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di Mauro Torresi
Durante la puntata dello scorso 11 gennaio della trasmissione di Rai 3 “Ballarò”, il Ministro dell'Istruzione Gelmini aveva affiancato ai Corsi di Laurea in Scienze “delle comunicazioni” le parole “inutili” e “amenità” (fonte: sito web Rai.tv). Il 17 gennaio era arrivata la risposta della professoressa Barbara Pojaghi, Preside di Scienze della comunicazione a Macerata. La replica in questione è ancora on line sul sito della Facoltà Unimc.
Professoressa Pojaghi, dopo le dichiarazioni del Ministro Gelmini all'interno di “Ballarò”, un noto giornalista Rai ha proposto di chiudere le Facoltà come quella da lei diretta. Cosa pensa di queste considerazioni?
Le considero delle esternazioni, non sono proposte o riflessioni. Un Ministro non può dire certe cose, dato che deve governare tutti gli Atenei e che permette la presenza, sul territorio, di Facoltà di Scienze della Comunicazione. Quindi, la Gelmini avalla qualcosa che ritiene inutile. Il presentatore, invece, faccia il suo mestiere.
Si sente spesso dire che Scienze della Comunicazione sarebbe “inutile” (per il lavoro, ndr). Molti ragazzi la etichettano spesso con la formula “Scienze della disoccupazione”. Sono tutti luoghi comuni o c'è un fondo di verità?
Oggi potremmo forse chiamare in questo modo un po' tutto. Il problema della disoccupazione è serio e investe una quantità di giovani non riconducibile solo al numero di laureati usciti da questo tipo di Facoltà. I risultati delle indagini di “Alma Laurea” dimostrano il contrario di quello che viene detto. I nostri laureati, infatti, trovano un lavoro collegato al tipo di Laurea conseguita, seppur con contratti atipici. Questo, però, non dipende dal tipo di studi fatti. I nostri studenti hanno gli stessi problemi di quelli che frequentano altri corsi.
Alcuni utilizzano i termini “Scienze delle merendine” per riferirsi alla presunta facilità dei corsi in “comunicazione”.
La nostra è una Facoltà che non ha delle materie specifiche che la caratterizzano. Noi chiediamo allo studente di avere una flessibilità e una capacità di “movimento” in aree disciplinari molto diverse tra loro. Fare tutto questo può non essere semplice. Quindi, penso che anche questo sia un luogo comune.
Tutte queste opinioni negative, ormai diffuse, potrebbero scoraggiare gli iscritti di Scienze della Comunicazione e portarli ad abbandonare gli studi?
Spero di no. In questa Facoltà si sviluppano delle competenze e delle capacità molto utili. Penso che tutti vadano “contro” i nostri corsi, perché cerchiamo di insegnare ai ragazzi come de-codificare i messaggi, come non farsi manipolare e come sviluppare delle competenze reali di comunicazione.
Se vengono mosse così tante critiche, però, i piani di studio avranno pure delle criticità.
Sicuramente. Credo che i cambiamenti di questi ultimi decenni siano stati tanti e veloci e penso che l'università debba guardarsi “dentro”. Ci stiamo organizzando e sono sicura che molte cose possano essere modificate. Dobbiamo essere attenti ai cambiamenti del nostro territorio e far sviluppare ai nostri studenti competenze che servano a rispondere alle domande esterne. Ci si deve basare, però, sul lavoro svolto in sede universitaria, non su quello che viene richiesto da altri.