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Da princeton a Macerata per la summer school

11-07-2011

di Debora Fiecconi

L'Università di Macerata anche quest’anno ha accolto gli studenti provenienti dalla prestigiosa Università di Princeton, prescelti per prendere parte alla Summer School, un corso intensivo di lingua e cultura italiana della durata di 4 settimane.

Il rettore, Luigi Lacché, durante la conferenza stampa, ha dato il benvenuto ai 23 studenti partecipanti alla Summer School per l’anno accademico 2010/2011, sottolineando l’onore e il piacere per l’Università di Macerata di ospitare ancora una volta questa splendida iniziativa, giunta ormai alla sua undicesima edizione. Infatti, come ha ricordato Lacchè, il progetto è stato inaugurato nell’anno accademico 2000/2001 dall’allora rettore Alberto Febbrajo, il quale accolse un’idea dei docenti della Princeton University Pietro Frassica e Fiorenza Weinapple, alla cui realizzazione hanno collaborato il professore Carlo Vecce e la professoressa Simona Costa dell’Università di Macerata.

Riguardo il programma del corso di studio, la didattica è affidata in parte ai due docenti dell’università statunitense Frassica e Weinapple: il primo ricopre il ruolo di professore ordinario di Letteratura italiana e Cultural Studies presso il Dipartimento di French and Italian, mentre la Weinapple è Senior Lecturer e Direttrice dell’Italian Language Program. Quest’ultimi sono affiancati nell’insegnamento da Laura Melosi e Marco Dondero, entrambi ricercatori e docenti di Letteratura italiana dell’Università di Macerata. 

Il corso è strutturato in lezioni di quattro ore giornaliere che si svolgono dal lunedì al venerdì, ad eccezione del giovedì, che è dedicato alle escursioni. Le lezioni sono strutturate in modo da trasmettere delle abilità di produzione scritta e orale della lingua italiana, come ha spiegato la Weinapple: “L’insegnamento è molto veloce, i partecipanti al corso vengono immersi completamente nella lingua italiana. Fin dalle prime lezioni si prova a far effettuare loro delle discussioni in italiano”. I risultati sono più che positivi: i ragazzi, nonostante abbiamo iniziato lo studio della lingua soltanto da un semestre, sono già in grado di comprendere e parlare discretamente l’italiano.

Le difficoltà maggiori incontrate nell’apprendimento si sono riscontrate nell’ambito della grammatica; in particolare, come hanno raccontato gli studenti stessi, esse riguardano “l’uso del congiuntivo, l’adozione degli articoli corretti” e anche “difficoltà nella pronuncia”.

Nonostante il corso attribuisca molta importanza alla conoscenza della lingua italiana, il progetto prevede un ampio spazio anche per approfondimenti riguardanti la letteratura e la cultura italiana

A questo proposito il ricco patrimonio delle Marche in ambito culturale permette agli studenti statunitensi di accompagnare lo studio delle opere letterarie dei più famosi autori italiani alla visita dei luoghi che hanno ispirato questi grandi poeti. Ha ricordato Frassica: “Vicino alle Marche si trova Assisi, la città natale di San Francesco. Inoltre, i ragazzi avranno la possibilità di visitare Recanati, la patria di Leopardi, e anche la magnifica Urbino, dove il Castiglione è stato a servizio della famiglia dei Montefeltro.”

Perché proprio la città di Macerata? 

La scelta di organizzare la Summer School in una città come Macerata è adottata proprio per dare la possibilità ai partecipanti del progetto di mettere in pratica con facilità quanto appreso durante le lezioni. Infatti, come ha sottolineato Frassica, “Macerata permette agli studenti di esercitare il loro italiano, poiché non vi è un numero di turisti stranieri così elevato come in grandi città, quali Roma, Firenze o Milano, che induce gli abitanti ad esprimersi in inglese piuttosto che nella loro lingua di origine”. Inoltre, ha aggiunto il professore, “Macerata perché è una città piccola, protetta, sicura e l’Ateneo maceratese incarna una lunga tradizione come sede universitaria”.

Ma quale è stata la prima impressione degli studenti sulla città che li sta ospitando?

C’è chi ha ribadito come Macerata sia “una città molto tranquilla e sicura”, altri sono rimasti colpiti dalla sua architettura, in particolare dagli “edifici medievali e barocchi”. C’è chi apprezza “le abitudini della città”, altri ancora hanno sottolineato la bellezza del paesaggio, “la campagna con i contadini intenti nel loro lavoro nei campi”.

Macerata si è lasciata amare da questi giovani studenti per semplicità e armonia. Come ha confermato il rettore, “oltre all’aspetto culturale e accademico del progetto, un fattore di fondamentale importanza è l’accoglienza, cioè fare in modo che questa esperienza venga ricordata dai partecipanti come una cosa positiva della loro vita. Proprio l’accoglienza ha permesso di fare della Summer School una delle iniziative più consolidate tra quelle incentivate dall’Ateneo”.

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