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di Ivano Bianchini*
In questi giorni nei quali i muri della città appaiono tappezzati di bei manifesti accattivanti che invitano gli studenti ad iscriversi alle università emiliane, forse non è inutile ricordare che quattro secoli fa succedeva il contrario.
Apprendiamo dal prof. Benvenuto Donati (Archivio giuridico 1924, 189 ss), il quale attinge dalla Cronaca Modenese di Giovan Battista Spaccini 1588-1636 e dall'Archivio priorale del Comune di Macerata, che nei primi giorni di ottobre del 1600 il dott. Bartolomeo Carandini partiva da Modena per venire ad insegnare il diritto civile a Macerata. "La partenza aveva acquistato il carattere di avvenimento cittadino. L'ascesa alla cattedra di Macerata non era, già in quel momento, senza alto pregio, così per le tradizioni dello Studio (Università) come per l'importanza dell'insegnamento. Dalla seconda metà del cinquecento, vediamo succedersi a Macerata, oltre un numero notevole di pregiati insegnanti della città e della regione, anche da centri di altre parti, i quali reca(vano), con il lustro del loro valore personale, un gradito seguito di scolari".
Il dott. Carandini portava con sè alcuni Scolari: Vittorio e un altro suo fratello, Agostino Porini, Giovan Battista Scanaroli, Venceslao Cipriani ed altri non nominati. Sembra che il dottore, pur essendo brutto d'aspetto, fosse molto seguito dagli scolari che stavano attentissimi alle sue lezioni, (così riferisce lo Scanaroli, - poi laureatosi a pieni voti insieme agli altri scolari sunnominati -, divenuto arcivescovo di Tiro e Sidone).
Pare che anche allora non tutti gli scolari fuori sede si comportassero bene, tanto che il dottore ne fece arrestare e tenere in prigione per qualche tempo alcuni di quelli stessi che s'era portato da Modena, i quali "lanciarono un sasso all'inseguimento del messo, un domestico di casa Carandini che li aveva redarguiti per certi canti un pò troppo continuati e noiosi, sasso che ahimè, andò a finire dinanzi alla porta del dottore".
Il nostro informatore prosegue l'articolo con l'annotazione di poco edificanti pratiche di raccomandazione vigenti in quel tempo, da parte di duchi, conti, marchesi, per ottenere i più disparati favori, pratiche sulle quali appare prudente stendere un velo di pietoso silenzio.
*Comandante vv.uu Castelraimondo,dottore in giurisprudenza,specialista in professioni legali