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Il diritto pretorio, un esempio per la bioetica

13-07-2011

di Cristiana Lauri

Chi si è già cimentato nello studio del diritto romano lo saprà già: il sistema normativo romano, lo ius civile, era molto lento nei suoi meccanismi e non prestava troppa attenzione alle persone. Per questo fu creato il Pretore. In carica per un anno, era un politico che però si faceva affiancare da un giurista. Le norme da lui emanate, i cosiddetti decreti, erano un complesso di norme parallele allo ius civile con cui il diritto si innovava di giorno in giorno. Con questo esempio la Prof.ssa Maria Grazia Scacchetti, docente di diritto romano presso l’Università di Modena e Reggio Emilia ha introdotto la sua relazione su “La normativa vigente in materia di testamento biologico” nel convegno organizzato dalla Facoltà di Scienze politiche dal titolo “Testamento biologico e libertà negate. Verso una legge anticostituzionale?”.

Ma cosa c’entra il diritto pretorio con le questioni bioetiche di oggi? “Quando il complesso legislativo non funziona adeguatamente è possibile trovare le soluzioni nelle norme già esistenti” sostiene la Scacchetti. La nostra Costituzione afferma principi fondamentali per la tutela della persona, come il diritto di autodeterminazione in merito a decisioni sanitarie. Casi famosi come quello di Eluana Englaro o Piergiorgio Welby hanno dimostrato la sensibilità dei giudici davanti a problemi riguardanti la dignità umana, affermando importanti principi di diritto. “Resta però oscuro lo strumento con cui affermare l’autonomia e quindi tutelarla. Nel nostro ordinamento c’è una normativa nel codice civile (artt. 404 ss.) troppo spesso presa sottogamba, che è quella dell’amministrazione di sostegno. Gli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione ce l’avevano già i Romani e ce l’aveva anche il legislatore italiano nel 2004”. Nati per tutelare il patrimonio a favore di eredi e creditori, questi istituti appaiono oggi, per la Scacchetti, una tutela per il beneficiario che vedrebbe così rispettata la propria autodeterminazione. “In Svizzera, ad esempio, è stato introdotto il testamento biologico modificando il codice civile e affermando che l’amministratore di sostegno può rappresentare il beneficiario anche per quanto riguarda il testamento biologico” continua la Scacchetti. “Recentemente sono stati condannati dei medici per aver effettuato una trasfusione di sangue a due donne Testimoni di Geova. Essi sono stati imputati per aver violato la libertà alla salute psichica e la libertà religiosa delle pazienti”.

Le nuove sfide in campo bioetico dimostrano l’esigenza di un diritto capace di rinnovarsi, così come il diritto romano fece per mezzo del diritto pretorio. “Speriamo che i medici imparino e speriamo anche i nostri legislatori”.

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