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di Chiara Fonzi
Il Professor Capriotti ha 35 anni e un CV di 15 pagine. Laureato col massimo dei voti, docente a contratto di Iconografia e Iconologia a soli 4 anni dalla laurea, ha alle spalle molte pubblicazioni, che si affiancano alle numerose partecipazioni a convegni, conferenze e seminari in tutta Italia. Lo scorso anno ha vinto un assegno di ricerca, per studiare come valorizzare il territorio dell'Esino-Frasassi.
Lei è un ricercatore. Come mai non fugge all'estero, come fanno gli altri cervelli?
Beh, per la verità sono un "ricercatore precario", più precisamente assegnista, cioè il gradino dopo il dottorato... Sono un precario, ma non fuggo, perché i miei studi sono legati al territorio e perché l'Università di Macerata finora ha sempre fatto qualcosa per tenermi qua.
Com'è la vita del ricercatore precario?
I famosi cervelli che "fuggono" sono, in genere, proprio i ricercatori precari. Dunque non è una vita rilassante. Tuttavia le ricerche che svolgo danno senso alla vita, anche se la scalata è molto dura. Io ho anche l'opportunità di insegnare ed è un'esperienza che mi sta dando molto: stabilire un contatto umano con gli studenti riempie di soddisfazioni.
Anche in Europa c'è il precariato per i ricercatori?
Non sono informatissimo. Che io sappia in Francia c'è più o meno la nostra stessa situazione. La differenza sta forse in America e in Gran Bretagna. Lì propongono contratti di ricerca e di docenza molto ben remunerati. Ho sentito parlare di grandi "convention", dove i ricercatori illustrano i propri progetti e le università selezionano quelli che preferiscono, per poi fare assunzioni a tempo determinato. Finché vai "di moda". È un sistema privato, completamente diverso dal nostro. Io preferisco di gran lunga l'Italia.
Da piccolo sognava di fare questo lavoro?
Veramente c'è stato un periodo in cui ero convinto che mi sarei iscritto alla facoltà di veterinaria, ma poi ho capito che la mia strada era un'altra.
Nel suo CV c'è scritto che si è laureato all'età di 27 anni... si è iscritto tardi?
No, mi sono iscritto subito dopo le superiori, ma durante gli anni d'università ho fatto molte altre cose, delle esperienze che reputavo interessanti. Sono stato per 4 anni un attivo rappresentante degli studenti. Da studente ho organizzato vari incontri, conferenze, cineforum ed anche un convegno. Nei fine settimana e d'estate, ho sempre fatto lavori extra.
Di solito gli studenti subiscono la pressione del 'laurearsi in tempo'...
Non sono del tutto d'accordo. Ma certo non bisogna portarla troppo per le lunghe. Nel mio caso posso dire che le esperienze per le quali "ho fatto tardi" hanno molto contribuito a costruire la persona che sono oggi, aiutandomi a maturare. Se non le avessi fatte, non avrei mai affrontato la preparazione della tesi con la stessa maturità,. E' stato un punto di partenza importante per il mio lavoro di oggi.
Che cosa sta ricercando?
Innanzi tutto sono inserito in un Dipartimento, quello di Beni Culturali, e dunque seguo un indirizzo di ricerca comune alla scuola. Siamo un gruppo abbastanza giovane e affiatato, con competenze pluridisciplinari, e lavoriamo sul tema della "valorizzazione dei beni culturali". Capita periodicamente che la Regione o i comuni ci commissionino delle ricerche da fare o delle mostre da organizzare. Sono in genere esperienze molto formative.
E le sue ricerche?Sul CV ce ne sono ben tre...
Quella che mi sta più a cuore è sulla "pittura antiebraica" del Rinascimento, iniziata nel 2005 e che vorrei far diventare un libro. E' uno studio di tipo iconografico che cerca di analizzare, attraverso le immagini, l'antigiudaismo di matrice cristiana. Per marcare la propria differenza dall'Ebraismo, il Cristianesimo nascente ha attribuito al popolo ebraico la completa responsabilità dell'uccisione di Gesù. La cosiddetta accusa di deicidio è stata veicolata in moltissimi dipinti del Rinascimento. La gente comprendeva molto bene il linguaggio delle immagini, e veniva costantemente "educata", anche per mezzo della predicazione, alla diffidenza nei confronti degli ebrei. Non solo quelli antichi, ritenuti uccisori di Cristo, ma anche quelli moderni, che spesso erano usurai. Le mie ricerche cercano di analizzare le lontane origini dell'antisemitismo biologico e razziale nazista. Nel '900 nessuno si oppose alle prime discriminazioni e alla progressiva perdita di diritti, perché un pregiudizio antico può abituare le popolazioni a tollerare infamie. E la rotella gialla imposta agli ebrei tra Medioevo ed età moderna può diventare facilmente stella di Davide prescritta dai nazisti ai cittadini di religione ebraica. Si tratta di un argomento delicato, che ha molto a che fare con l'attualità, perciò ha iniziato ad interessarmi.
Poi c'è la ricerca su suor Battista da Varano, mistica francescana del Rinascimento marchigiano...
…la più grande mistica del Rinascimento marchigiano! Suor Battista da Varano era una clarissa ed era una donna molto colta, che trasformò il suo monastero un centro di cultura umanistica. Per uno storico dell'arte le sue visioni sono molto interessanti, per due motivi: perché spesso lei vede immagini realmente esistenti, che ci documentano, dunque, il patrimonio visivo della popolazione, e perché spesso le sue visioni divengono immagini vere e proprie, nel senso che lei stessa commissiona opere in cui sono citati i simboli delle sue rivelazioni. Si tratta di un campo di studio straordinario per analizzare il rapporto tra ciò che vediamo realmente e ciò che abbiamo bisogno di vedere… Anche questa ricerca, credo, ha molti rapporti con l'attuale uso delle immagini.
Infine, quella sulla nascita del concetto di 'Bene Culturale', può spiegarcela?
Ci provo, ma è veramente ancora in fieri. L'idea è nata quando mi sono accorto che le principali idee del padre della mia disciplina, Aby Warburg, erano confluite in vario modo dentro i lavori della Commissione Franceschini che, negli anni '70, ha definito il concetto di Bene Culturale come "ogni testimonianza materiale avente valore di civiltà". Warburg è stato in fondo uno dei primi a dare importanza ad ogni testimonianza, a prescindere dal suo valore estetico, bella o brutta che fosse: ogni documento storico è utile per ricostruire una civiltà. La cosa interessante è che ho trovato un fitto scambio di rapporti, non solo epistolari, tra Warburg e un esponente della Commissione Franceschini, lo storico romagnolo Augusto Campana. Dunque il cerchio si chiude, ma il lavoro è veramente ancora tutto da fare.
Per maggiori informazioni sulle ricerche del Dipartimento di Beni Culturali: http://www.unimc.it/ricerca/dipartimenti/Dipartimento-di-beni-culturali