La foto del mese
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I rapporti tra l'Università di Macerata e alcune importanti istituzioni culturali cinesi si stanno progressivamente rafforzando e porteranno, si prevede, alla nascita di opportunità di studio per i giovani maceratesi e marchigiani. Un esempio concreto per gli universitari sono i corsi di lingua cinese che avranno inizio l'1 febbraio all'Istituto Confucio di Macerata.
Alcune delle recenti missioni in Cina hanno contribuito a migliorare i rapporti di collaborazione tra alcuni degli organi scientifici dei due Paesi. Una delle ultime missioni, svolta nella prima metà di dicembre, ha visto una delegazione Unimc impegnata a Pechino per la sesta conferenza internazionale degli Istituti Confucio. Al National Conference Centre della Città cinese erano presenti il direttore della sede maceratese dell'Istituto, Giorgio Trentin, il componente del consiglio direttivo della stessa organizzazione, Giorgio Pellin, e la professoressa Barbara Pojaghi in rappresentanza del rettore.
I delegati hanno illustrato un progetto per l'avvio di classi curriculari di cinese gestite dal “Confucio” nei licei di Tolentino, Recanati e Ancona. Altre prospettive di collaborazione sono legate al settore dell'insegnamento a distanza, tramite supporti multimediali. Quello di dicembre è stato un meeting importante, visto che Trentin ha parlato della conferenza come di un'occasione, la prima per la realtà maceratese, utile al confronto diretto con gli altri istituti.
Oltre ai rilevanti progetti in stato di “work in progress”, è importante segnalare agli studenti universitari l'imminente partenza dei corsi di lingua cinese. Gli insegnamenti in questione inizieranno a febbraio e avranno la durata di tre mesi. Le lezioni si terranno ogni lunedì e mercoledì (in alternativa, ogni martedì e giovedì) dalle ore 18, presso l'Istituto Confucio di Macerata, sito in Villa Cola, in Via Martiri della Libertà n. 59. Le lezioni sono divise in tre livelli principali: base, intermedio, avanzato. Chi vuole imparare la lingua per utilizzarla in un contesto lavorativo può frequentare i corsi di cinese commerciale o giuridico. In più, sono previsti insegnamenti di calligrafia, di cultura cinese e di storia e istituzioni della Cina contemporanea.
Maggiori informazioni sulle modalità di iscrizione e sui costi sono raccolte all'interno del sito www.confucio.unimc.it. In sede verranno svolti anche gli esami necessari all'ottenimento della Hsk. Questo acronimo sta ad indicare la Hanyu Shuiping Kaoshi, la Certificazione di Competenza Linguistica del Ministero cinese dell'Istruzione. L'esame Hsk è riconosciuto dal Governo asiatico per la valutazione delle competenze linguistiche dei soggetti di madre lingua non cinese. La prova si suddivide nelle tre categorie “principianti”, “elementare-intermedia” e “avanzata” e in undici livelli. I diplomi sono riconosciuti a livello internazionale. Le iscrizioni al corso organizzato a Macerata saranno aperte il 9 gennaio.
Partiranno a febbraio i primi corsi di cinese erogati dall'Istituto Confucio, nato dalla collaborazione tra l'Università di Macerata, l'Università Normale di Pechino e l'Hanban, l'ufficio per la promozione dalla lingua e della cultura cinese del Ministero dell'Istruzione cinese. Il ventaglio dell'offerta formativa è molto ampio: si va dai corsi base di lingua, per chi si accosta per la prima volta allo studio del cinese, a quelli avanzati; dai corsi di cultura generale e di storia dell'arte a quelli più professionalizzanti e settoriali, come i corsi di cinese commerciale e giuridico, di storia e istituzioni della Cina contemporanea e di economia cinese nonché corsi di didattica della lingua cinese. Ad aprile partiranno anche i corsi di preparazione all'esame Hsk tenuti direttamente da docenti dell'Università Normale di Pechino. Tutte le informazioni per iscriversi sono disponibili sul sito www.unimc.it/confucio.
"In tempi molto brevi – commenta il rettore dell'Ateneo maceratese Luigi Lacchè - l’Istituto è riuscito a presentare un programma molto nutrito di scelte qualitative. L’interesse crescente verso la Cina e la cultura cinese in generale porteranno iscritti ai corsi in maniera crescente".
