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di Francesco Barbabella
L’evoluzione è completa. I Muse hanno trovato nel loro ultimo album The Resistance la propria maturità artistica, raggiunta dopo ben dieci anni passati nelle avanguardie della scena rock mondiale. Un disco avvincente e raffinato, che riassume in un colpo solo tutta la loro carriera.
In effetti, i tre ragazzi del Devonshire hanno sfoderato tutto l’armamentario a loro disposizione per creare il giusto equilibrio tra sussulti rock, intimità pianistiche e onde sinfoniche. Il risultato è un lavoro coerente e variegato, complesso come i gusti del nuovo pubblico, abituato ormai a creare playlist personali senza badare alle etichette di genere. “Siamo la band della generazione degli mp3”, afferma il cantante Matthew Bellamy in una recente intervista al mensile Wired, “perché i nostri dischi sono come una playlist su un lettore digitale, in cui trovi diversi stili e generi”.
Sin dal brano d’apertura, Uprising, si capisce che la strada presa dal gruppo è ambiziosa: si dice addio ai potenti riff di chitarra che tanta fortuna hanno portato alla band in passato per battere un percorso ben più accidentato. Uprising e Resistance sono il punto di contatto dei nuovi Muse con il passato di Black Holes and Revelations: synth e linee di basso richiamano in parte Take a Bow e Starlight, ma la direzione qua è un’altra. Undisclosed Desires osa ancora di più, e si addentra in ritmi R&B sormontati da un basso slappato e sonorità decisamente pop.
A questo punto, il disco prosegue con un piccolo gioiello di opera rock: United States of Eurasia si sviluppa attorno alla voce ed al piano di Bellamy, per poi esplodere in un ritornello di stampo orientaleggiante e chiudere delicatamente con una citazione dai Notturni di Chopin. L’influenza dei Queen c’è, ma i Muse sono attenti a mantenere arrangiamenti meno roboanti e bruschi, e soprattutto nel prendere sul serio il proprio lavoro.
Ciascuno dei pezzi successivi ha un’anima particolare e unica: Guiding Light è un mix di pop e rock melodico che mescola le atmosfere di Origin of Simmetry e Absolution, mentre Unnatural Selection trova al suo interno lo spazio per intense accelerazioni rock. E poi l’accattivante MK Ultra, basata su un bel riff hard rock che si alterna a sonorità retrò, e ancora la variegata I Belong to You/Mon cœur s'ouvre à ta voix, un pezzo di piano e voce su cui si intrecciano opera e pop.
A chiudere il disco è una vera e propria sinfonia moderna, Exogenesis, divisa in tre parti e scritta a partire da un arrangiamento orchestrale di Bellamy: si tratta di un esperimento coraggioso e ben costruito da parte del gruppo, che ha integrato archi e pianoforte con chitarra, basso e batteria.
A guidarli in questa impresa è stato l’amico e produttore Marco Pagani, ex PFM, con il quale hanno registrato e mixato The Resistance negli studi Officine Meccaniche di Milano. Per i Muse si tratta di un lavoro ambizioso ma riuscito, in grado di riassumere la ricerca musicale e l’evoluzione della band: a dieci anni dalla pubblicazione del loro primo disco Showbiz, i Muse hanno trovato loro stessi ed il modo di confrontarsi con la musica moderna e la contaminazione dei generi.