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Come destreggiarsi tra i concorsi pubblici

26-05-2010

di Francesco Barbabella

Ottenere un posto fisso, come è noto, è una tra le massime aspirazioni dei giovani. Come la recente crisi finanziaria ha dimostrato, però, neanche le grandi aziende possono dirsi completamente sicure sotto questo punto di vista. Per chi vuole veramente il massimo delle certezze non rimane che una via: il pubblico impiego.
Proprio gli enti pubblici, data la loro natura, sono le organizzazioni che risentono meno dei “sobbalzi” dell’economia. La domanda naturale è: come fare a lavorare in un ente pubblico? La legge indica due sole strade, se mettiamo da parte i meccanismi in favore dei soggetti disabili e dei familiari di militari e poliziotti deceduti in servizio.

La prima è l’avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento: per profili che non richiedono titoli di studio oltre la scuola dell’obbligo, l’ente può avvalersi di graduatorie stilate dal Centro per l’impiego competente per le qualifiche professionali richieste. In questo caso, la chiamata è diretta: al cittadino disoccupato o inoccupato non rimarrebbe che iscriversi al Centro per l’impiego e aspettare.

La seconda strada di accesso è quella del concorso: attraverso procedure selettive (per titoli e/o esami) vengono messe alla prova le conoscenze e le competenze dei partecipanti, stilando infine una graduatoria in base alla quale l’ente assumerà in base ai posti disponibili. La graduatoria, per tutti gli enti pubblici, resta aperta 3 anni: anche chi in un primo momento non risulta vincitore può essere chiamato entro questo limite temporale, sempre se il nuovo ruolo scoperto sia compatibile con la graduatoria.
Esistono diverse tipologie di contratti che può mettere in atto la pubblica amministrazione. I più ambiti, naturalmente, i contratti a tempo indeterminato: per arrivare a questi, tuttavia, è necessario fare un po’ di gavetta all’interno della pubblica amministrazione (P.A.) attraverso contratti temporanei. Questo per due ragioni: sia perché solitamente l’esperienza acquisita in P.A. viene valutata ai fini del punteggio, sia perché permette di comprendere le dinamiche e il lavoro sul campo (nonché capire se si tratta del lavoro che fa per noi).

Grazie ad internet e alla normativa sulla trasparenza nella P.A., oggi è relativamente semplice arrivare ai bandi di concorso. I concorsi per contratti a tempo indeterminato o determinato (nonché per assegni di ricerca e borse di studio) sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale, 4ª serie speciale: invece di spulciarvi uno ad uno tutti i numeri potete usare dei siti aggregatori, che permettono ricerche in base alle proprie esigenze (come www.concorsipubblici.com e www.concorsi.it).
Non sottovalutate, però, la possibilità di partecipare a concorsi per contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) e di altra natura (parasubordinata o occasionale): per questi tipi di contratti è d’obbligo consultare i siti dei singoli enti perché non li troveremo sulla Gazzetta Ufficiale. Le regioni, con il loro bollettino ufficiale regionale (questo il BUR delle Marche) o in alternativa con le pagine dedicate ai concorsi (quella della Regione Marche), e le province (sezione on-line dedicata per la Provincia di Macerata), segnalano sia i propri bandi che i concorsi degli enti pubblici “minori” e “dipendenti” (consorzi, società miste, etc.).

Per avere maggiori informazioni, si possono contattare gli sportelli Informagiovani, solitamente aggiornati su questo tema (vedere ad esempio il bel sito dell’Informagiovani di Jesi). Altrimenti, se proprio si vuole essere sicuri di non perdere di vista nessun concorso, non resta che controllare uno ad uno tutti gli enti, un’impresa a dir poco immane: per i coraggiosi, ecco un compendio degli enti pubblici italiani a cura della Ragioneria di Stato.

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