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VISTO PER VOI. Invictus

01-03-2010

di Giorgio Cipolletta

Questa volta Clint Eastwood non ha sbagliato un colpo. Non c’è nessuna 44 magnum dell’ispettore Callaghan e neanche il motore della Gran Torino, ma solamente la poesia della regia e la storia del Sudafrica. Il racconto è quello del campionato della coppa del mondo di rugby nell’anno 1995.

Una nazione come quella del Sudafrica è stata divisa per molto tempo dal razzismo e dalla politica dell’haparteid. Solo nel 1990 qualcosa inizia a cambiare.
Un uomo, Nelson Mandela, che prima di diventare il primo presidente nero del Sudafrica, per 26 anni trascorse la sua vita nel carcere dentro una stanza grande quanto due braccia tese verso l’esterno e le pareti umide.
Una partita di rugby è la testimonianza di un cambiamento, di una trasformazione necessaria e viva. Il rugby non fu un fattore politico, ma umano. Invictus è il nuovo film di Clint Easwood che racconta la celebre vittoria del Sudafrica nella coppa del mondo del 1995, la finale contro gli All Blacks della Nuova Zelanda.
Era l’anno successivo all’elezione di Nelson Mandela alla presidenza della Repubblica.

L’intuizione del presidente sudafricano fu geniale: appropriarsi dei colori verde oro, la squadra degli Springbocks, simbolo che il popolo nero, umiliato per anni volevano abolire.
Mandela è l’allenatore della nazione, il leader del cambiamento, il comandante di una rivoluzione in corso. Francois Piennar è il capitano della squadra degli Springbocks che dopo essere convocato dal Presidente Mandela, sente sul collo il fiato di una sfida difficile, ma non impossibile, la sfida di una nazione unita nella sua diversità.
Il capitano Piennar porta con sé il sudore della lotta nel campo, il lancio in direzione della meta per conquistare l’invincibile.
In Sudafrica, prima di Mandela, lo stadio era luogo del razzismo, dove i neri tifavano sempre contro gli Springbocks e contro i colori del proprio paese. Mandela rovescia il mito attraverso di colori del coraggio, le sfumature della dolcezza convita di vincere sull’odio.
Gli Springbocks partono perdenti e vincono tutte le partite, fino all’ultimo respiro. "Io sono il padrone del mio destino. Io sono il capitano della mia anima". Queste sono le parole che portano la luce e la speranza di quella nazione divisa, un’operazione democratica tramite il gioco del rugby amato dai bianchi e odiato dai neri. La vittoria della finale porta a condividere con gioia quel momento.
Il film è un atlante di emozioni piene, il bianco e nero sono un cuore solo di un popolo riunito contro ogni previsione, contro ogni scommessa. La sala del cinema sembrava trasformata in uno stadio, l’atmosfera era quella di gioire, di tifare, di respirare, di sperare in quella meta per la vittoria.
Mandela impersonato dallo strepitoso Morgan Freeman, è padrone del destino di una nazione nuova e democratica e Clint Eastwood nel ruolo del capitano, dell’occhio/regia, dello sguardo invicibile, riporta in vita quel momento di incredibile gioia rivoluzionaria.

Un film perfetto, 125 minuti di invincibilità alla gloriosa età di 80 anni. Non c’è bisogno di effetti speciali o di avatar.

Invictus
William Henley
Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio quali che siano gli dei
per la mia inconquistabile anima.
Nella morsa delle circostanze,
non mi sono tirato indietro, ne’ ho pianto.
Sotto i colpi d’ascia della sorte,
il mio capo sanguina, ma non si china.
Più in là, questo luogo di rabbia e lacrime appare minaccioso ma l’orrore delle ombre,
e anche la minaccia degli anni non mi trova,
e non mi troverà spaventato.
Non importa quanto sia stretta la porta...
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino.
Io sono il capitano della mia anima.

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