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La foto del mese

Walking in Dublin
Passeggiare (e lavorare) in Irlanda. (Foto di Maria Rita Sciarrone)

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17-03-2010 di Marco Luzzi

In una scena del film Matrix, il misterioso Morpheus chiede all’eroe Neo: “Hai mai fatto un sogno così reale da sembrarti vero? E se da quel sogno non dovessi mai più risvegliarti, come distingueresti il mondo dei sogni da quello della realtà?”. Ottima domanda. Ma se il sogno potessimo determinarlo a nostro piacimento, in quale dei due scenari preferiremmo vivere?
Il sogno lucido è un’esperienza durante la quale si ha coscienza del fatto di sognare, ottenendo così la capacità di modificare a proprio arbitrio la realtà onirica. I sognatori coscienti, gli onironauti, sono gli esploratori di un mondo di cui sono anche i creatori, e descrivono queste esperienze come eccitanti e realistiche.

La chiave del sogno lucido è la consapevolezza: per averne uno bisogna rendersi conto di stare sognando. Per ottenere questo risultato e diventare i padroni della nostra personale Second Life esistono diverse tecniche:

Test di controllo della realtà: consiste nel prestare attenzione, durante il giorno, alle cose che cambierebbero se si stesse sognando, come ad esempio l’ora. I numeri non sono patrimonio dell’inconscio, perciò durante la notte sarà molto probabile ripetere il comportamento e vedere l’orario cambiare in maniera irrazionale, generando la consapevolezza di essere in un sogno.
Tecnica di adeguamento del ciclo: consiste nell’alterare i nostri ritmi di sonno anticipando regolarmente la sveglia di 90 minuti finché non ci si abitua al nuovo orario, per poi ripristinare a giorni alterni quello vecchio, aumentando la probabilità di sogno lucido nei giorni in cui si dorme di più.

Induzione mnemonica del sogno lucido: praticamente ci si addormenta con la ferma intenzione di avere un sogno lucido (è una tecnica molto diffusa per la sua semplicità, ma è bene affiancarla con una delle precedenti per aumentarne l’efficacia).

Induzione per risveglio e addormentamento: si regola la sveglia dopo 5 o 6 ore, si passa un’ora a pensare ai sogni lucidi, magari leggendo un libro sull’argomento, e si torna a dormire.
Il dr. Stephen La Berge dell’università di Stanford è il fondatore del Lucidity Institute (http://www.lucidity.com) per la ricerca sull’onironautica e l’ideatore, assieme alla dottoressa Beverly D’Urso, del NovaDreamer, un apparecchio in grado di indurre il sogno lucido. Si tratta di una mascherina da notte con un sensore capace di riconoscere la fase di Rapid Eye Movement (Rem) del dormiente, in cui si alternano ritmi cerebrali minimi e massimi e nella quale in genere avvengono i sogni. L’apparecchio inizia a lampeggiare e la persona, nel sonno, si accorge del movimento luminoso diventando lucida.
Il progetto originale è degli anni ’70, ma una nuova generazione di NovaDreamer sta per essere commercializzata; è possibile iscriversi alla newsletter per essere informati sulla disponibilità del marchingegno e su altre interessanti novità, come la full immersion di nove giorni sul tema, da trascorrere nel meraviglioso resort hawaiano di Kalani (con vista sull’oceano).

Un mondo creato dalla nostra mente, una specie di ponte ologrammi trekkiano sul quale dar corpo a ogni fantasia è senza dubbio una grande tentazione, specialmente se è così verosimile da pregiudicare ogni attrattiva a vivere nel mondo reale (con tutte le sue difficoltà e delusioni).
Dunque: pillola blu o pillola rossa?

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15-03-2010 di Marinella Bosi

Sullo spot della Regione Marche con Dustin Hoffman Cittàteneo ha voluto sentire un’opinione qualificata, intervistando Gianna Angelini, docente di semiotica della Facoltà di Scienze della comunicazione.

