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di Chiara Fonzi
E' dal mese di luglio che dalle scuole elementari alle università i docenti, gli studenti e le loro famiglie scendono nelle piazze a protestare. Il 17 ottobre si è svolta a Roma una manifestazione nazionale, il cui corteo seguiva il cartello "No alla distruzione della scuola"
La causa di queste mobilitazioni è la legge 133/08, che ha animato le proteste già da quest'estate, quando aveva il nome di Decreto Legge 112/08 (il cosiddetto "Decreto Brunetta").
Al coro in protesta si sono aggiunti fin da subito anche alcuni rettori delle università italiane, che hanno invitato con una lettera i colleghi a bloccare l'inaugurazione dell'anno accademico. La nostra regione, insieme ad altre 5, ha deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma.
I punti criticati sono essenzialmente tre:
I tagli delle risorse statali alle università e la possibilità di queste ultime di ricercare fondi tramite la privatizzazione e la vendita dei propri beni. Le conseguenze potrebbero essere un indebitamento e una conseguente ricerca di fondi tramite l'innalzamento delle tasse o la privatizzazione degli Atenei, attraverso la loro trasformazione in Fondazioni di diritto privato.
La riduzione del 20% del turn over. Questo genera perplessità: la riduzione del turn over consentirà l'assunzione di un'unità ogni 5 pensionamenti, diminuendo drasticamente il personale amministrativo ed aumentando l'anzianità del corpo docente.
L'emendamento che sospende il processo di stabilizzazione del personale tecnico-amministrativo dell'università dei ricercatori e dei tecnici degli enti di ricerca, che finirebbe per aggravare la piaga della "fuga dei cervelli"
Qual è la posizione del nostro Ateneo?
Il Consiglio di Amministrazione afferma che questa riforma "...sembra indirizzare il sistema universitario verso una completa trasformazione inseguendo forme di organizzazione che sono adottate in altri paesi, in cui è presente una struttura socio-culturale completamente diversa ". Lamenta inoltre una riduzione di autonomia delle università per le assunzioni.
Il prossimo sciopero contro la legge 133 è quello del 30 ottobre: i sindacati di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals hanno organizzato un'altra mobilitazione.