale nella ricostruzione della carriera. Lo stesso discorso vale per le attività di ricerca all’estero, anche se l’iter per il riconoscimento è più complesso. Lacchè ha, inoltre, sostenuto la necessità di una revisione per quanto riguarda i dottorandi di ricerca, un settore, a suo parere, in cui si spende più del dovuto. Antonella Paolini, ha ribattuto precisando che la costruzione delle carriere rimane un aspetto delicato. Anche la docente ha specificato che la ricerca svolta all’estero può essere riconosciuta passando attraverso il Cun (Consiglio universitario nazionale), tramite una procedura lunga e complessa, mentre per gli assegni di ricerca, il Collegio dell’Università di Macerata non si è ancora espresso, al contrario del Miur e della funzione pubblica che si sono detti favorevoli, mentre per le borse post-dottorato l’Ateneo sembra sfavorevole a riguardo.

Alla terza questione, relativa all’impegno di garantire la progressione di carriera dei meritevoli e di chiamare tutti i ricercatori con conseguente abilitazione alle rispettive discipline, Antonella Paolini ritiene più giusto fissare prima i criteri e condividerli con gli organi collegiali, per poi decidere come arrivare ai bandi per le progressioni di carriera, incrociando quindi sia la valutazione del merito, sia la disponibilità delle risorse da attribuire alle varie strutture. Lacchè sostiene che l’Ateneo, formato per una grossa parte da ricercatori, potrebbe rispondere alle aspettative di carriera di questi ultimi e dedicare una quota al loro avanzamento di carriera, se verrà meno il blocco del turn over e se saranno chiarite le regole concorsuali. 

Al quarto punto, dedicato alla rappresentanza dei ricercatori nei vari organi di consultazione, Antonella Paolini si dice favorevole e già impegnata in tal senso secondo il programma elettorale, mentre Luigi Lacchè propone una risposta istituzionale per dare voce ai ricercatori laddove sarà possibile, modificando lo Statuto in modo da dare la possibilità anche ai ricercatori di essere scelti come delegati del rettore.

Alla quinta richiesta, relativa, cioè, alla distribuzione di risorse per la ricerca, Lacchè evidenzia un grande problema nazionale, cioè il rischio che si concentrino tutte le risorse ministeriali in pochi Atenei vocandoli in modo istituzionale alla ricerca. Non basta secondo il professore una retorica della ricerca, ma c’è oggi il bisogno di rafforzare un’identità dell’Ateneo, dando alla ricerca un ruolo centrale attraverso un patto tra le parti interessate. Antonella Paolini replica il suo impegno a mantenere la quota di risorse destinate alla ricerca scientifica, anche dopo aver riguardato i conti dell’Ateneo.

All’ultimo punto, che mira ad una nuova considerazione del ricercatore a tempo determinato, la Paolini evidenzia che la scelta di bandire o assegni di ricerca o posti di ricercatore a tempo determinato dovrà tenere conto delle esigenze e dei progetti dei rispettivi Dipartimenti, saltando, se necessario, l’iter che ogni ricercatore deve compiere (dottorato-postdottorato-assegni di ricerca), così da favorire condizioni più rapide di carriera. Lacchè ha affermato la necessità di un radicale cambiamento delle politiche di sostegno e di sviluppo della ricerca, indicando come stella polare la Carta Europea dei Ricercatori e ribadendo il ruolo centrale della ricerca nel sistema universitario.

Sei punti delicati dove i due candidati hanno fornito risposte secondo il proprio programma elettorale. Un faccia a faccia positivo, quello di oggi, dove ogni ricercatore ha ascoltato e annotato convinzioni o dubbi. Le richieste proposte hanno avuto, in maniera, una risposta precisa. Ora, non tocca che attendere il 9 giugno, giorno delle elezioni. Chiunque vincerà, dovrà sicuramente fare i conti con il futuro delicato della ricerca.

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