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di Claudia Zavaglini
Il Dipartimento di archeologia e scienze storiche dell’antichità, sorto nel 1995, sta portando avanti una molteplice e varia attività di ricerca e scavo, frutto del lavoro di archeologi, storici e studiosi di epigrafia legati alla struttura. Abbiamo intervistato Gilberto Montali, architetto specializzato alla Scuola Archeologica Italiana di Atene in Architettura Antica e da anni impegnato in alcune delle suddette attività.
Qual è lo stato attuale degli scavi archeologici di cui il Dipartimento si sta occupando?
"Innanzi tutto precisiamo che gli scavi si pongono come complementari agli studi storici ed epigrafici, alle ricerche. Alcuni hanno un fine didattico, mentre altri no: questo perché riuscirebbe difficile allo stesso tempo insegnare e fare ricerca. Gli scavi sono molti, la professoressa Fabrini ne dirige tre: quello di Urbisaglia, didattico e accessibile agli studenti; quello di Gortina, a Creta, che riguarda una parte del quartiere bizantino della città ed è riservato agli esperti; infine lo scavo di Althiburos (Tunisia), anche questo non aperto a tutti. Il professor Perna dirige invece lo scavo di Hadrianopolis (Albania); la professoressa Stopponi, coadiuvata dalla professoressa Giuntella, si occupa dello scavo didattico di Campo della Fiera, un’area sacra etrusca nei pressi di Orvieto; il professor Catani ha in corso l’attività legata allo scavo di Sant’Angelo in Vado (Pu), anche questo accessibile agli studenti. De Vita, professore emerito, ha dato via nel 2001 al centro di documentazione e ricerca sull'archeologia dell'Africa Settentrionale ed attualmente sta continuando a seguire gli scavi in Libia: a Sabratha si sta restaurando l’area sacro funeraria di Sidret el Balik, mentre a Leptis Magna il restauro dell’arco dei Severi, del tempio di Serapide e dell’area del foro vecchio è pressoché completo. Infine, la professoressa Bergonzi si occupa di scavi su siti preistorici".
Cosa dire del lavoro dell’archeologo?
Montali sorride, per un attimo. Quasi mancassero le parole per dire l’emozione che si prova nell’avere tra le mani un vaso, una moneta, un ago crinale che 2000 anni fa una donna ha messo nei capelli…
"E’ come quando fai un cruciverba – esita – o un puzzle. Hai tanti pezzi, provi, riprovi e alla fine ecco la soluzione, l’immagine. E’ come in un giallo di Agatha Christie, un continuo cercare l’assassino".
Esita di nuovo.
"E’ un’attività molto appassionante, emozionante; è un lavoro di gruppo, per il quale la collaborazione è il presupposto essenziale. C’è chi scava col piccone, chi studia, chi inventaria… e poi tutto si incontra, tutto si fa uno, per uno scopo: ricostruire un monumento, un lasso di tempo, la storia dello scavo, o magari riuscire a capire come quegli uomini vivevano, scoprire e stupirsi che gli uomini, in fondo, sono sempre quelli, non sono mai cambiati, che da sempre sanno la gioia e il dolore, da sempre provano e vivono gli stessi drammi, le stesse felicità".