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Watchmen: chi giudicherà i guardiani?

25-03-2009

di Francesco Barbabella

Mentre stavo seduto ad osservare il funerale del Comico ed ascoltavo la “Sound of silence” di Simon e Garfunkel che riempiva la sala del cinema, mi sono chiesto se fosse stato possibile portare in vita Watchmen in modo migliore. Anche se la risposta fosse stata sì, sarebbe stato difficile non rimanere coinvolto nel bombardamento audiovisivo a cui stavo assistendo.
Non so come sia proceduta esattamente la vena creativa del regista Zack Snyder, ma un po’ di follia deve esserci stata nell’approcciarsi a quest’opera, monolitico ed indiscusso capolavoro fumettistico degli anni ’80, per portarla sul grande schermo. Già diversi registi di fama abbandonarono il progetto, troppo rischioso e di difficile realizzazione: tra questi, Terry Gilliam e Darren Aronofsky.

In un 1985 alternativo, Stati Uniti e Unione Sovietica sono al culmine della guerra fredda, impantanati nella guerra in Afghanistan. Richard Nixon è al suo quinto mandato presidenziale e promette di usare qualsiasi mezzo per combattere il nemico comunista: una guerra nucleare è sempre più vicina. A sbilanciare temporaneamente gli equilibri è la presenza del Dr. Manhattan a fianco degli Stati Uniti, quello che viene soprannominato il “Dio americano”, il risultato di un esperimento scientifico involontario che ha trasformato un brillante fisico in un semidio blu con straordinari poteri.
Questo scenario si mescola insieme alle vicende di un gruppo di vigilantes, ormai ritirati e dichiarati fuorilegge, che sognavano di ristabilire l’ordine e la giustizia in una realtà sociale profondamente degradata. Solo uno di loro, Rorschach, è rimasto attivo e agisce con metodi brutali per reprimere il crimine. E sempre da lui parte l’indagine che porta via via allo scoperto un piano molto più grande, che coinvolge l’intera umanità.

Tra tutte le trasposizioni cinematografiche di fumetti più o meno famosi, questa di Watchmen è sicuramente la più cruenta e la più adulta, sia per i contenuti espliciti ma anche e soprattutto per le implicazioni morali e psicologiche di cui è impregnato. Forse paradossalmente, è anche il film di genere più complesso e meno statico nella narrazione che si possa ricordare. Non abbiamo qui né supereroi con superproblemi (per riprendere un’espressione cara ai personaggi Marvel), né l’ennesima riproposizione della lotta tra bene e male. È invece una battaglia per la sopravvivenza, in cui uomini e donne cercano solo di districarsi nel circo della vita, ritrovandosi infine invischiati in un gioco più grande, troppo grande per loro. Persino colui che dovrebbe riassumere in sé il male, il “villain” di turno, non è giudicabile secondo valori universali: il relativismo regna incontrastato.

Lo spettacolo messo in piedi da Snyder è imponente ed a tratti veramente maestoso, come nel caso dei riusciti titoli di testa originalmente orchestrati a fini narrativi, o del funerale del Comico. Grande supporto viene dato dalla colonna sonora, che contiene diversi grandi classici come “Sound of silence” di Simon e Garfunkel, “The Times They Are A-Changin’” di Bob Dylan, o “Halleluja” cantata da Leonard Cohen. Il rapporto tra immagini e audio è gestito al meglio dal regista, che non a caso ha un lungo passato tra spot pubblicitari e videoclip musicali (è solo al suo terzo film).

L’intreccio è stato asciugato dello stretto necessario per realizzare una versione commercialmente adeguata, ma la sua durata di 2 ore e 40 minuti rimane comunque insolita per il genere. Le tinte dark e retrò riflettono con sufficiente cura il fumetto, amplificandone la potenza e, in certi casi, creando ex novo situazioni solo accennate nell’opera originale (nelle appendici testuali ai dodici volumi). L’azione si integra con periodi di riflessione in modo abbastanza omogeneo, anche se in alcuni casi l’esuberanza di Snyder e la sua padronanza degli effetti speciali (digitali e non) provocano un eccesso delle scene d’azione, ad ogni modo contenuto e sensato.

In definitiva, se non si può affermare che Zack Snyder abbia rivoluzionato il cinema e firmato un capolavoro assoluto, c’è sicuramente da dargli il merito di aver saputo trovare il modo per confrontarsi, dal punto di vista registico e narrativo, con un’opera come Watchmen, che in molti fino a poco tempo fa dichiaravano semplicemente impossibile trasporre su pellicola. Rispolverare ed offrire sotto nuova veste un’opera di questo tipo può essere solo un bene nell’attuale clima di incertezza politica e sociale che stiamo attraversando, promuovendo una riflessione più consapevole della realtà che ci circonda.

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