Professoressa Angelini, le piace questo spot?
Lo spot interpretato da Hoffman si pone, tra gli obiettivi, quello di destare uno scalpore tale da permettere un ripensamento/riposizionamento del ruolo delle Marche in ambito internazionale. Se mi piace, non saprei dirlo con certezza. Ritengo alcune scelte di realizzazione piuttosto discutibili: la selezione degli ambienti e la modalità di montaggio utilizzata oscurano in parte la chiarezza degli intenti, ma si tratta di un giudizio prettamente soggettivo.

Cosa pensa della scelta del testimonial, legato alla Regione per avervi girato quasi quarant’anni fa il celebre film “Alfredo, Alfredo”?
Non credo che Dustin Hoffman sia stato scelto quale testimonial per il suo legame con la Regione. "Alfredo Alfredo" è un film dei primi anni Settanta e, sebbene sia stato girato interamente ad Ascoli Piceno, il territorio non è di certo la sua prima chiave di lettura. Ad ogni modo, rispetto agli obiettivi della campagna promozionale, trovo la scelta dell’attore quantomeno pertinente.
E della scelta di far recitare l’Infinito di Leopardi con accento anglosassone, incrinature e scorrettezze? Tentativo di sprovincializzazione o sacrilegio?
Né l’una, né l’altro. La scelta va letta in chiave metaforica.

Vale a dire?
Leopardi, pur partecipando in prima persona ai fermenti culturali che animarono il suo tempo, seppe sempre interpretarli in modo originale, bruciato da una passione che lo portò a vivere con intensità ogni esperienza intellettuale. Il poeta trovò nel pendolarismo fra il natio luogo selvaggio e i più animati centri culturali dei rispettivi tempi una ragione di vita. Egli, quindi, rappresenta di per sé un simbolo forte del nostro territorio, del suo desiderio di apertura al mondo, e un contemporaneo orgoglio locale.

E la recitazione di Hoffman?
In questo senso, la recitazione volutamente farraginosa di una poesia di Leopardi e l’esito finale della sua presentazione in pubblico mirano a tradurre, provocatoriamente, la complessità che un esterno si trova ad affrontare quando decide di farsi permeare dalla cultura della nostra Regione; una cultura ambivalente e silenziosamente produttiva, e la soddisfazione piena che risulta dall’approccio partecipato con essa. Parlare di “sacrilegio” mi sembra decisamente eccessivo. Piuttosto mi preoccupo del fatto che il territorio di Recanati, che pure gioca un ruolo fondamentale nella storia che si vuole raccontare, visivamente non appaia mai.

“Le Marche, le scoprirai all’infinito”. Secondo lei funziona come slogan?
Un claim funziona quando evoca da solo l’idea alla base della strategia promozionale delineata e questa idea è stata ben sviluppata con i mezzi scelti sul piano della comunicazione. In questo senso, temo che il claim in questione sia un po’ troppo semplicistico, presentando il rischio di non essere funzionale senza la spiegazione della strategia.

Nello spot vediamo succedersi immagini di campagne, colline, città… Che voto diamo alla regia?
Forse questo è l’aspetto dello spot che maggiormente lo rende vulnerabile. Naturalmente, non spetta a me dare voti, ma, volendo esprimere un giudizio, sicuramente premierei di più l’idea creativa della sua realizzazione filmica.

Qualche considerazione finale?
Nessuna in particolare. Solo, se mi è concesso, vorrei invitare coloro che guardano/giudicano/criticano lo spot a non dimenticare che, al di là del sentirsi o meno vicini ai principi alla base del fenomeno pubblicitario, non possiamo non considerare tra i parametri della sua valutazione l’eco mediatica che suscita. Al di là del nostro personale giudizio.

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10-03-2010 di Ilenia Paciaroni

Li Madou è il nome cinese del maceratese Padre Matto Ricci di cui, quest’anno, ricorre il quarto centenario della morte. Abbiamo incontrato il Prof. Filippo Mignini, docente di Storia della Filosofia dell’Università di Macerata e direttore dell’Istituto Matteo Ricci per le relazioni con l’Oriente.

