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L’affetto degli studenti di ieri (e dell’altro ieri)

30-11-2009

di Francesco Barbabella

“Mi sono laureato all’Università di Macerata e ci tengo a ribadirlo”: l’orgoglio che esce da queste parole è misto al piacere di essere tornato, dopo diverso tempo, nei luoghi della sua giovinezza. A parlare è Stefano Tombesi, laureatosi in Giurisprudenza 25 anni fa, tra coloro che hanno accettato l’invito alla Giornata del Laureato svoltasi lo scorso 24 ottobre: una cerimonia che unisce tre generazioni di studenti.
“Sono stati anni belli, sinceramente”, continua Tombesi. “C’era la gioventù, e quindi come tutti i giovani avevamo tante speranze per il futuro, c’erano tante ideologie”. Dopo la laurea, un esame di abilitazione per avvocato, professione che non ha esercitato: “adesso sono responsabile dell’ufficio liquidazione di un gruppo assicurativo”.

Ricorda la vita universitaria dell’epoca? “Devo dire di non averla vissuta appieno, dal momento che abitavo a Corridonia e facevo il pendolare. Però ammetto di essere stato bene durante il periodo degli studi: mi ricordo quegli anni con grande simpatia”. Un episodio particolare che le è rimasto impresso? “Ricordo l’esame di medicina legale, sul quale mi giocai la lode sulle mummie: e pensare che ora sono appassionato di egittologia!” . Una beffa. “Mia moglie mi dice sempre: ‘Sei un esperto di mummie e ti sei giocato la lode sui cadaveri mummificati’. Direi che si tratta di una nemesi storica”, dice con un grande sorriso.
L’Auditorium San Paolo è popolato da centinaia di persone: la maggior parte sono ragazzi laureatisi lo scorso anno con il massimo dei voti. Altri sono signore e signori usciti dall’Università di Macerata nel 1983-84. Altri ancora, invece, appartengono ad una generazione addirittura precedente: uomini e donne che hanno terminato i loro studi tra il 1958 ed il 1959.

“Mi sono laureato il 21 febbraio 1959 con una tesi in diritto ecclesiastico”, dice Lanfranco Frezza, avvocato del Foro di Terni. “Il titolo della tesi era ‘Valutazione critica delle norme costituzionali e del Concordato in contrasto fra loro’: allora era un tema molto interessante e ha precorso i tempi della discussione critica delle norme del Concordato che erano in contrasto con la Costituzione italiana”. Mezzo secolo fa, a Macerata, esisteva solo la Facoltà di Giurisprudenza, un insegnamento attivo da circa sette secoli e a cui l'Università deve molta della propria fama. “Chi ha avuto la possibilità e la fortuna di frequentare le lezioni all’Università di Macerata sicuramente ne è uscito molto preparato. È un’ottima università: ricordo professori molto bravi”, afferma Frezza.
“Mi trasferii da Roma a Macerata perché dovevo essere assunto in una azienda non lontano da questa città. Poi nella vita si cambia, e quando si è giovani non si sa ancora bene cosa si farà da grande”. Cos’è successo dopo la laurea? “Ero in attesa di laurearmi, e avevo già il posto in banca pronto, al Monte dei Paschi di Siena. Poi, però, non andai più, perché mia madre non voleva che mi allontanassi: allora iniziai la professione forense come praticante”. Ora è avvocato. “Da tanti anni. E posso dire, senza falsa modestia, perché la falsa modestia è la virtù dei deboli, di essere un avvocato affermato a Terni”.

Prima di salutare l’avvocato e lasciarlo alla cerimonia, gli chiedo quale consiglio si sente di dare ad uno studente che comincia adesso a studiare all’Università di Macerata. “Consiglierei di frequentare le lezioni. Di frequentare assiduamente le lezioni, di stare vicino ai professori. Perché i professori, almeno all’epoca, avevano un ottimo rapporto con gli studenti: ritengo che, favorendo il dialogo con i professori, gli studenti non possano che trarne grandi benefici intellettuali e culturali”.

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