La maggior parte delle lezioni si svolgeranno dopo le ore 17 per permettere una più ampia partecipazione. Verrà attivato anche un corso di calligrafia cinese, quasi un corso di pittura anche per chi non ha nessuna conoscenza della lingua, ma vuole avvicinarsi da un punto di vista puramente estetico. Ad aprile partirà anche un corso di qigong, un'antica forma di ginnastica utilizzata in Cina da centinaia di anni per mantenere la salute, ottimizzare l'equilibrio psico-fisico e prevenire le malattie.
Già si sta lavorando, infine, per avviare, a settembre, anche un corso di cinematografia cinese, con la visione di film cinesi contemporanei.
"L'Istituto – anticipa inoltre il direttore Giorgio Trentin - svilupperà molte altre attività culturali, dalla musica allo spettacolo teatrale fino alla pittura, con una mostra di giovani cinesi a confronto con giovani artisti italiani. Verrano proposte iniziative e convegni come una summer school rivolta agli imprenditori, sui rapporti e le prospettive economiche tra Italia e Cina che può aiutare a creare agganci con le realtà istituzionali per le aziende italiane interessate. Saranno erogate anche di borse di studio per l’estero, elemento di attrazione importante per gli studenti. Questo pacchetto si arricchirà di volta in volta".
La risposta finora è stata positiva. "Abbiamo ricevuto molte domande di partecipazione – racconta Trentin – circa 35 solo per livello base. Abbiamo registrato un forte interesse da parte degli studenti del liceo classico Leopardi, ma anche da parte di libero professionisti, avvocati. Addirittura un imprenditore voleva iscriversi direttamente al corso commerciale senza avere le basi di cinese. L'Istituto farà da ponte anche con altre scuole superiori per l'apertura di classi di cinese, ora al vaglio dell’Hanban".
Per mantenere i contatti con la parte cinese e coordinare il lavoro con il direttore italiano dell’Istituto, per due anni, rinnovabili di altri due di mandato, sarà in Italia anche il direttore cinese dell'Istituto, Yan Chunyou, professore di filosofia comparata all'Università Normale di Pechino. "Siamo estremamente interessati ai proggetti di scambio culturale, come la creazione di una rivista. E’ la quinta volta che vengo a Macerata e la trovo una città molto bella" commenta Yan.
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Venerdì 20 gennaio alle 18.30 verrà inaugurata nell'ex palazzo del Mutilato in piazza Oberdan la mostra di ex libris "Dai libri un ricordo" organizzata dalla Biblioteca Didattica "Mario Sbriccoli" dell'Università di Macerata in collaborazione con l'associazione LaFabbricadellefavole. L'esposizione comprende 30 lavori realizzati dagli studenti del Master in illustrazione per l'editoria "Ars in fabula". Per l'occasione saranno premiati i disegni di Daniela Diella, Francesca Corbelletto e Srimalie Bassani, scelti per realizzare dei segnalibri e uno per l'ex-libris.
L'iniziativa, infatti, si collega con il progetto promosso sempre dalla Biblioteca didattica e che permette di affidare ai libri un originale ricordo di sé, della propria azienda o di una persona cara e stimata. Viene data la possibilità a enti pubblici e privati e a privati cittadini di effettuare una donazione in denaro, finalizzata all’acquisto di uno o più libri destinati alla Biblioteca, che, in cambio, appone un ex libris cartaceo sul libro acquistato. Nell’ex libris viene menzionato il donatore oppure un evento o persona che si vuole ricordare. Il nome del donatore, che riceverà una lettera di ringraziamento e una copia dell’ex libris, è inserito nell'albo dei sostenitori della Biblioteca didattica.
La mostra potrà essere visitata liberamente fino al 4 febbraio.
Per maggiori informazioni: http://sba.unimc.it/bookgift
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Martedì 17 gennaio, alle ore 12 nell’Aula Magna dell’Università di Macerata verrà presentato Sciuscià Album 2011 che raccoglie le interviste agli ospiti e le cronache della XXII edizione del Festival a cura della redazione Sciuscià.
