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Giovanni Allevi al piano di UniMc
Foto di Pixelmatica Macerata

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Cooperazione tra UniMc e Betlemme

06-04-2009

di Marinella Bosi

Sin dall’antichità il Mediterraneo è stato punto d’incontro di culture, traffici, commerci e saperi, e l’Italia un ponte lanciato tra Europa e Oriente.  Forte di questa tradizione, continuano a crescere i rapporti dell’Unimc con gli altri Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum.

Così, dopo gli accordi con l’Università di Gafsa (Tunisia), nel gennaio 2009 è stata sottoscritta una collaborazione con l’Università di Betlemme. Un Ateneo che ha molto in comune con quello di Macerata, in particolare le piccole dimensioni e il ruolo pioneristico nello sviluppo del sapere scientifico e nella formazione delle classi dirigenti dei rispettivi Paesi.

Mentre sono lontani secoli i tempi in cui i primi giuristi maceratesi andavano a riempire le fila dei funzionari di regni e papati, dando il via ad una tradizione che continua tuttora, l’Università di Betlemme, fondata nel 1973, è chiamata oggi ad essere un polo d’avanguardia del giovanissimo sistema accademico palestinese, scheletro di uno Stato ancora in fieri.

Unica Università cristiana della Cisgiordania, ma aperta a studenti di tutti i credo religiosi, l’Università di Betlemme offre la possibilità di un’istruzione avanzata alle donne e agli uomini che formeranno le istituzioni di quella Regione, e contribuisce così a creare le condizioni di pace, stabilità, e prosperità ancora assenti in quei luoghi. Nel far ciò un apporto incisivo viene dalle collaborazioni strette con Atenei europei e statunitensi, tra i quali appunto quello di Macerata.

L’azione congiunta sul piano internazionale consente ai soggetti che entrano in contatto di integrare le proprie conoscenze, mutuandole gli uni dagli altri. Così il progetto di cooperazione sottoscritto nel 2008 dal rettore Roberto Sani e l’arcivescovo del Patriarcato Latino di Gerusalemme Fouad Twal, presidente dell’Università di Betlemme, prevede scambi di docenti e studenti, preparazione di corsi, seminari e convegni in comune, avvio di progetti di ricerca condivisi.

Ad esempio, gli studenti e laureati palestinesi potranno approfondire la materia della cooperazione internazionale, in particolare le tecniche per l’individuazione di bandi e la redazione di progetti volti ad ottenere fondi per i loro territori, da gestire in autonomia. Un aspetto di indubbia importanza, che realizza lo scopo primo della conoscenza: rendere liberi e capaci di autodeterminarsi i soggetti che ne fruiscono.

Dall’altro lato, anche gli studenti e i professori dell’Università di Macerata avranno da guadagnare dal confronto nella loro attività didattica e di ricerca. Per capirlo è sufficiente pensare alle ricchezze culturali della Terra Santa, alle future possibilità legate alla ricostruzione post-bellica e allo sviluppo dell’area. Si tratta quindi di un accordo paritario, caratterizzato dalla reciprocità degli impegni, di importanza strategica per entrambi i contraenti.

A partire dalla sua sigla è iniziato l’impegno concreto nell’individuazione delle risorse e nella creazione dei progetti. Nei guiorni scorsi sono stati ospiti dell'Ateneo maceratese il rettore dell'Università di Betlemme Brother Robert Smith insieme ai professori Irene Hazou e Sami Basha accolti dal rettore Sani e dal direttore del Centro rapporti internazionali Angelo Ventrone. L'incontro è servito a programmare le attività in comune fra i due Atenei. Due sono gli ambiti di azione per ora previsti. Il primo riguarda il campo dell'assistenza all'infanzia, che in Palestina rappresenta una vera e propria emergenza, soprattutto per i bambini con problemi particolari o che hanno subito le drammatiche conseguenze dei conflitti bellici; il secondo ambito riguarda la valorizzazione delle risorse locali, del turismo e dei beni culturali di cui la Terra Santa è ricchissima.

Per questo l’Unimc impiegherà le proprie risorse e cercherà di coinvolgere anche altri enti pubblici e privati della Regione nell’investire mezzi, uomini ed idee affinché la Palestina guardi alle Marche come ad una terra amica.  Siamo infatti ad un tornante storico in cui più che mai è essenziale arginare le tentazioni di provincialismo, sempre in agguato in quelle realtà di piccole dimensioni con un vivo passato alle spalle, che porta come conseguenze l’inedia o l’autoreferenzialità, ed impegnarsi a portare il territorio sul piano internazionale.

In questo senso l’Università di Macerata ha mostrato di ragionare in grande nonostante le sue piccole dimensioni, e di aver scelto una posizione attiva nella costruzione di un dialogo interculturale.
Infatti nello spirito dell’accordo con Betlemme si respira la volontà di portare la popolazione universitaria locale ad un confronto con un Oriente popolato da giovani generazioni, e quella di offrire agli studenti palestinesi l’occasione di conoscere un mondo dove opera la cooperazione e non il conflitto.

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