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Alta formazione e interdisciplinarietà

16-09-2008

di Tiziana Lorenzetti

E’ stata istituita dall’Università di Macerata la Scuola di studi superiori “Giacomo Leopardi”, per coltivare il talento e le qualità di chi vuol effettuare un percorso parallelo agli studi universitari, dal carattere innovativo e interdisciplinare, insieme a studiosi altamente qualificati a livello internazionale.

A partire dal nuovo anno accademico, con l’apertura ufficiale della Scuola, si aprirà anche quel sentiero verso l’internazionalizzazione, verso nuove frontiere. E villa Cola (sede della scuola) sarà l’incrocio dove si incontreranno studiosi, ricercatori, giovani talenti da tutto il mondo, imprenditori, rappresentanti delle istituzioni del Territorio, insieme a chi ha creduto e voluto questa Scuola, dal suo presidente, Luigi Lacchè, al Rettore, a Franco Gazzani, presidente della Fondazione Carima e a tanti altri. Un grande progetto per la crescita socio-economica e culturale dell’intero nostro Territorio, come ha detto il Rettore durante l’inaugurazione del 718 anno accademico.

L’interdisciplinarietà è il tratto essenziale della Scuola, la mappa per muoversi dal presente verso il futuro, interrogandosi su ciò che sta succedendo, per poi prepararsi di conseguenza.

In una realtà che incombe con una velocità maggiore del presente che può prevederla, ecco che l’interdisciplinarietà aiuta a saper coordinare saperi e informazioni diverse, per poi elaborare strategie appropriate a una realtà in continua evoluzione. Aiuta a cogliere l’insieme, per reperire un senso, una direzione di marcia in un mondo dove, come dice Umberto Galimberti, al “viaggiatore” che percorre la via per arrivare a una meta, rassicurato dai maestosi impianti etici e religiosi, si è sostituito il “viandante” inquieto, il nomade, a cui né alba né tramonto possono più indicare non solo la meta, ma neppure la direzione. Un “viandante” la cui esistenza è scandita dall’imprevedibilità, dal continuo rimescolamento dei vissuti, da una varietà esistenziale che è anche precarietà, da una libertà che è anche anarchia. Da una inquietudine che è anche vertigine paralizzante.

Diventa indispensabile fare un salto di qualità, coltivare il proprio talento e valore, perché come scrive Emanuele Severino “oggi la salvezza dei popoli non è data dalla semplice salute economica, ma dall’apparato scientifico-tecnologico che la rende possibile e che deve essere continuamente potenziato per rispondere alla crescente complessità e pericolosità del mondo attuale. E’ inevitabile che il potenziamento crescente della tecnica si scontri con i limiti che la tradizione dell’Occidente ha sempre posto a ogni forma di hybris. Il problema decisivo per la sopravvivenza dell’uomo è se hybris sia la volontà di potenza della tecnica o la volontà di porre limiti alla dominazione tecnologica del mondo”.

Ecco che l’interdisciplinarietà può diventare lo strumento per costruirsi una “mappa mentale” per avere una visione ampia di tutte le possibilità offerte dalla realtà. Permette di avventurarsi per nuove vie e non solo di limitarsi a seguire quelle consuete e conosciute. Ma occorre oltre alla “mappa” anche un altro strumento: la “bussola della vita” cioè un sistema di valori che ci guiderà nelle scelte più importanti. Valori autentici, veramente sentiti, che risuonano dentro di noi facendo un tutt’uno con noi. Siamo così pronti, come dice Edgar Morin, ad “attendere l’inatteso”.

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