Nel corso dell’incontro saranno illustrati i nuovi orizzonti della collaborazione tra Musicultura e i due Atenei e presentate inedite clip video, raccolte nel corso degli anni, con protagonisti gli studenti universitari.
Per l’occasione a presenziare la conferenza anche una gradita ospite: Teresa De Sio. Musicultura l’ha voluta in questa occasione così speciale proprio per le sue qualità artistiche e il suo slancio umano che sanciscono l’immenso potere che la musica ha di fondersi in modo proficuo in diversi contesti. Chi meglio di lei può presenziare una conferenza che racconta quanto è stata vantaggiosa per entrambi l’interazione tra gli studenti dell’Università e il Festival? A fine incontro la De Sio regalerà anche una breve performance ai presenti.
Gli studenti di Unimc che che hanno collaborato alla realizzazione dello Sciuscià album sono: per la redazione, Guadagno Massimiliano, Antinucci Veronica, Fonzi Chiara, Lamarca Thomas, Referza Carmen, Lazzaro Loris, Ribechi Marco, Florescu Alexandra, Bigelli Eleonora, Tombesi Andrea; per la giuria, Mascaretti Caterina, Di Michele Valentina, Di Viccaro Annalaura, Settembrini Marta, Fiecconi Debora, Petrucci Enrica, Chiusaroli Alessandra, Pierini Francesco.
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“Ci vuoi mettere la faccia?” è una delle frasi messe in evidenza nei volantini dei bandi per il nuovo Laboratorio sulla Comunicazione d'Ateneo. Il messaggio è chiaro: l'Università di Macerata intende coinvolgere gli studenti nell'ideazione e nello sviluppo della campagna pubblicitaria dell'a.a. 2012-2013, rendendoli protagonisti anche dell'immagine che sarà utilizzata per i manifesti.
Al laboratorio della professoressa Paola Papakristo, docente di Teoria e Tecnica della comunicazione pubblicitaria, collaborerà, quest'anno, anche il docente di Fotografia e nuove tecnologie digitali Paolo Monina, oltre a Gianna Angelini, docente di Semiotica. L'iniziativa prevede un impegno di trenta ore, in aula e sul set fotografico, da svolgere tra marzo e aprile. In questo modo, gli stessi iscritti potranno contribuire alla nascita della nuova immagine dell'Università. Non è la prima volta che l'Ateneo maceratese compie un percorso simile. Lo scorso anno, infatti, gli studenti sono stati coinvolti attivamente e concretamente nei processi di creazione della campagna immatricolazioni proposta al pubblico. Dal confronto tra l'istituzione universitaria e gli iscritti, attuato durante l'edizione 2011 del “progetto”, sono nati moderni codici comunicativi.
Il continuo processo di rinnovamento dell'immagine di Unimc proseguirà con l'avvio, nei 2012, del nuovo Laboratorio sulla Comunicazione d'Ateneo. Questa iniziativa è aperta a venti studenti, provenienti da ogni Facoltà dell'Università maceratese. I selezionati avranno il compito di ipotizzare percorsi per la parte visiva-fotografica e per la parte testuale dei messaggi pubblicitari. Gli interessati devono consegnare, entro il 30 gennaio la domanda di partecipazione alla Segreteria di Presidenza della Facoltà di Scienze della Comunicazione. Ai documenti è necessario allegare il curriculum vitae e specificare l'iscrizione all'Università, l'elenco degli esami sostenuti, le competenze informatiche e le eventuali esperienze nel settore della fotografia o della pubblicità. La selezione verrà effettuata in base ai titoli presentati. Una delle novità di quest'anno è rappresentata dall'apertura alla fotografia, con la scelta di volti nuovi per la prossima campagna. Quest'attività andrà ad affiancare il “tradizionale” laboratorio.
Le selezioni si svolgeranno a febbraio . In questo caso, gli studenti italiani e stranieri dell'Ateneo, possono consegnare la domanda, con allegati il curriculum vitae e una foto, alla Segreteria di Presidenza di Scienze della Comunicazione entro il 15 febbraio.
