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Pavel a. Florenskij tra tempo e simbolo

27-03-2009

di Giorgio Cipolletta

La scuola Superiori Giacomo Leopardi, il 26 marzo, in collaborazione con il dipartimento di ricerca linguistica, letteraria e filologica dell’Università di Macerata, ha ospitato nella sua sede di Villa Cola, la conferenza dal titolo: Pavel A. Florenskij Parola Tempo e Simbolo.

Attraverso la nuova traduzione di Iconostasi a cura di Giuseppina Giuliano, si è ricostruito integralmente il testo russo pubblicato in una prima edizione italiana già nel 1994.
La conferenza ha aperto il dibattito, dopo la presentazione della nuova traduzione, con il prof. Glauco Tiengo, Università di Torino, affrontando il tema del tempo in Pavel Florenskij, mentre Luciano Tagliagambe, Univeristà di Cagliari, ha esposto il suo pensiero relativo a: Estetica, filosofia e teologia nell'epistemologia del simbolo di Florenskij

Quest’opera, che l’autore russo non vide mai stampata, è un puzzle di vari testi, a loro volta soggetti a una non facile storia critica. Una nuova traduzione di un autore così complesso rappresenta una sorta di incontro con l’autore stesso, Vladimir Pavel Florenskij Solov’ëv, uomo, sacerdote, teologo, teorico dell'arte e del linguaggio, fisico, matematico, ingegnere elettrotecnico, epistemologo.

Nelle pagine del filosofo si riscontra una complessa, completa ed elaborata filosofia dell’icona, che costituisce uno dei passi fondamentali della sua riflessione sullo sguardo. Icona intesa come campo magnetico tra l’invisibile e il visibile, come riconoscimento della propria vocazione interiore. Il tempo in Florenskij viene spiegato attraverso tre giganti della filosofia: Heidegger, Bergson e Husserl. Il professor Tiengo richiamato l’attenzione sul concetto di equazione temporale, non come somma delle parti, ma con valore aggiunto, al di sopra del tempo stesso. Il tema del tempo viene compreso da Florenskij non tanto in astratto, come se fosse riservato solo a chi si occupa di questioni filosofiche e teologiche. Esso, al contrario, attrae la sua attenzione durante l'intera sua vita come uno dei temi principali di portata innanzitutto esistenziale.

Luciano Tagliagambe ha collegato Florenskij ai giorni nostri. La sua attualità è sorprendente: bio-tecnologie o auto-poiesis della vita, come relazione tra l'organizzazione del corpo e la sua proiezione negli attrezzi usati dall'uomo e negli artefatti da lui prodotti e la connessione intima tra interno organico ed esterno tecnico, che sono i cardini secondo Florenskij, tra natura e tecnica, tra macchine interne e macchine esterne e dell'effetto di risonanza che si produce tra di esse e si autorafforza. Ne consegue che la natura può essere analizzata con gli strumenti della tecnica e, viceversa, la tecnica tende a naturalizzarsi sempre più.

Un confronto odierno che fa pensare ai confini tra natura e tecnica, in un mondo come quello di oggi dove l’uomo si trasforma come protesi necessaria alla tecnica.

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