Chi è Padre Matteo Ricci e come mai la sua figura è ancora oggi così affascinante?
Padre Matteo Ricci è un gesuita che viene mandato in Cina nel 1582, per tentare di entrare in questo immenso regno del quale gli occidentali sanno pochissimo. L’obiettivo di fondo è quello della conversione dei cinesi alla religione cristiana. Tuttavia, nel momento in cui Ricci comincia ad avere contatti diretti con la civiltà cinese, si rende conto che si trova dinanzi a un mondo unico e completamente diverso da quello occidentale-cristiano. Capisce subito che, nell’immediato, è possibile attuare soltanto un progetto di comunicazione elementare tra i due mondi perché, per le differenze esistenti, la civiltà cinese non è in grado di accogliere una predicazione integrale del messaggio cristiano. Ricci comprende che il suo non è il tempo di raccogliere e neppure quello di seminare, ma è il tempo di arare. Egli prepara il terreno trasmettendo i saperi dell’Occidente, la matematica, le scienze, la letteratura, le arti e così via. È chiaro che in tal modo trasferisce anche i principi elementari del cristianesimo; alla sua morte sono circa duemila i convertiti cinesi.
Ricci è dunque il primo occidentale ad aver costruito solidi rapporti culturali tra la Cina e l’Europa: a quest’ultima fece conoscere il “Regno di mezzo” con la traduzione in latino dei Quattro libri di Confucio e con la stesura dell’opera storica Dell’entrata della Compagnia di Giesù e christianità nella Cina.
Dopo la sua morte si apre la questione dei riti cinesi: si comincia a criticare la traduzione del termine “Dio” data da Ricci e la decisione da lui presa di consentire ai cinesi convertiti di continuare a praticare i riti in onore di Confucio e degli antenati. Gli altri ordini religiosi, infatti, che intorno al 1630 arrivano in Cina, considerano queste pratiche idolatriche.
Cominciano le prime denunce a Roma; i Gesuiti si difendono, ma la contesa aumenta nel corso dei decenni, finché nel 1704 il Tribunale dell’Inquisizione romana condanna i riti cinesi e, di conseguenza, il metodo missionario dei gesuiti e di Ricci. Nel 1742 Benedetto XIV chiude definitivamente la questione condannando non solo la pratica dei riti cinesi, ma anche chiunque ne parli. Nel 1773 l’ordine dei Gesuiti viene sciolto e su Ricci cade il silenzio più totale. Solo nel 1939 Pio XII riprende la questione e riconosce che i riti cinesi hanno un valore civile e non religioso. Si sono persi, però, quasi tre secoli durante i quali la porta aperta da Ricci è stata richiusa con conseguenze pesanti nei rapporti tra Occidente e Cina.

Padre Matteo Ricci è conosciuto più in Cina e all’estero che nel nostro Paese. È per le ragioni che ha appena esposto?
Sì, certamente anche per questo. Tuttavia bisogna aggiungere che la crescita dell’interesse nei confronti di Ricci nel corso del Novecento ha conosciuto fortune alterne. Alla decisione di avviare l’edizione nazionale delle sue opere, assunta durante il ventennio fascista e conclusasi con la pubblicazione della sola opera storica da parte di Pasquale D’Elia, è seguito un lungo periodo di stasi che ha visto una ripresa di interesse solo all’inizio degli anni Ottanta. La Chiesa ha avviato in quegli anni un processo di beatificazione e Giovanni Paolo II ha presentato Ricci come modello di evangelizzazione per il terzo millennio. Nel 2000 è stato costruito a Pechino un grande monumento al millennio appena trascorso e, tra i grandi cinesi, sono stati inseriti soltanto due stranieri: Marco Polo e Matteo Ricci. La tomba di quest’ultimo è ancora oggi onorata a Pechino.

Quest’anno ricorre il quarto centenario della morte. Cosa c’è in programma in Cina e in Italia?
In Cina abbiamo da poco aperto a Pechino la prima di quattro grandi mostre su Padre Matteo Ricci. In Italia, invece, l’Istituto Matteo Ricci sta pubblicando, sotto la mia direzione, le opere di Ricci e, a fine ottobre, si terrà un Convegno Internazionale. Ci si augura che, a breve, possa essere aperta una esposizione permanente sul grande maceratese.