Sul sito www.unimc.it/comunicazione è possibile visionare dettagliatamente tutte le regole del bando e scaricare i moduli necessari alla partecipazione.
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Education (Eua-Cde), l'Euromediterranean University (Emuni) ed il Global University Network for Innovation (Guni) sono le principali reti universitarie a livello internazionale per la collaborazione tra atenei e la condivisione di strategie, buone pratiche e standard di eccellenza. E al loro interno c'è ora anche l'Università di Macerata. L'Ateneo, infatti, ha aderito a queste reti, facendo il primo passo nel processo di internazionalizzazione, iniziato quest'anno, sotto la guida di Uoldelul Chelati Dirar, direttore del Centro rapporti internazionali di UniMc.
Entrando a far parte della Eua-Cde l'Università di Macerata ha voluto dare particolare riguardo alla Scuola di Dottorato facendo si che i dottorandi abbiano la possibilità di svolgere una ricerca di qualità, proiettata a livello mondiale, come ha sottolineato il rettore Luigi Lacchè durante la conferenza stampa di presentazione dell'adesione, alla quale hanno partecipato anche Uoldelul Chelati Dirar e Mariano Cingolani, direttore della Scuola di dottorato.
Fare ricerca – è stato ribadito - significa contribuire in maniera concreta alla crescita di un territorio e della società ed è da questa consapevolezza che nasce l'esigenza degli atenei di tutto il mondo di mettersi in rete per avere accesso a più risorse ed allargare i propri orizzonti.
Quali sono i vantaggi per i dottorandi di UniMc? Innanzitutto, si sta andando verso un connubio sempre maggiore tra didattica e ricerca, per raggiungere il pieno rispetto dei “Dieci principi di Salisburgo”, elaborati nella città austriaca, nel 2005, durante uno dei “Bologna Seminar”, intitolato Doctoral Programmes for the European Knowledge Society. Tra questi ci sono anche l'impegno di far crescere il livello dottorale per una ricerca sempre più innovativa, inquadrare questa ricerca in un ambito uniforme ed europeo per stabilire anche i topics veramente rilevanti per una concreta ricaduta sul reale. L'Università maceratese inizia, con questa adesione, un percorso di good-practice, che riguarderà, come ha spiegato Cingolani, “tutta la materia del dottorato, dalla selezione, alla modalità di fare ricerca, di valutarla e, infine, di diffonderla”. Inoltre, un dettaglio che farà sicuramente piacere: ai dottorandi verrà data maggiore importanza, in quanto, d'ora in poi, saranno considerati ricercatori di prima fascia. Non solo. Grazie all'adesione a questa rete, i giovani dottorandi maceratesi avranno più occasioni di mobilità a livello internazionale e maggiori possibilità di entrare nelle ben 206 università europee dell'Eua-Cde anche dopo la conclusione del dottorato.
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Grande partecipazione all'incontro con Maurizio Belpietro. Il direttore del quotidiano libero è stato l'ospite d'onore del conferenza “L’Italia alla prova del debito pubblico tra la crisi dei mercati e le ripercussioni sulle piccole e medie imprese" organizzato da Banca Marche e dalla Facoltà di Economia di Macerata nell’ambito dell’iniziativa “Un giornalista al mese”
Dopo i saluti introduttivi di Antonella Paolini, preside della Facoltà di Economia, e del rettore Luigi Lacchè, il direttore generale di Banca Marche ha sollevato una serie di problematiche che riguardano le banche italiane e straniere. Secondo Massimo Bianconi, il sistema dei pagamenti è fortemente bloccato e lo Stato peggiora ulteriormente questa situazione, aggravando e mettendo in difficoltà la vita di piccole e grandi imprese. Le soluzioni vanno trovate al livello europeo, perché è lì il problema.
Secondo Michele Ambrosini, presidente di Banca Marche, le quattro università delle Marche, insieme agli istituti di credito, possono offrire spunti all’economia locale per poter andare avanti. Bisogna cercare insieme un modello di sviluppo e di innovazione. “Spero che i compiti a casa qualcuno ce li spieghi come bisogna farli, quali sono i sacrifici che ci vengono chiesti per superare la crisi in base ad un principio di equità. Dobbiamo essere tempestivi e immediati" ha concluso nel suo intervento.
