La foto del mese
Foto di Pixelmatica Macerata

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di Ilaria Sciadi Adel
Appassionata ed intraprendente, la Prof.ssa Gianna Angelini ricopre il ruolo di vicepresidente dell’Associazione TP ed è stata colei che ha voluto fortemente il progetto TP Domani. Siamo andati a chiederle cosa pensava a proposito dell’iniziativa e del mondo della pubblicità.
Che ruolo ha avuto nella partecipazione dell’Università di Macerata al progetto?
Il mio ruolo di vicepresidente dell’Associazione ha come delega specifica il rapporto con l’Università. Questo vuol dire che la mia candidatura è avvenuta in seguito alla presentazione di un progetto che riguarda il coinvolgimento degli studenti che si stanno formando nell’ambito della comunicazione. Abbiamo, dunque, previsto una fase di lancio sperimentale in alcune aree test, tra cui Macerata, la quale ha un ruolo importante in quanto rappresenta un test di verificabilità e di applicabilità del progetto a livello nazionale.
Il binomio teoria-prassi costituisce il fil rouge di questo progetto. La prassi riveste un ruolo importante, ma può fare a meno della teoria?
Assolutamente no. Abbiamo tenuto a ribadire più volte ai ragazzi che tali laboratori sono occasioni importanti di dialogo con i professionisti del settore, spesso più accattivanti e coinvolgenti rispetto allo svolgimento di un insegnamento di ordine pratico, ma certamente non sostitutivi. La teoria è la base da cui partire per potersi affacciare al mondo del lavoro.
“Per capire come arriva il messaggio, partite da Laboratori TP Domani”, questo lo slogan della presentazione del progetto. Al pubblico giunge il prodotto già confezionato, ma cosa c'è in quel percorso che sta tra la creazione e l’arrivo di un messaggio?
In quel percorso il significato prende forma. I comunicatori devono sapere che tra le logiche aziendali e le logiche del pubblico ci sono altre logiche che sono le dinamiche della comunicazione. Con tale progetto gli studenti esplorano questa terra di mezzo che è quella che consente di attribuire il senso vero al messaggio finale. Il messaggio che giunge agli utenti finali non è quello che emerge direttamente dalle logiche aziendali, bensì quello che emerge in funzione della strategia di comunicazione. E’ importante che gli studenti capiscano che la comunicazione è una cosa complessa e che se viene elaborata male, il significato ne uscirà completamente stravolto.
Si parla spesso di messaggi subliminali come un pericolo da cui guardarsi. Sono da considerarsi una parte inevitabile e integrante della pubblicità?
Dipende dal senso che attribuiamo al messaggio subliminale. Se per messaggio subliminale si intende un messaggio veicolato attraverso una forma che non è quella pubblicitaria, ma che è ad esempio quella editoriale e che nasconde il messaggio pubblicitario, allora bisogna far sì che si sviluppi una coscienza critica a monte perché molte volte questi due processi non possono essere separati. Se educhiamo gli studenti ad un utilizzo etico della pubblicità, allora potremmo preservarci dalla paura del messaggio subliminale.
Il 31 marzo si è tenuto a Roma un convegno sulla figura della donna nella pubblicità. E se la domanda fosse: vengono rappresentati i giovani nella pubblicità?
Il problema della rappresentazione delle figure sociali nella pubblicità è molto complesso. Il giovane che rappresenta se stesso lo fa senz’altro in modo molto più veritiero rispetto a come viene rappresentato dal l’adulto che tende a seguire gli stereotipi del momento e che tende a dipingerlo come un giovane superficiale, che non si impegna e che trascorre le sue giornate davanti al pc. Il problema fondamentale è la generalizzazione. Pensare a come in generale viene rappresentato il giovane non ha molto senso. I giovani devo imparare a comunicare se stessi nel modo più giusto ed opportuno.