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04-03-2010

L’Accordo di programma promosso nei mesi scorsi dalla Provincia per la qualificazione dell’offerta formativa delle Università di Camerino e Macerata è ora pienamente operativo ed ha iniziato a produrre i suoi effetti. Dopo la firma del Ministro Mariastella Gelmini, si è costituito a Macerata il Cum, Comitato paritetico per le Università delle Marche (Camerino e Macerata), organo a cui spetta l’attuazione dell’accordo stesso. La seduta di insediamento si è svolta nella sede dell’Amministrazione provinciale, con la partecipazione del presidente Franco Capponi, a cui spetta la presidenza dell’organo di direzione del Cum stesso e dei rettori dei due Atenei, Fulvio Esposito e Roberto Sani. Erano presenti anche i direttori amministrativi delle due Università, Luigi Tapanelli (Camerino) e Maria Grazia Copponi (Macerata) e l’assessore provinciale all’Istruzione, Nazareno Agostini.

Al Cum, del quale fanno parte al momento i tre soci fondatori, Provincia di Macerata, Università di Camerino, Università di Macerata, entro sei mesi potranno aderire la Regione ed altre Istituzioni territoriali locali. Proprio in relazione a ciò, dopo l’insediamento formale, il Cum ha deliberato all’unanimità di avviare un percorso di ascolto del territorio e di coinvolgimento delle Istituzioni locali nello stesso Comitato paritetico, prima tra tutte la Regione Marche che è titolare, secondo la norma costituzionale, della competenza legislativa in materia di “istruzione” e che può fornire un aiuto sostanziale al raggiungimento degli obiettivi delineati dall’Accordo di programma.

Il Cum ha già delineato ed avviato, inoltre, un percorso di lavoro che prevede la costituzione di quattro tavoli tecnici sulle seguenti tematiche: “Sistemi informativi”, “Banche dati”, “Terzo Ciclo di studi”, “Orientamento e Promozione”. Il lavoro in sede tecnica sarà utile al Cum per orientare ed indirizzare i due Atenei al raggiungimento degli standard fissati dall’Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario.

L’iniziativa di avviare lo scorso autunno l’iter per giungere ad un accordo tra le due Università del territorio ed il Ministero prese le mosse dal Disegno di legge in materia di Riforma del sistema universitario, di personale accademico e di diritto allo studio, approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 0ttobre 2009. Tale riforma introduce la valutazione della qualità degli Atenei e degli Enti di ricerca e la ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario in funzione dei risultati qualitativi che le Università sapranno conquistarsi. Viene, infatti, istituita l’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario che ripartisce il 7% del Fondo di finanziamento ordinario (ovvero 525 milioni di euro), per i due terzi su criteri di qualità della ricerca e un terzo su criteri di qualità della didattica. La riforma prevede inoltre il contenimento alla proliferazione degli insegnamenti che non rispondono alle reali richieste del mercato del lavoro ed il taglio dei corsi con esiguo numero di iscritti.
In linea con gli indirizzi delle riforma, l’Accordo sottoscritto e che ora ha iniziato la sua operatività si propone, pertanto, di qualificare l’offerta formativa degli Atenei marchigiani e di ottimizzare l’impiego delle risorse umane e finanziarie nell’arco di un quinquennio.

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26-02-2010 di Marinella Bosi

Cittateneo si è già occupato dei tanto discussi spot delle Marche che vedono il premio Oscar Dustin Hoffman vestire i panni di un moderno Leopardi, nuovo testimonial della Regione. Negli ultimi mesi, infatti, i filmati destinati alla promozione turistica delle Marche in Italia e nel mondo sono stati al centro dell’attenzione. Annunciati dal Governo regionale lo scorso autunno, il primo ciak è stato dato a dicembre, quando per alcuni giorni le città si sono contese la presenza di Hoffman e non si è fatto altro che parlare di dove la star avrebbe mangiato, soggiornato, fatto compere.