Il professor Mauro Marconi ha spiegato come quello del debito pubblico sia un problema di lungo periodo ed ha indicato una serie di problemi ad esso collegati, come quello del spiazzamento, dove il debito pubblico concorre insieme al debito privato ad aumentare i tassi d’interesse. Un altro problema è quello dell'aumento dell’incertezza nel mercato finanziario, che implica, a sua volta, un aumento del rischio della controparte, rendendo più difficile la raccolta di depositi bancari. Di conseguenza, in economia ci saranno meno credito e meno investimenti. “Spread è la parola che va ora di moda - ha detto - ma andava di moda anche nel biennio 1993-1995. Allora l'Italia è riuscita a riprendrsi dalla crisi, per poi ricadervi nel 1997. Come potremmo farlo oggi?”
Secondo Belpietro, siamo arrivati in una situazione dove mancano strumenti di politica monetaria, senza intervenire in nessun altro modo. “C’è un problema strutturale nel nostro paese”, ha detto, riferendosi alla Costituzione -. E' necessario aggiornarla". Belpietro ha letto a proposito un articolo scritto nel 1974 da Idro Montanelli, "uno dei pochi uomini liberali che aveva capito il problema centrale del nostro paese, cioè, che avevamo un Governo che non era in grado di governare, incapace di affrontare le questioni mentre l'economia cambiava. Anche ora siamo allo stesso punto: abbiamo un governo che non è in grado di decidere. Mentre a livello europeo non abbiamo un governo comune. Ogni governo guarda solo l’interesse del proprio paese e non l’interesse collettivo dell’Eurozona. Abbiamo un problema drammatico di rappresentanza politica e di guida dell’Europa. Se vogliamo uscire dalla crisi, tutti insieme dobbiamo andare verso un'Europa unica: con un solo governo, con politiche monetarie e fiscali uguali e i debiti da affrontare tutti insieme".
Secondo Belpietro, "per uscire da questa crisi bisogna prendere provvedimenti: tassare il patrimonio, intervenire sul mercato del lavoro, renderlo più libero e più ampio, consentire di licenziare i fannulloni e aiutarli ad apprendere un altro mestiere per poter privilegiare i giovani che vorrebbero lavorare. Ormai nessuno vuole fare lavori umili. La maggior parte dei giovani è laureata. Ma di quanti laureati il mercato di lavoro avrà bisogno? Certamente, non di tutti. Abbiamo uno dei più alti costi di lavoro in tutta Europa, ma i lavoratori percepiscono stipendi bassi. E chi “mangia” il resto di questa ricchezza? Lo Stato. Bisogna metterlo a dieta".
"Per far crescere la nascita di nuove imprese ci vogliono decisioni rapidi, crediti in tempi ragionevoli e bisogna essere più competitivi. Ci servono nuove idee, dobbiamo collegare la ricerca universitaria con le imprese. Facendo tutto questo possiamo uscire dalla crisi. Solo cosi, la nostra economia tornerà a crescere", ha concluso il giornalista.
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“Stripsody. La vocazione musicale delle strisce a fumetti” è il titolo del primo e-book edito dalle Eum (Edizioni Università di Macerata), in uscita a dicembre 2011. Il libro, che ha come autore il docente Unimc di Semiotica del Teatro Andrea Garbuglia, contiene un'analisi filosofico-semiotica di altri tre testi. I tre lavori analizzati, allo stesso tempo collegati e indipendenti, sono: una raccolta di tavole dell'artista Eugenio Carmi, una composizione della cantante e compositrice Cathy Berberian e uno spartito a fumetti del fumettista Roberto Zamarin (quest'ultimo realizzato con la collaborazione della Berberian). Il nome “Stripsody” nasce dalla fusione dei due termini “Comic Strips” (fumetti) e del suffisso “ody”. Il volume Eum, composto da quarantasette pagine, contiene anche figure tratte dai lavori di Carmi e di Zamarin e dei link ad alcuni video della Berberian. L'e-book e il pdf sono i formati scelti per la pubblicazione. Nel libro viene anche spiegato come la compositrice appena citata ha creato la sua opera e come da questo emergerebbe la musicalità dei suoni nei fumetti. Infine, viene proposta una modifica ad alcune teorie di Jakobson. Il professor Garbuglia, intervistato da Cittàteneo, ha parlato di alcune delle caratteristiche di questo progetto. I lettori interessati all'argomento possono visitare il sito web www.musicomix.wordpress.com.
