La foto del mese
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di Chiara Fonzi
L'Università di Macerata fa scuola negli Stati Uniti. Lo scorso mese, due docenti della Facoltà di Scienze politiche, Beatrice Bonafè e Benedetta Barbisan, hanno svolto un corso di trenta ore rivolto agli studenti della Facoltà "gemella" della Central University of Michigan.
La "trasferta" è avvenuta nell'ambito di un più generale accordo di cooperazione internazionale siglato di recente tra i due Atenei, accordo che prevede, oltre allo scambio di professori e alla collaborazione nel campo della ricerca, anche la mobilità degli studenti stessi. A fare da volano a questa importante intesa è stato il master in Innovazione nella Pubblica Amministrazione, segnalato anche nelle classifiche del Censis, che nelle sue sette edizioni ha registrato ampie adesioni non solo tra gli enti e le istituzioni marchigiane, ma anche dell'Abruzzo, della Puglia e della Sicilia. Grazie al sito internet www.masterpa.it, tradotto anche in inglese, il corso ha richiamato l'attenzione dell'Università del Michigan, che ha attivato un Master in "Public Administration", sull'Ateneo maceratese in generale.
"Gli americani – spiega Benedetta Barbisan, che insieme alla collega Beatrice Bonafè ha tenuto il corso comparativo di diritto costituzionale tre Europa e Stati Uniti – sono molto interessati agli sviluppi dell'Unione Europea sotto diversi punti di vista: politologico, amministrativo, politico in senso stretto. In futuro si vogliono affrontare altre problematiche secondo diverse prospettive. E' questo lo spirito con cui proseguirà questa sinergia".
Come è stata l'accoglienza negli Stati Uniti? "Molto calorosa, piena di attenzioni e cure per tutta la permanenza. Gli americani sono stati molto contenti di instaurare uno scambio con una Università italiana, soprattutto dopo aver conosciuto l'illustre tradizione del nostro Ateneo. Abbiamo riportato in Italia il loro entusiasmo. L'auspicio è quello di organizzare uno scambio annuale di docenti, che possano operare a vicenda per un semestre nell'altra università. In futuro si vogliono coinvolgere anche gli studenti e i dottorandi".
Che differenze ha trovato tra studenti italiani e americani? "L'impostazione metodologica della Facoltà è diversa. Quella statunitense è più politologia e sociologica; non vengono studiate materie come economia e diritto, quindi nel nostro corso abbiamo dovuto essere molto didattici, per colmare la mancanza di queste conoscenze. Gli studenti americani, d'altra parte, arrivano a lezione avendo già studiato in precedenza l'intero materiale, che viene consegnato loro prima dell'inizio del corso. E' un metodo da noi molto inusuale".
Questo tipo di esperienza mette in luce anche l'importanza dell'approfondimento delle lingue straniere. "Per cogliere pienamente queste occasioni – commenta la professoressa Barbisan – bisogna migliorare la fruibilità dell'inglese sia da parte del corpo docente sia da parte degli studenti".