Ma la meraviglia generale per la celebrità del protagonista è stata subito affiancata da non poche polemiche. Bersaglio delle critiche sono stati gli elevati costi, soprattutto in tempi di crisi, e lo svolgimento dell’appalto, vinto da Europroduzioni. Poi il dito è stato puntato sulla valenza culturale dell’operazione e si è detto che sarebbe stato meglio trovare un attore italiano per promuovere le bellezze locali anziché importarne uno da oltreoceano, evitando l’accento americano e le incrinazioni nella lettura della poesia L’Infinito.

I sostenitori del progetto, invece, hanno messo in evidenza come la scelta di Hoffman abbia dato grande eco alla campagna promozionale, fino ad arrivare alle pagine del New York Times.

In seguito alla messa in onda degli spot in tv e sale cinematografiche, siamo andati a sondare le opinioni degli studenti di Scienze della comunicazione della nostra Università. La prima critica mossa allo spot riguarda il suo carattere di una tantum e il timore che da tanto sforzo economico non arrivino i risultati sperati. Claudio Ricci, studente di Comunicazione Multimediale (laurea specialistica) definisce lo spot “un vestito carissimo e prezioso, da poter indossare però, solo in un'occasione, visto che la campagna è estremamente concentrata nel tempo” . Ed aggiunge: “Penso che avendo ‘la stoffa’ a disposizione, studenti della nostra Facoltà di Scienze della comunicazione di Macerata e, perché no, di tutta Italia, avrebbero potuto far meglio, creando anche un circuito di maggiore interesse intorno all'evento.” E proprio per questo lancia una proposta: “La prossima volta perché non pensare ad un concorso che coinvolga queste realtà?”. Secondo Cecilia Coletta, laureanda in “Le panoramiche dei paesaggi marchigiani sono molto belle, se non fosse che nel complesso viene presentata una sorta di casa di riposo all'aperto. Trovo che lo spot sia noioso e che non renda giustizia alla nostra regione: dimentica soprattutto di mettere in rilievo che le Marche sono fatte di persone, visi, storie, musiche e non di distese disabitate e anonime.” Quanto alla scelta del divo Hoffman, una nota di disapprovazione viene da Laura Tedeschi, del terzo anno: “Credo sarebbe risultato più significativo, e senz’altro meno costoso, scegliere un personaggio marchigiano come Giovanni Allevi o Neri Marcorè”. C’è da dire che molti degli studenti interpellati non erano a conoscenza del “caso Dustin”, della campagna promozionale delle Marche e di tutto il parlare di questi mesi. Un dato, questo, suscettibile di una doppia lettura: come disinteresse dei giovani verso gli argomenti dell’attualità politica e culturale locale o come scarsa capacità delle istituzioni di far trapelare, fuori dal campo degli addetti ai lavori, le notizie sulla propria attività.

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22-02-2010 di Marco Luzzi

Tre candidati si recano ad un colloquio per avere un posto di lavoro: un laureato in Scienze politiche, uno in Economia e un altro in Matematica. Il selezionatore rivolge a tutti e tre la stessa semplice domanda: “Quanto fa due più due?”. “Quattro!” risponde l’economista. “Fa quattro, ma potrebbe fare anche due, se non usassimo una scala decimale”, dice il matematico. Il laureato in scienze politiche si alza e chiude la porta, si avvicina all’esaminatore e gli sussurra all’orecchio: “LEI quanto vuole che faccia?”.

Questa piccola barzelletta, presa per il verso giusto, è un simpatico omaggio all’eclettismo e alle capacità di pensiero laterale che da sempre caratterizzano i laureati in scienze politiche, con le quali sopperiscono alla mancanza di specializzazione in un preciso campo dello scibile.
Eppure sembra esistere, da alcuni anni a questa parte, una sorta di inspiegabile disegno governativo (bipartisan) volto a escludere dal più alto numero possibile di carriere proprio coloro che si sono formati a quella che nacque, all’epoca delle prime democrazie liberali, come la scuola di formazione delle classi dirigenti.