Professore, sul sito delle Edizioni Eum il libro viene presentato come un'opera che getta nuova luce sulla relazione tra musica e fumetti. Che rapporto può esserci tra questi due “universi” artistici?
Apparentemente nessuno, ma di fatto la musica gioca un ruolo importantissimo nei fumetti. A partire da “Yellow Kid” , protagonista di uno dei primi fumetti Usa, fino ad arrivare ai giorni nostri, la musica nelle sue varie forme è stata da sempre presente nelle strisce disegnate, anche se nessuno se ne è mai occupato in modo coerente.
Come possono essere unite un'arte “sonora” e un'arte “grafica”?
In diversi modi. Innanzitutto, in un fumetto possiamo trovare citato il testo di una canzone, oppure la semplice menzione del titolo. Ma anche uno spartito musicale può essere inserito tra le vignette di un fumetto; in questi casi, il rapporto tra musica e disegni può essere anche molto complesso.
Zamarin ha scritto uno spartito a fumetti. Come viene riprodotto, in questo caso, il pentagramma? E come si legge uno “spartito a fumetti”?
Lo “spartito a fumetti” di Zamarin non può essere considerato alla stregua di qualsiasi altro spartito. Non è possibile solfeggiare lo spartito di Stripsody, perché non vi sono note, e del pentagramma rimangono solo tre linee orizzontali, attorno alle quali sono disposti vari disegni. Di conseguenza, l'improvvisazione del cantante svolge un ruolo fondamentale.
Avete da subito deciso di creare un e-book o la decisione è stata presa in corso d'opera?
La decisione è stata presa in corso d'opera. All'inizio avevamo pensato solo ad un testo scaricabile online. Poi, visto l'argomento e visti i numerosi contenuti multimediali, la redazione delle Eum ha proposto di trasformarlo in un eBook.
Quali sono i punti di forza di una pubblicazione in formato elettronico di un libro come “Stripsody”?
I punti di forza sono diversi, ma i principali sono essenzialmente tre: la possibilità di leggere il testo in modo non lineare; la possibilità di inserire contenuti multimediali; la possibilità di aggiungere sempre nuovi contenuti tramite link al sito Music and Comix. Di fatto il volume è un'opera aperta.
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L'Università di Macerata si racconta con il bilancio sociale, giunto quest'anno alla terza edizione, che indica i risultati raggiunti con le risorse investite nel corso del 2010. Si tratta di un lavoro collettivo, che ha coinvolto molti dipendenti dell'Ateneo sotto il coordinamento e la guida della professoressa Katia Giusepponi, docente di Programmazione e controllo, e dell'Ufficio innovazione e qualità.
Professoressa, cos'è un bilancio sociale?
E' il report sulla gestione svolta in un determinato periodo. Contiene i risultati economico e sociali, quantitativi e qualitativi, la loro analisi critica e le prospettive di miglioramento.
Quali sono le novità di questa edizione?
La rendicontazione è a 360 gradi. Umberto Silvi e Monica Serpilli dell'Ufficio innovazione e qualità hanno curato la parte generale in modo eccellente, offrendo una visione globale dell'Ateneo che spesso sfugge anche a chi lavora al suo interno, figuriamoci a chi ne è al di fuori. Chi volesse entrare poi nel dettaglio, può consultare il report di gestione delle singole strutture.
Quale metodo di lavoro è stato adottato?
Il gruppo di coordinamento è molto ampio e assicura la pervasività del bilancio sociale, ma c'è il rischio che la rendicontazione diventi un'abitudine automatica separata dalla sostanza. Il nostro prossimo obiettivo è condurre a maggior rigore chi non ha ancora assimilato il sistema di controllo del bilancio sociale. Il report, inoltre, è un processo continuo, dove un ruolo importante è svolto dagli interlocutori, che ci possono aiutare a dare risposte sempre migliori.
