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di Viviana Minasi
La questione del rapporto tra la società moderna e la televisione è uno dei temi più attuali e dibattuti, che suscita molto interesse. Se a parlarne è poi un giornalista del calibro di Gianni Minà, allora l’argomento acquista un valore senza dubbio maggiore. Di questo, ed altro, si è parlato durante una lezione che proprio Minà ha tenuto agli studenti del master in Giornalismo Partecipativo alla Facoltà di Scienza della Comunicazione di Macerata. "La presenza di Gianni Minà tra noi è un forma di apertura verso la Facoltà e verso l’intero Ateneo", ha detto il professor Gennaro Carotenuto, direttore del Master all’inizio dell’incontro, specificando che proprio per la presenza del giornalista, la lezione era aperta a chiunque volesse partecipare.
Carotenuto ha poi posto l’accento sulla crisi che negli ultimi dieci anni ha colpito il giornalismo nel nostro paese. "Da un lato è oramai evidente lo stato di malessere in cui si trova il giornalismo tout court; i giornali perdono annualmente il 2% di fatturato e questo è dovuto alla crisi del rapporto tra giornale e lettori, causato a sua volta dall’irruzione degli sponsor nel mondo del giornalismo, che ha fatto passare in secondo piano l’importanza del lettore". "L’altra causa è proprio la precarizzazione dei giornalisti, che si trovano sempre più in una posizione ricattabile, che li spinge man mano ad aprirsi a forme di giornalismo alternativo, come quello sul web". La parola è poi passata a Gianni Minà, che ha brevemente ripercorso le tappe della sua lunga e proficua carriera, iniziata nel 1959 come giornalista a "Tuttosport", e proseguita con la collaborazione in Rai, nel 1960.
La lezione di Minà non poteva che iniziare ricordando la manifestazione tenutasi a Roma lo scorso 3 ottobre in difesa della libertà di stampa. Il giornalista non ha nascosto il suo disappunto per le dichiarazioni del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, proprio in merito alla dimostrazione di piazza. "La crisi del giornalismo, non solo nel nostro paese, è oramai irreversibile e prova ne è il fatto che da qualche anno a questa parte, registi del calibro di Oliver Stone e Michael Moore sono tornati ad una tipologia di film che sembrava obsoleta a un certo punto, morta a causa della televisione, il film documentario, perché in esso è narrata la verità dei fatti", ha spiegato Minà, che si è poi concentrato sulla libertà di informazione, oggi sempre più viziata da interessi di parte.
"Non esiste più quell’informazione disinteressata che ha caratterizzato i primi anni della mia carriera – ha detto Minà – Oggi l’informazione appartiene sempre più alle diverse fazioni politiche di cui i nostri giornali sono purtroppo espressione, per cui ecco che alcune notizie vengono messe in risalto e altre invece trasmesse in tono minore". Minà si rivolge poi agli studenti, dicendo loro:"Voi giornalisti di domani siete chiamati a ricoprire un ruolo importante, quello di coloro che lottano per cedere il meno possibile ai ricatti; dovete andare avanti e resistere, attaccarvi alle regole della professione, andando contro gli interessi vostri e di coloro che la verità la vorrebbero celare". La lezione ha affrontato l’argomento “giornalismo partecipativo”, inteso come la scappatoia utilizzata dai giornalisti, anche i più affermati, per fare informazione secondo i propri canoni e non secondo quello di direttori ed editori.
"La peculiarità del web e delle diverse forme che con esso si sono sviluppate – ha proseguito – è quella che riguarda la maggiore liberà di espressione, e il giornalismo partecipativo rappresenta una frontiera nuova, interessante e fondamentale, che attualmente è concepito dai più come una sorta di 'controinformazione', ma che può diventare una vera e propria sorgente di informazione per tutti".