Tutto comincia con il decreto ministeriale n. 231 del 1997, che definisce abili all’insegnamento solo coloro che hanno conseguito la laurea in Scienze Politiche entro l'anno accademico 2000-2001, escludendo quindi tutti gli studenti che si sono laureati successivamente, nonostante la guida all'università del Ministero dell'università e della ricerca 2000-2001 continui a scrivere “insegnamento nelle scuole secondarie” fra gli sbocchi professionali per i laureati. Ma non finisce qui: infatti il decreto legislativo n. 139 del 28 giugno 2005 dispone che i dottori in Scienze Politiche non potranno più iscriversi all’albo dei commercialisti se non avranno cominciato il praticantato entro il 31 dicembre 2007 (una norma retroattiva per tutti i laureati prima del 2005).

Certo, restano ancora tutte quelle carriere che tradizionalmente si ricollegano alla facoltà: diplomazia, giornalismo, editoria e pubblica amministrazione, insieme alla via delle fondazioni culturali, delle organizzazioni governative e non governative; senza contare poi il mitico settore delle “risorse umane”, che da indispensabile funzione aziendale è diventato una sorta di magico contenitore in grado di salvare, almeno nell’immaginario, praticamente ogni studioso di discipline umanistiche che non sa più dove sbattere la testa.
Però la sensazione di essere stati discriminati rimane, tanto che è da poco comparso su facebook il gruppo “sosteniamo il diritto all’insegnamento dei dottori in scienze politiche”, con il fine di attirare l’attenzione dei decisori pubblici, al quale è possibile iscriversi cliccando qui: http://www.facebook.com/group.php?gid=150559887924.

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19-02-2010 di Valentina Ridolfi

Grande entusiasmo tra i ragazzi dell’Istituto Gentili di San Ginesio e dell’Itas di Macerata, che hanno partecipato al progetto di alternanza scuola-lavoro per classi 4°: una sorta di stage nell’Università che li ha ospitati per tre settimane. “Un’esperienza molto positiva, a cui tutti dovrebbero partecipare”, afferma la studentessa, stagista al rettorato, Valentina Ridolfi, così come ribadiscono i suoi “colleghi” tirocinanti al Centro Rapporti Internazionali/Cri, Cinzia Cupelli e Stefano Costantini, i quali hanno avuto la possibilità di contribuire alla stesura di blog e articoli, poi pubblicati nel sito dell’ateneo. È anche stato possibile mettere alla prova capacità apprese a scuola, come è accaduto per l’altra stagista del Cri, Laura Teodori, che ha dovuto dare informazioni in lingua straniera, soprattutto a studenti inglesi. Un’esperienza costruttiva anche per Laura Bernabei, Lidia Piroli e Chiara Carrieri che, con l’aiuto dei tutor del Centro di Ateneo per l’Orientamento/Cao e del Centro per l’E-Learning/Celfi, hanno imparato a girare e montare un servizio video.

Grazie a questa esperienza si è potuto capire il funzionamento delle Università; è stati necessario imparare ad “essere più attenti, precisi e più responsabili”, affermano i ragazzi nella sede distaccata di Mediazione linguistica a Civitanova: Giulia Compagnucci, Luca Ceresani, Samuel Gardner Medwin. Alcuni ragazzi hanno sviluppato ulteriormente la capacità di utilizzare i computer a scopo “lavorativo” come dichiarano Wendy Buiari e Luana Basetti, stagiste alla facoltà di Scienze della Formazione, e Celeste Giansanti, operativa nella facoltà di Lettere e filosofia. Anche per i ragazzi dell’Itas di Macerata, “indirizzo biologico” è stato molto positivo partecipare alle attività pratiche dell’Istituto di Medicina Legale sotto la supervisione dei tecnici. Sia Simone Galassi che Giovanni Ridolfi hanno apprezzato in particolare il lato pratico dell’attività svolta: esaminare urine, fibre e capelli per rilevare tracce di stupefacenti. “È questo -conclude Valentina Ridolfi - che fornisce una visione più concreta della realtà: interagire attivamente con nuove persone, studenti universitari, tutor, professori, segretari e utilizzare nuovi strumenti, come i microscopi, o perfezionarne l’uso!”.

