La foto del mese
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di Andrea Accattoli
La storia che andremo a narrare sembra surreale per l’ambientazione e per il fascino di questo controverso personaggio di nome Bellente. Tratteremo un argomento poco conosciuto seppur presente nella nostra regione, il brigantaggio ottocentesco, visto nell’ottica di una celebre narrazione popolare.
Le vicissitudini narrate si svolgono nell’epoca napoleonica, vissuta in Italia, e soprattutto nella nostra regione, quasi di riflesso rispetto alle vicende che coinvolgevano le aree del Nord Italia. L’ambientazione è quella delle colline marchigiane, da Appignano al fiume Musone.
Pietro Masi, soprannominato Bellente, era un disertore dell’esercito napoleonico; con l’annessione del territorio marchigiano al Regno d’Italia nel 1808, anche nella nostra regione si verificò una rapida opera di laicizzazione da parte del governo di Napoleone, con il risultato di disorientare la popolazione da sempre fedele alla Chiesa. La gente rifiutò l’ingerenza francese nel proprio stile di vita e molte persone si diedero al brigantaggio ed alla ribellione. Bellente seguì questa strada, non appena decise di fuggire dalla leva militare obbligatoria, costituendo, insieme ad altri amici briganti, una milizia autonoma ribelle allo stato napoleonico. Il gruppo operò per alcuni anni nella zona di confine tra le attuali provincie di Macerata e Ancona.
La vita di questi briganti sembra surreale: vivevano nel continuo rischio di esser catturati e condannati a morte, braccati giorno e notte dalla gendarmeria napoleonica che li voleva decapitati alla ghigliottina. Tali giovani ribelli erano, però, amati dal popolo, protetti dai nobili proprietari terrieri e dai sacerdoti di campagna che si servivano delle loro malefatte per minare il potere giacobino e per restaurare i valori dello Stato della Chiesa.
La storia di Bellente è stata oggetto di numerosissime rappresentazioni musicali e artistiche e rappresenta un classico della cultura e del folklore dell’area maceratese. Non potendo contare su documenti ufficiali, egli viene rappresentato nella tradizione popolare come un indomito eroe, amato dalle donne per il suo fascino e leader carismatico di un movimento popolare mai domo, morto a soli 23 anni in un agguato orchestrato dalla gendarmeria.
I giovani briganti come Bellente rappresentano i chiaroscuri di un periodo storico di grandi stravolgimenti e contraddizioni, ma sono anche l’emblema della lotta per i propri ideali; una sorta di eroe moderno che difende a tutti i costi, anche usando rimedi poco ortodossi, la propria voglia di vivere e la libertà di un popolo, alle prese, oggi come allora, con troppo rapidi cambiamenti sociali.