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di Ludovica Xavier de Silva
Spesso si pensa all’archeologia come a una disciplina chiusa nell’ampolla di vetro dell’antichità, che si riveste di erudizione e di un certo gusto “antiquario”. In realtà, essa ha l'obiettivo di restituire il passato in tutto il suo splendore e nei suoi molteplici significati.
Lo scavo ad Hadrianopolis, in Albania, costituisce un magistrale esempio di questa vocazione. Nel corso della presentazione della mostra “Hadrianopolis: una città romana nell’antico Epiro”,svoltasi a Palazzo Buonaccorsi, è stato ampiamente illustrato il progetto di scavo e valorizzazione del territorio intrapreso dall’Università di Macerata in collaborazione con la Regione Marche.
Uniti per la cultura
Nell'occasione, il rettore Luigi Lacchè ha sottolineato come il progetto abbia permesso una serie di collaborazioni importanti e proficue: in primo luogo con l’Università “Eqrem Cabej” di Gjirokaster e con le istituzioni albanesi, ma anche con le Università di Camerino e Oxford. Nel segno di una cooperazione volta all’integrazione e al reciproco arricchimento si sta inoltre perseguendo il più nobile degli obiettivi, quello della crescita culturale della valle del Drino, dove si trova l’antica città di Hadrianopolis. La collaborazione potrà rendere gli abitanti consapevoli della propria storia antica, ma anche del valore che ha ancora oggi, sia dal punto di vista culturale che da quello economico. E' ciò che si è augurato anche l’assessore alla cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale della Regione Marche Luca Marconi, che ha testimoniato quanto il nostro territorio e le sue istituzioni credano in questo progetto.
Il Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storiche dell’Antichità di Unimc, rappresentato dalla Direttrice, prof.ssa Maria Giovanna Fabrini, dal Preside della Facoltà di Lettere e filosofia, prof. Gianfranco Paci e da Roberto Perna, Ricercatore presso la stessa Facoltà e Direttore del Sistema museale della Provincia di Macerata, ha così dato prova della sua qualità, nonché della sua capacità di inserirsi in progetti in cui la ricerca archeologica può dispiegare tutte le sue potenzialità come fattore di crescita delle comunità locali.
Perna, Direttore anche della missione archeologica italiana ad Hadrianopolis, ha evidenziato come il lavoro di scavo e di ricerca abbia reso forti e proficui i legami con la missione archeologica albanese, nell’ottica di un reciproco arricchimento.
Il teatro riscoperto
Tale progetto si è orientato in primo luogo a restituire alla regione il teatro di Età adrianea, al fine di renderlo nuovamente fruibile dalla comunità. Il teatro è stato inaugurato a settembre, con la messa in scena di uno spettacolo dal titolo “Sul sentiero di Adriano – Ne Gjurmet e Adrianit”organizzato dall’associazione Arena Sferisterio di Macerata.
Ma il progetto, che nel 2008 ha assunto il nome di Archadrin, non si è fermato alla valorizzazione del teatro. Tra gli obiettivi della missione c’è stato anche quello di creare una carta archeologica del territorio della valle del Drino, che sia uno strumento utile agli studiosi come alle autorità albanesi per l’approfondimento degli studi e per la tutela dei beni culturali. Non meno degna di nota è, inoltre, l’iniziativa che ha visto svolgersi, presso l’ Università “Eqrem Cabej” di Gjirokaster, un corso e un campo di volontari volto a formare personale specializzato nel settore della Protezione civile per la salvaguardia dei Beni culturali.
Una risorsa
In questo panorama di impegno per la valorizzazione del territorio e per lo scambio culturale, la Mostra fotografica allestita a Palazzo Buonaccorsi ha saputo dare risalto ai valori e ai sentimenti più nobili di questo progetto, anche grazie alle splendide fotografie esposte. Dietro l’obiettivo può essere scorto un occhio attento e sensibile, che ci regala immagini della quotidianità e delle tante bellezze di un luogo certamente da scoprire.
L’archeologia è tutt’altro che obsoleta: anzi, può essere una risorsa, o se si vuole, uno risposta ai nostri tempi così critici.