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11-02-2010

Il Consiglio comunale ha dato deliberato l'adesione all'accordo di programma con Ministero dell’Istruzione, Provincia e Università di Macerata e Camerino, per la razionalizzazione della formazione universitaria. Con l’unico voto negativo di Borgiani (Comunisti italiani), la delibera, avviata nella seduta precedente, è stata infine approvata.

In base all'accordo era stato costituito un “Comitato per l’Università nelle Marche”. Entro sei mesi dalla sottoscrizione, possono essere ammessi al Cum altri soci (Regione, Università, Comuni di Camerino e Macerata e altri Enti locali, Fondazioni, Camere di commercio e altri enti di diritto pubblico). Tali enti aderenti avranno diritto ad un rappresentante nell’organo di direzione del Cum qualora si impegnino a sostenere l’accordo stesso con adeguata partecipazione finanziaria.

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08-02-2010 di Francesco Barbabella

Come è noto, l’attore statunitense Dustin Hoffman è stato impegnato lo scorso novembre nelle riprese per uno spot di promozione del territorio marchigiano prodotto dalla Regione Marche. Il rilascio del video di promozione è previsto per fine gennaio, con oltre un migliaio di passaggi programmati (almeno sulla carta) sulle reti nazionali e con la possibilità che lo spot possa essere esportato nel mercato europeo e americano. Nonostante l’essersi accaparrati un grande attore come testimonial, il progetto della Regione ha subito numerose critiche: passiamo in rassegna le principali per avere un quadro più chiaro della situazione.

Il primo motivo di discussione è senz’altro di tipo finanziario. Il costo ufficiale del progetto è di 2.190.000 euro, come stabilito dal decreto regionale della scorsa estate che ha indetto la gara di appalto per la produzione dello spot (qui trovate il testo completo). Nello stesso decreto vengono indicate due risorse da cui attingere per finanziare il progetto: il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) 2007-2013 (1.740.000 euro) e il Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS) 2007-2013 (450.000 euro). Per quanto riguarda il FESR, la spesa è stata fatta rientrare nel campo della valorizzazione dei territori (asse 5) e, nello specifico, tra le iniziative di marketing e promozione del territorio. In merito al FAS, i costi sono addebitati alla campagna unitaria di marketing e promozione delle Marche (linea d’intervento 5.1.1.1).

La critica mossa al governo regionale è quella di aver speso male questi soldi, destinando all’attività di promozione del territorio delle risorse che potevano essere impiegate in altro modo: tra gli altri ambiti d’intervento del Fesr, si segnalano per importanza la bonifica di aree e siti inquinati e la prevenzione dei rischi idrogeologici. Tuttavia, una volta destinati i fondi per le linee di intervento del Programma Operativo Regionale (Por), non è possibile spostarli facilmente per altri usi: il programma finanziario pluriennale non può essere stravolto in corsa, anche se è possibile apportare delle modifiche (i cambiamenti più rilevanti devono essere approvati nuovamente dall’Unione Europea: si veda il cap. 5.6 delle Modalità Attuative del Programma Operativo).

In generale, alcuni segnalano che la cifra messa a disposizione nel Fesr 2007-2013 per l’attività di marketing è di circa 4 milioni di euro, i quali dovrebbero essere impiegati in interventi annuali pianificati. Con questa campagna, tuttavia, si utilizzano con una sola azione quasi la metà dei fondi disponibili per i sei anni del programma.
Inoltre, l’impresa vincitrice dell’appalto, Europroduzione s.r.l., si è impegnata nell’acquisto di ben 1.087 spazi pubblicitari nelle reti televisive nazionali per una cifra iniziale di 700.000 euro, molto inferiore rispetto al valore di mercato di questi spazi (una nota informativa della Regione precisa che il costo complessivo dei passaggi televisivi sarà di oltre 2 milioni di euro, soldi da recuperare extra budget).
Numerosi interventi, infine, si sono concentrati sull’analisi delle bozze del video, caricate sotto il periodo natalizio su Youtube: tra i più critici, spicca l’articolo di Mina su La Stampa.

