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"Sul parlare maceratese"

25-06-2009

di Chiara Fonzi

Quando le parole non sono messe giù a caso. "Marche" un nome che rimanda alla pluralità non solo territoriale ma anche storica e culturale di questa regione del centro Italia. L'enorme differenza nella varietà dei dialetti ne è una prova.

 
Confini dialettali

Inoltre è proprio nelle Marche che esiste il confine lungo l'Esino tra i dialetti italiani settentrionali e meridionali, secondo - tra gli altri - Carlo Babini e Agostino Regnicoli.

L'Aso segna invece il confine tra il dialetto della fascia umbro-romana e quella abruzzese-meridionale. Ma per il "sentimento linguistico dei parlanti" (che si sentono linguisticamente estranei al varcare un certo confine geografico) e sia per un analisi contemporanea che storica, gli autori del libro Sul parlare maceratese - un affresco dialettologico dividono la nostra regione in quattro aree dialettali.

 
Le quattro aree dialettali marchigiane

Come immagineranno i marchigiani DOC, le zone sono quella pesarese, affine al romagnolo; quella dell'ascolano, il cui dialetto ricorda l'abruzzese; quella maceratese, che ricorda il ciociaro; quella anconetana, il cui dialetto è di transizione tra il settentrione e il meridione italiani.

 
La ragione di tanta diversità

Va ricercata nel fatto che il latino orale era totalmente diverso da quello letterario, dunque all'invasione linguistica latina distinte varietà volgari hanno invaso la regione, che oltretutto era abitata da popolazioni disomogenee a livello etnico e quindi linguistico (Celti, Italici ed Umbri). Un po' come accade oggi con la diffusione dell'inglese come lingua veicolare, che secondo alcuni attenta alla bellezza dell'inglese "originale".

Le condizioni orografiche delle Marche hanno contribuito a mantenere le aree linguistiche separate: la presenza di monti, catene di colline ma anche di fiumi è servita da barriera tra una comunità linguistica e l'altra. Per cui il latino volgare giunto in ogni zona è stato "contaminato" a seconda della lingua presente nel punto d'arrivo.

 
L'Università di Macerata

nel 2001 ha promosso un progetto per la valorizzazione e lo studio del dialetto marchigiano, che è proseguito negli anni. Uno dei risultati è stato quello della pubblicazione dell'antologia "… Lì comincia ‘na vallata che pare un budéllu…"insieme alla pubblicazione del database on line http://dialetto.unimc.it/dialetto.htm. Sull'argomento Cittateneo ha scritto un articolo in data 29 aprile 2009.

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