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di Ilaria Sciadi Adel
“Come per Leopardi, sempre caro mi sarà quest’ermo colle”. Scelta significativa quella del prof. János Sándor Petöfi che martedì 15 febbraio ha annunciato il suo congedo dalla carriera accademica e dall’Università di Macerata proprio con l’incipit di una delle poesie più belle della letteratura italiana.
La cerimonia, svoltasi nella prestigiosa Antica Biblioteca della Facoltà di Giurisprudenza, si è aperta con la consegna, da parte del rettore Luigi Lacchè, del sigillo universitario al prof. Petöfi. Nato a Miskolc (Ungheria) nel 1931, János Sándor Petöfi prende nel 1955 una laurea in Matematica e Fisica e una in Lingua e Letteratura tedesca nel 1961 a Debrecen (Ungheria), conciliando studi matematici e studi umanistici. Nel corso degli anni ’70 Petöfi sistematizza il concetto di “multimedialità testuale”, elaborando una teoria del testo nota come “Testologia Semiotica”. L’avventura con l’Università di Macerata ha inizio nel 1989, quando Petöfi viene nominato ordinario di Filosofia del Linguaggio. “Quando andavo a prenderlo alla stazione di Civitanova Marche e, dopo tutte quelle ore di viaggio, gli domandavo perché continuasse a venire a Macerata, lui mi rispondeva che oramai il dialogo creatosi lo attirava”, ricorda emozionato Giuseppe Galli, docente alla Facoltà di Lettere e filosofia di Macerata. Figura professionale, pioniere nel campo della linguistica testuale, Petöfi ha rivelato la relazione esistente tra significato e significante, coniugando studio della struttura e studio dei processi generativi della lingua; ma anche “figura umana” che ha mostrato quella disponibilità, nel far dono del proprio sapere con umiltà, tipica dei grandi uomini. I suoi allievi e colleghi, il prof. Luciano Vitacolonna dell’Università di Chieti, il prof. Marcello La Matina e il prof. Francesco Orilia della Facoltà di Lettere e filosofia di Macerata, lo raccontano come “un maestro che sa indicarti la giusta via, rivelandoti la mediocrità senza mortificarti qualora non la trovassi”, dice La Matina.
Dedizione per la sua professione, ma anche per gli studenti: “Ha fatto sì che in parte io sia quella che sono. Petöfi è stato per me un maestro, una persona che non insegna, ma dalla quale si può solo apprendere”, racconta Gianna Angelini, allieva e in seguito dottoranda di János Petöfi ed oggi docente a contratto di Semiotica alla Facoltà di Scienze della comunicazione di Macerata. Nel corso della cerimonia Petöfi ha posto l’accento su questioni importanti, come la riforma che sta coinvolgendo attualmente l’istruzione italiana: “Sempre più si tende a considerare indispensabile la tecnica a discapito delle scienze umane, senza le quali il valore della vita non sarebbe quello che noi tutti abbiamo sempre desiderato”, afferma il professore, che conclude il suo discorso ricordando che i rapporti interpersonali non finiranno con questa cerimonia: “Oggi terminano i rapporti istituzionali, ma quando tornerò a Macerata cercherò voi come persone private".
Al termine della cerimonia Cittàteneo ha incontrato Petöfi.
Impressioni a caldo sulla cerimonia.
“Non è possibile dire qualcosa in quest’occasione, perché è impossibile non essere emozionati”.
Possiamo definire la sua carriera come una rete di intrecci. Che posto ha ricoperto l’Università di Macerata in questa rete?
“L’Università di Macerata mi ha dato moltissime occasioni per allargare i miei interessi e avere la possibilità di collaborare con studenti e giovani colleghi”.
Come è avvenuto l’incontro con l’Università di Macerata?
“Non è facile dirlo. Ci sono state moltissime occasioni che mi hanno condotto a Macerata”.
Può rivelarci qualche anteprima riguardo a nuovi progetti cui sta lavorando?
“Sto controllando l’applicabilità della “Testologia Semiotica” con l’aiuto di collaboratori di altri paesi e speriamo di giungere alla dimostrazione della sua completa verificabilità”.
In un momento come questo in cui è in atto una profonda trasformazione dell’istruzione italiana, cosa pensa del rapporto che sussiste tra teoria e pratica?
“A dire la verità non mi piacciono le decisioni che i ministri qui e al mio paese stanno prendendo, distinguendo severamente ciò che ha valore e ciò che non ha valore. Il valore è qualcosa che non sappiamo ancora dove finisce e dove inizia. E’ un’operazione alquanto delicata”.
Che cosa lascia l’Università di Macerata al Prof. Petöfi?
“Pensieri, emozioni, legami. Non cambierà nulla”.
E che cosa lascia il Prof. Petöfi all’Università di Macerata?
“Deve chiederlo all’Università. Non è mio compito dirlo”.