L’interpretazione di Hoffman, effettivamente, non sembra delle migliori: l’italiano è stentato e non riesce a restituire la musicalità de “L’infinito” di Giacomo Leopardi, poesia recitata dall’attore e sulla quale si basa tutto lo spot. Certo, c’è da pensare quale possa essere il valore aggiunto di una simile mediocre interpretazione: basterà il carisma e l’immagine del personaggio a portare verso il successo questo spot di promozione del territorio?

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02-02-2010 di Chiara Fonzi

Nell'estate del 2006 nasce il piccolo Riccardo (nome di fantasia). Dimesso come sano da un ospedale marchigiano, in realtà ha un tumore che attacca entrambi gli occhi, il retinoblastoma bilaterale, non diagnosticato.
Nessuno screening oculare preventivo svolto o prescritto, i genitori si accorgono della malattia per puro caso, perché hanno la sensazione che qualcosa non vada. Inizia il calvario, con viaggi a chilometri da casa verso i maggiori ospedali nazionali, per tentare di risolvere il problema. Nonostante gli sforzi, i dottori riescono appena in tempo a salvare solo uno dei due occhi del piccolo (l'altro verrà tolto), che all'età di 4 mesi ha già diverse chemioterapie alle spalle, altrettante di fronte.

Non è il primo caso marchigiano di neonato con problemi alla vista non diagnosticati, dalle conseguenze drammatiche.
L'anno prima, per esempio, nasceva Edoardo, anche lui dimesso come sano. In realtà ha un glaucoma, una malattia che può causare lesioni non reversibili agli occhi, ma i genitori lo scopriranno solamente più tardi, di nuovo fortuitamente, in quanto anche in questo caso non sono effettuati o prescritti screening oculari.
Ancora: nello stesso anno, nella stessa regione, Alessandro viene reputato un neonato sano dai dottori e dimesso con la mamma dall'ospedale. A tre mesi dal rientro a casa, il medico che si occupava della radiografia di routine alle anche del bimbo consiglia ai genitori una visita oculistica completa. Anche qui scatta la corsa: i genitori scopriranno che il loro bimbo ha la cataratta congenita e poiché questa interferisce con lo sviluppo della funzione della vista il neonato va operato al più presto. Superato il quarto mese, infatti, difficilmente il piccolo, anche se operato, può avere una vita normale.

Si poteva evitare?
In tutti e tre i casi sarebbe stato sufficiente osservare l'occhio dei piccoli illuminato da un fascio di luce e controllare la presenza di un riflesso rosso con l'oftalmoscopio (strumento inventato addirittura nel 1850). Questo esame viene chiamato appunto "del riflesso rosso" ed è in grado di svelare la possibile presenza (da accertare poi con esami specialistici) di problemi agli occhi, quali la cataratta, il glaucoma, il retinoblastoma, le anomalie retiniche e le malattie sistemiche con manifestazioni oculari e forti errori di rifrazione.
Sono tutte malattie che attentano alla vista e - nei casi più gravi - alla vita dei bimbi appena nati, ma che se curate in tempo consentono una ripresa migliore ed una vita normale a chi ne è affetto.
Già da anni l'American Academy of Pediatrics consiglia assolutamente l'esame del riflesso rosso, sia nel periodo neonatale, che nelle visite pediatriche successive e secondo l'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, il 75% della cecità negli adulti sarebbe evitabile con la prevenzione nei bambini...

Da qui "Occhi negli Occhi"
Leggendo le loro storie sui quotidiani locali queste neofamiglie si sono conosciute e ritrovate. Hanno condiviso le loro brutte esperienze ed a loro tre se ne sono aggiunte altre, poi altre.
Così un anno fa è nata l'associazione "Occhi negli Occhi", perché "gli occhi degli adulti dovrebbero vegliare su quelli dei bambini"s, spiega uno dei papà.
"L'associazione vorrebbe che questo esame del riflesso rosso non fosse lasciato alla coscienza dei medici, ma che fosse obbligatorio in tutta la regione, in tutta Italia, perciò si muove per informare l'opinione pubblica: il primo passo è stata l'apertura del sito web www.occhinegliocchi.org, la speranza che guida l'associazione è che le istituzioni scelgano di entrare in prima linea, perché queste drammatiche storie non vengano vissute da altre famiglie".

 

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