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di Claudia Zavaglini
Siamo stufi di sentirci dire da tutti che domani saremo disoccupati. Che una laurea in Lettere o in filosofia è quanto di più inutile. Ne abbiamo abbastanza di chi, con un sorriso tendente al ghigno, ci chiede beffardo “Ma che ci fai? A che ti serve?” o si limita a sentenziare “Non te ne fai nulla”. Basta. Il bello però è che a noi di tutto questo non importa un bel niente. Perché chi studia per amore è sordo alle parole di chi non lo capisce, l’amore. Perché chi studia per amore sa che le strade più comode sono sempre le più noiose e vuote. Che la bellezza sta sempre in quelle più scomode, lunghe, piene di curve e che nemmeno si sa dove vadano a finire.
Poi non c’è da dimenticarsi che un sogno è un sogno: e per un sogno ne vale la pena.
Il rischio c’è: la disoccupazione. Lo sappiamo, abbiamo chi ce lo ricorda quotidianamente. Noi ribatteremo che tutte le cose più grandi e più belle, sono le più rischiose o, in altre parole, che le gioie più grandi sono sempre figlie dei dolori più grandi.
Marco Milozzi è intervenuto, nella prima delle due Giornate di Orientamento alle Facoltà e al lavoro per portare la sua testimonianza. Laureato in Filosofia all’Università di Macerata, oggi lavora come operatore ed educatore sociale a Monte Urano. Anche lui ha avuto chi gli gridava dietro che studiava cose inutili, che non servivano. Marco, però, ha continuato, sempre convinto che dobbiamo sempre andare laddove abbiamo gettato il cuore. A spingerlo allo studio della filosofia era stata la problematica della ricerca del senso, quella stessa ricerca che il lavoro che fa quotidianamente persegue. Nel dialogo con gli studenti e con la professoressa Carla Canullo, che ha presieduto l’incontro, ha ribadito più volte: “Cercate sempre di capire cosa è importante per ognuno di voi e insieme di tener presenti le vostre capacità, per poi scoprire dove competenza e passione si incontrano” e questo perché proprio lì, nel punto di confluenza delle due componenti, si può inaspettatamente scoprire qual è davvero il lavoro che piace” – segnaliamo il sito da lui consigliatoci www.trovareillavorochepiace.it.
La testimonianza di Marco, al contrario di quello che il mondo intero sembra volerci far credere, ha ricollocato gli studi filosofici – e quelli letterari, aggiungo – al posto che conviene loro. Lungi dall’essere inutili e dal formare una nuova massa di disoccupati, formano persone che, innanzi tutto, hanno avuto il coraggio di credere a un sogno. Nessuno ha detto che la strada è davanti a noi bell’e pronta: ma la strada non c’è per nessuno. La strada non c’è mai, è sempre da fare e mai fatta una volta per tutte. “Non c’è cosa fatta, non c’è via preparata” (Carlo Michelstaedter), mai.
Sulle soglie si vedono due orizzonti
Credo che solo sulle soglie si possano vedere due orizzonti mentre dentro i confini si vede sempre e stancamente il proprio. Come ci si può rinnovare, come si può fecondare la cultura se il nostro sguardo si posa sempre sugli stessi luoghi?
Aggiungo inoltre che la dissuasione agli studi di approfondimento umanistico sono un vizio antico assolutamente fuorviante che però in passato era solo un rimasuglio della cultura del fare mentre oggi sembra far parte di una strategia che mira volutamente a forgiare una società obbediente e asservita al volere di chi comanda.
Oggi del '68 si parla solo in modo distorto ma noi che siamo venuti dopo sappiamo che la gran parte dell'evoluzione verso una società aperta, libera, accogliente, è scaturita proprio dal pensiero critico che partì da quell'esperienza e per un paio di decenni ci ha regalato diritti dei lavoratori, diritti civili, pensiero critico verso ogni forma di potere. Poi, pian piano, è arrivata la normalizzazione. Tenete duro ragazzi! La strada si apre camminando.
Marco Milozzi