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Raffaello e Urbino

09-07-2009

di Giorgio Cipolletta

Un’ora e mezza di fila per ammirare la mostra Raffaello e Urbino, al Palazzo Ducale, Galleria Nazionale delle Marche dal 5 aprile al 12 luglio 2009.

Urbino non fu solo la città natale di Raffaello, ma determinò in la sua formazione, restando per tutta la sua vita un punto di riferimento essenziale. La mostra, allestita nel Salone del Trono e nell’Appartamento della Duchessa del Palazzo Ducale, presenta i capolavori del giovane Raffaello, esattamente sono presenti 20 dipinti e 19 disegni originali, che si confrontano con la pittura del padre Giovanni Santi e di altri artisti vicini alla fase giovanile della sua formazione. Molte opere provengono dal Prado, dal Louvre, dalla National Gallery di Londra e Washington, dal Getty Museum di Los Angeles, dai musei di Lisbona, Berlino, Monaco, Francoforte, Vienna, Budapest, gli Uffizi, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, la Pinacoteca di Brera, il Poldi Pezzoli, il Museo di Capodimonte ed altri ancora.

Baldassarre Castiglione concludendo il suo ‘Cortegiano’, scriveva: “Aperte adunque le finestre da quella banda che dal palazzo riguarda l’alta cima del monte Catri, videro già esser nata in oriente una bella aurora di color di rose, e tutte le stelle sparite, for che la dolce governatrice del ciel di Venere, che della notte e del giorno tiene i confini; dalla qual parea che spirasse un’aura soave, che di mordente fresco empiendo l’aria, cominciava tra le mormoranti selve de’ colli vicini a risvegliar dolci concenti dei vaghi augelli”.

Così Raffaello ci propone nei dipinti la bellezza fresca e genuina irradiata da limpida luce, inserendosi nel contesto rinascimentale descritto da Castiglione. Il secolo del Rinascimento, dell’Umanesimo, si apre su un modo nuovo con una capacità di sentire, di esprimersi, un saper osservare e guardare con occhio diverso l’uomo, i suoi atteggiamenti, i suoi comportamenti, come farà anche Michelangelo, Leonardo da Vinci e sorgerà dunque un modo, uno
stile di autentica bellezza, maniera moderna direbbe il Vasari.

Raffaello, nato nel 1483, aveva cominciato a respirare questo clima, in cui era poi cresciuto, a contatto con un ambiente ricco di suggestioni e di sollecitazioni umanistiche com’era quello di Urbino. La serenità delle colline che si perdono nell'infinito, le figure che rappresentano la grazia della bellezza perfetta, l’ideale classico che vuol essere, non solo un segno di distinzione estetica, ma un rimando alla compiutezza dell’uomo, come musica che fiorisce in una nuova armonia.

Il maestro del Rinascimento, Raffaello, ci consegna una melodia delicata, come a cogliere nei suoi dipinti le linee eleganti dei volti, degli autoritratti, la luce pura, unica che si traduce in poesia.
Una bellezza preziosa e perfetta si racchiude nelle figure, con folgorante maturità artistica.

Urbino ha l’occasione di mettersi in mostra di fronte al mondo, portando nella città natale dell’artista la bellezza autentica, auratica di Raffaello.
La forza e il genio di Raffaello sta nel fatto di saper realizzare un dipinto armonioso, dove le figure sono in intimità anche se non si guardano, consegnando allo spettatore un’idea di semplicità.
Una pennellata dai toni vellutati per donare armonia.
Un’opportunità la mastra, che le Marche hanno come luogo di testimonianza e natività del genio artistico rinascimentale. Le Marche come terra d’arte e poesia.

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