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Caso Hoffman, "Testimonial azzeccato, ma regia discutibile"

15-03-2010

di Marinella Bosi

Sullo spot della Regione Marche con Dustin Hoffman Cittàteneo ha voluto sentire un’opinione qualificata, intervistando Gianna Angelini, docente di semiotica della Facoltà di Scienze della comunicazione.

Professoressa Angelini, le piace questo spot?
Lo spot interpretato da Hoffman si pone, tra gli obiettivi, quello di destare uno scalpore tale da permettere un ripensamento/riposizionamento del ruolo delle Marche in ambito internazionale. Se mi piace, non saprei dirlo con certezza. Ritengo alcune scelte di realizzazione piuttosto discutibili: la selezione degli ambienti e la modalità di montaggio utilizzata oscurano in parte la chiarezza degli intenti, ma si tratta di un giudizio prettamente soggettivo.

Cosa pensa della scelta del testimonial, legato alla Regione per avervi girato quasi quarant’anni fa il celebre film “Alfredo, Alfredo”?
Non credo che Dustin Hoffman sia stato scelto quale testimonial per il suo legame con la Regione. "Alfredo Alfredo" è un film dei primi anni Settanta e, sebbene sia stato girato interamente ad Ascoli Piceno, il territorio non è di certo la sua prima chiave di lettura. Ad ogni modo, rispetto agli obiettivi della campagna promozionale, trovo la scelta dell’attore quantomeno pertinente.
E della scelta di far recitare l’Infinito di Leopardi con accento anglosassone, incrinature e scorrettezze? Tentativo di sprovincializzazione o sacrilegio?
Né l’una, né l’altro. La scelta va letta in chiave metaforica.

Vale a dire?
Leopardi, pur partecipando in prima persona ai fermenti culturali che animarono il suo tempo, seppe sempre interpretarli in modo originale, bruciato da una passione che lo portò a vivere con intensità ogni esperienza intellettuale. Il poeta trovò nel pendolarismo fra il natio luogo selvaggio e i più animati centri culturali dei rispettivi tempi una ragione di vita. Egli, quindi, rappresenta di per sé un simbolo forte del nostro territorio, del suo desiderio di apertura al mondo, e un contemporaneo orgoglio locale.

E la recitazione di Hoffman?
In questo senso, la recitazione volutamente farraginosa di una poesia di Leopardi e l’esito finale della sua presentazione in pubblico mirano a tradurre, provocatoriamente, la complessità che un esterno si trova ad affrontare quando decide di farsi permeare dalla cultura della nostra Regione; una cultura ambivalente e silenziosamente produttiva, e la soddisfazione piena che risulta dall’approccio partecipato con essa. Parlare di “sacrilegio” mi sembra decisamente eccessivo. Piuttosto mi preoccupo del fatto che il territorio di Recanati, che pure gioca un ruolo fondamentale nella storia che si vuole raccontare, visivamente non appaia mai.

“Le Marche, le scoprirai all’infinito”. Secondo lei funziona come slogan?
Un claim funziona quando evoca da solo l’idea alla base della strategia promozionale delineata e questa idea è stata ben sviluppata con i mezzi scelti sul piano della comunicazione. In questo senso, temo che il claim in questione sia un po’ troppo semplicistico, presentando il rischio di non essere funzionale senza la spiegazione della strategia.

Nello spot vediamo succedersi immagini di campagne, colline, città… Che voto diamo alla regia?
Forse questo è l’aspetto dello spot che maggiormente lo rende vulnerabile. Naturalmente, non spetta a me dare voti, ma, volendo esprimere un giudizio, sicuramente premierei di più l’idea creativa della sua realizzazione filmica.

Qualche considerazione finale?
Nessuna in particolare. Solo, se mi è concesso, vorrei invitare coloro che guardano/giudicano/criticano lo spot a non dimenticare che, al di là del sentirsi o meno vicini ai principi alla base del fenomeno pubblicitario, non possiamo non considerare tra i parametri della sua valutazione l’eco mediatica che suscita. Al di là del nostro personale giudizio.

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