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di Francesco Barbabella
Ogni anno è normale trovarsi di fronte a qualche volto nuovo tra i professori di un corso di studi o all’interno di una facoltà universitaria. Come per ogni settore lavorativo, anche nel mondo universitario esistono nuove generazioni di giovani docenti che crescono e cercano di farsi largo in un ambiente accademico non certo facile.
Alcune volte capita che siano proprio ex studenti dell’Università di Macerata a presentarsi in aula: questa volta non per seguire le lezioni, ma per tenerle da professori. Per capire meglio il percorso di questi laureati targati Unimc che si trovano ora ad insegnare (a vario titolo) nella nostra Università, abbiamo intervistato due giovani docenti: Gianna Angelini, laureatasi in Scienze della Comunicazione nel 2002 e oggi docente di Semiotica e Semiotica Applicata, e Benedetta Giovanola, laureatasi in Filosofia nel 2001 e oggi docente di Filosofia Morale e Etica ed Economia.
Qual è stato il suo percorso, accademico e professionale, dopo la laurea?
Angelini: La via che ho deciso di battere subito dopo la laurea è stata quella di approfondire i miei studi e maturare dal punto di vista accademico. Essendo stata selezionata come referente italiana all’interno di un progetto internazionale riguardante la convergenza multimediale nel settore della comunicazione, ho sfruttato l’opportunità che mi era stata offerta trasformando il progetto in un Ph.D. (dottorato, n.d.r.), elaborato e discusso presso l’Università Europea Viadrina di Francoforte sull’Oder. Subito dopo il mio rientro in Italia, ho avviato un percorso di approfondimento accademico grazie al fatto di essere titolare di un assegno di ricerca (per quattro anni) a Macerata e al tempo stesso docente universitaria: ad ogni modo, non ho voluto trascurare l’ambito applicativo professionale, che ho portato avanti grazie ad attività di consulenza e ricerca per agenzie di comunicazione, imprese ed enti pubblici. Tuttora divido i miei impegni all’interno di tutti questi settori contemporaneamente.
Giovanola: Dopo la laurea ho potuto beneficiare a Macerata di una borsa di studio nell’ambito del Dottorato di Ricerca in “Filosofia e Teoria delle Scienze Umane” e dedicarmi così, in modo quasi esclusivo, all’attività di ricerca. Durante i tre anni del dottorato ho svolto diversi soggiorni all’estero, soprattutto in Germania, Belgio e Olanda, per documentarmi presso centri specializzati delle tematiche di mio interesse, come l’etica applicata e il rapporto tra etica ed economia. In quegli anni, come nei tre anni successivi, in cui sono stata titolare di assegno di ricerca, ho sempre viaggiato molto: ho potuto così confrontarmi con molti colleghi stranieri ed entrare a far parte di diversi network internazionali. Queste mie esperienze le ho poi messe al servizio della nostra università, della quale sono membro effettivo dal 2008, anno in cui ho vinto un concorso da ricercatore.
Quali differenze nota tra la sua generazione di universitari e gli studenti a cui insegna ora?
Angelini: Noto, da un lato, una spensieratezza che invidio, perché si traduce, potenzialmente, in una mancanza di pregiudizi contenutistici, che trovo essere un grande pregio anche dal punto di vista intellettuale. Noto, però, non senza rammarico, una scarsa motivazione all’approfondimento delle tematiche proposte che spesso si traduce in una mancanza di curiosità, che invece è fondamentale, in generale, per maturare culturalmente. In definitiva, come docente mi trovo di fronte ad una generazione potenzialmente apertissima, eppure per certi versi (tristemente) bloccata.
Giovanola: Gli studenti di oggi dispongono di un patrimonio, in termini di opportunità offerte e di capacità possedute, superiore a quello che avevamo noi, ma è come se questo patrimonio stentasse a essere espresso. In particolare, ho l’impressione che per loro frequentare l’università si riduca spesso al dare esami, senza intenderla come un luogo di formazione “complessiva”. Per noi era diverso: ricordo ancora come ci affannavamo per guadagnarci i primi posti in occasione di convegni a cui partecipavano studiosi di fama internazionale, o le interminabili discussioni in cui ci impegnavamo al termine delle lezioni, quando restavamo a discutere tra di noi nel corridoio del dipartimento di filosofia.
Cosa si sente di consigliare agli studenti che vorrebbero tentare la strada della ricerca e dell'insegnamento universitario?
Angelini: Di diffidare di chi dispensa consigli. Oggi in particolare.
Giovanola: Il lavoro nell’università può dare molto in termini di soddisfazione personale: è indescrivibile la gioia che si prova quando gli studenti ti dicono di apprezzare le tue lezioni oppure quando i risultati della tua ricerca vengono riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale. Ma questo lavoro richiede anche molto, soprattutto in termini di impegno, energie e rigore. Non lo si può scegliere se si è in cerca di gratificazione economica o di un posto di lavoro fisso in tempi brevi. Bisogna essere disposti a sacrifici e ad anni (spesso molti) di “gavetta”. Agli studenti che vorrebbero tentare la strada della ricerca e dell'insegnamento universitario, consiglierei quindi di farlo solo se sono “appassionatamente convinti” e disposti a proiettarsi in una dimensione internazionale, imprescindibile al giorno d’oggi.