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di Marco Luzzi
Come fanno le mafie a radicarsi in nuovi territori? E perché qualche volta questa operazione di “esportazione della criminalità” riesce e qualche volta no? Una risposta possibile a questi importanti interrogativi è stata fornita da Federico Varese, un brillante talento nostrano che nonostante la giovane età è già docente presso il prestigioso ateneo di Oxford.
Nel suo ultimo lavoro “Mob and mobility: how mafias settle in new territories”, il professor Varese si chiede quali siano le circostanze che possono condurre un’associazione a delinquere a radicarsi con successo in un territorio diverso da quello di nascita.
La sociologia aveva già tentato di spiegare queste dinamiche per mezzo dei flussi migratori di lavoratori italiani delle regioni del sud verso l’industrializzato nord o verso i paesi esteri, o addirittura con il fenomeno del soggiorno obbligato, quella particolare forma di allontanamento con la quale venivano puniti gli esponenti delle associazioni a delinquere. L’equazione appariva chiara: il mafioso va a nord, si trova inserito tra i suoi conterranei, ecco che riallaccia subito relazioni criminali. La spiegazione era rigorosa, ma insufficiente a spiegare come mai in alcuni casi il trapianto riuscisse ed in altri no.
È Varese a definire il paradigma, attraverso uno studio comparativo che confronta casi di globalizzazione mafiosa di successo, come Bardonecchia (il primo comune del nord a veder sciolto il proprio consiglio perché infiltrato dalla ‘ndrangheta) a insuccessi storici come Verona o l’argentina città di Rosario.
Ciò che determina il radicamento delle associazioni a delinquere è la nascita di nuovi mercati e la “domanda di governo” che ne consegue: dovunque esista la necessità di spezzare le gambe (spesso in senso letterale) alla concorrenza e di gestire una manodopera che si vuole sommersa e addomesticata, ecco che spuntano “uomini d’onore” pronti ad assumere il monopolio della violenza, per rivenderla a prezzi ragionevoli.
Professore, e per quello che riguarda la delocalizzazione?
"La delocalizzazione è un fenomeno che aiuta prevalentemente l’imprenditore legale: la manodopera viene reclutata sul posto per le solite vie e non trapiantata dal paese d’origine, anche se la grande apertura dei mercati può aver contribuito in qualche caso (per esempio con i disoccupati agrari della provincia cinese di Guangdong) alla costruzione di reti mafiose che permettono agli imprenditori di gestire i rapporti con la manodopera tenuta a nero.
La globalizzazione aiuta la mafia, ma ciò non si traduce necessariamente in uno spostamento fisico, quanto piuttosto nella globalizzazione dei mercati criminali: se sono un padrino russo e ho bisogno di rifornirmi nel mercato nero delle armi non dovrò più mandare un mio uomo a New York, ma farò acquisti direttamente a Mosca".