La foto del mese
Foto di Pixelmatica Macerata

| Home | In Evidenza | In Ateneo | Costume e Società | Cultura e Spettacolo | Scienza e Tecnologia | Viaggi ed itinerari | Sport |
di Federica Senigagliesi
“Habemus Papam” è l'espressione latina usata per annunciare al popolo l'elezione del nuovo Papa. Il cerimoniale prevede che sia il primo dei cardinali dell'ordine dei diaconi a pronunciare la formula completa dalla loggia centrale di San Pietro, a fumata bianca avvenuta e, soprattutto, dopo che il nuovo pontefice abbia accettato formalmente la sua nomina. “ Habemus Papam” è anche il titolo dell'ultimo lungometraggio firmato dal regista romano Nanni Moretti, nelle sale dal 15 aprile.
La tematica affrontata in questa pellicola è senza dubbio molto delicata: si parla della crisi di identità che il nuovo Papa si trova a dover gestire dopo la sua inaspettata elezione (i pronostici indicavano altri nomi come “ papabili”). In una scena del film lo psicanalista, interpretato dal regista stesso, chiamato dai cardinali nel tentativo di comprendere le ragioni per cui il neo eletto non vuole presentarsi ai fedeli, chiede sottovoce: “ Senta, ha problemi con la fede?”. Ma il problema non è la fede, che non viene messa in discussione, anzi si rafforza durante il percorso interiore dell'uomo - Papa narrato dal film: il problema è la consapevolezza dei propri limiti, dell'inadeguatezza a ricoprire un ruolo di così alta responsabilità – fattuale e simbolica – e soprattutto il coraggio di ammetterli ad alta voce. Cosa che, nell'immaginario collettivo, da un Papa non ci si aspetterebbe mai e che, per questo motivo, provoca il panico più totale nell'intera gerarchia vaticana, nel film totalmente impreparata ad un evento simile.
Moretti spesso fa discutere e anche stavolta critiche e polemiche non sono mancate. Il film, come qualsiasi altro film di qualsiasi altro regista, potrà piacere o non piacere: de gustibus. Ci sono però almeno due validi motivi, a mio avviso, per andare a vedere questa pellicola: il primo è che si tratta di un film ben girato, poetico in alcuni tratti, spiritoso in altri, di tocco lieve e delicato nella narrazione generale. Il secondo è l'eccellente interpretazione di Michel Piccoli nel ruolo del Papa eletto. A chi non conosce la cinematografia di Piccoli, basti ricordare che nel corso della sua lunga carriera - ha 85 anni - ha lavorato con registi del calibro di Godard, Oliveira, Hitchcock, Costa-Gravas, Chabrol, Lelouch e Bonuel, col quale avrà un sodalizio artistico lungo vent'anni.
Perfetto nel dare il volto a questo insolito Papa lacerato da dubbi e ripensamenti, che si esercita nella riflessione della solitudine per un tempo breve ma intenso, isolato e lontano dalle etichette di rito e dai doveri del “mestiere”, Michel Piccoli ricorda nelle espressioni e nei sorrisi dolci un Papa – reale- molto amato a suo tempo: Giovanni Paolo II. E forse il rimando non è inconsapevole e nemmeno casuale, visto che il personaggio del film ha, come Wojtyla da giovane, la smisurata passione per il teatro.
Il film è nella selezione ufficiale del prossimo Festival di Cannes, unico italiano in gara insieme al film di Paolo Sorrentino ( “This must be the place”). Insomma, siamo ben rappresentati.