Che cosa è possibile trovare nel bilancio sociale di Unimc?
La presentazione globale della ricerca, l'approfondimento di tutti i servizi offerti, gli obiettivi e le eccellenze dell'offerta formativa. Da quest'anno troviamo anche il rendiconto di Ersu e Cus, due strutture esterne ma vicine alla vita dello studente universitario. Chi legge il bilancio sociale ha la possibilità di dire cosa gli è piaciuto e cosa no, cosa non è chiaro, quali informazioni mancano rispetto a determinati obiettivi. I nostri interlocutori ricevono poi risposte nel bilancio successivo.
A chi è rivolto principalmente il bilancio sociale?
Gli studenti sono il nostro primo interlocutore. Da anni abbiamo instaurato una fattiva collaborazione. Quest'anno il loro parere è stato molto positivo, ma abbiamo anche ricevuto suggerimenti migliorativi per la sezione dedicata ai servizi bibliotecari, in particolare quello di realizzare un questionario per la loro valutazione.
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Con il convegno “Società della conoscenza e della formazione”, organizzato dall'Università di Macerata, si è cercato di andare oltre i risultati di “Marche d'eccellenza”, per comprendere quali ricerche e quali iniziative, anche nel campo della formazione, possano favorire lo sviluppo della regione Marche valorizzando i legami già presenti.
Il convegno si è svolto alla Facoltà di Scienze della formazione ed è stato presieduto dal rettore Luigi Lacchè, dal preside Pier Giuseppe Rossi e da specialisti nel settore del lavoro, della formazione e dell'istruzione.
L'apprendimento come base dell'innovazione
Nella prima tavola rotonda si è discusso sul tema “le Marche e la società della conoscenza”.
Innanzitutto, è stata definita la società attuale come “società della conoscenza”, dove cioè la conoscenza risulta avere un ruolo di rilevante importanza. Essa, infatti, è fortemente connessa alla produzione ed influisce sia sulla qualità che sulle modalità del lavoro. La conoscenza, però, da sola non basta. Ad essa deve legarsi l'innovazione, intesa come un processo che parte da competenze già presenti, per arrivare ad altre nuove e più efficaci. Parlare in questo senso di innovazione non significa necessariamente parlare del genio, ma piuttosto di un sapere diffuso nel sociale, che viene fatto emergere con procedure ben specifiche.
Innovazione nell'industria e nelle aziende significa, quindi, sviluppare competenze di carattere pratico, quali, ad esempio, l’analisi economica, lo studio di mercato e il marketing; ed affiancarvi l'istruzione, vista nell'ottica di un apprendimento mirato, utile ad un dato gruppo di lavoro in un dato momento. Di due cose oggi ha, perciò, bisogno la formazione: dei saperi economici e, in sinergia con essi, dell’innovazione, che favorisce l’emergere di saperi nuovi in tutti gli ambiti e fornisce modelli di apprendimento utili a costruire, davvero, nuova conoscenza.
Nella seconda tavola rotonda si è affrontato il tema “quali iniziative congiunte nella ricerca e nella formazione”. Si è parlato della necessità di creare nuovi modelli per anticipare e risolvere tutte le eventuali situazioni problematiche.
Per quanto riguarda la formazione, essa deve prendere in considerazione due aspetti: la qualità, relativa alla produzione industriale, in cui devono predominare le competenze tipiche dell'artigianato di un tempo; e la digitalizzazione, intesa come quel processo che raccoglie le necessità dell'utente del web. Questo tipo di approccio è complesso, ma unisce la visione olistica dell'artigiano alla possibilità di comunicazione del mondo del web, che permette un contatto diretto con i mercati mondiali. Quindi, oltre alla formazione dell'artigiano, è necessaria anche una formazione sulle nuove forme di comunicazione.
L'ultimo elemento sul quale si è posto l'accento è la professionalità. Essa è raggiungibile e può essere sviluppata aggregando diversi fattori: i saperi provenienti dal vissuto esperenziale, la competenza pratica, la capacità di risolvere problemi e le conoscenze derivanti dalla formazione.
In questo modo, le strutture produttive, amministrative e culturali potranno davvero favorire e migliorare la produzione nella regione.
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