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di Giorgio Cipolletta
All’interno del Festival Città Impresa molti i dibattiti sul tema crisi. Territorio e cultura locale: radici e futuro nell’era della globalizzazione, è stato uno degli interventi più importanti della rassegna.
A discutere del tema, erano presenti Carlo Petrini (presidente di Slow Food), Flavio Albanese (direttore di Domus, rivista di architettura); il dibattito è stato moderato da Aldo Grasso per il Corriere della Sera. Il tema ci riporta a fare i conti con la terra e il territorio, partendo proprio dalle radici per combattere la crisi e innovare il futuro. C’è una presa di coscienza che nel mondo odierno qualcosa non abbia funzionato, come avrebbe dovuto.
Le crisi sono tre: energetica, ambientale e finanziaria. Il bisogno è quello di rifondare un nuovo umanesimo. La migliore tradizione riuscita che non è altro che la più efficace innovazione del mondo. Il bisogno di ristabilire una democrazia partecipativa, rivoluzionando i comportamenti individuali, realizzando un utopia concreta attraverso l’agricoltura di prossimità, rispettando i prodotti biologici del territorio e la loro stagionalità.
Richard Florida, direttore del Martin Prosperity Institute e fondatore di Creative Class Group è, invece, intervenuto sul tema attrarre talenti nel mondo. Il luogo dove scegliamo di vivere influisce molto sulle decisioni che dobbiamo prendere. Ciò che più conta oggi nella competizione globale non è più tanto la disponibilità di materie prime quanto la disponibilità di capitale umano, di idee, di capacità innovativa, attraverso l’utilizzo e la forza delle nuove tecnologie. Il motore di questa forza non sono le macchine, ma le persone. Persone brillanti, istruite, creative, persone che non stanno ferme ma si muovono. E’ per questo che la mobilità del capitale umano è un fattore importante per la competizione globale. L’Italia in questo nuovo scenario, si colloca al ventiseiesimo posto (su 45 paesi), superata non solo da tutti i paesi del centro e nord Europa, ma anche da paesi mediterranei come la Spagna o dell’est Europa con l’Estonia (che sta perseguendo politiche molto aggressive in tema di innovazione tecnologica). Ma se è vero che le città sono la nuova unità economica, forse l’Italia può far leva sul suo grande patrimonio di centri urbani ricchi di storia, cultura e imprenditorialità per mettere in moto una nuova crescita, un nuovo sviluppo.
La riflessione di Florida accende i fari sulla necessità di far interagire tre ingredienti fondamentali per favorire la classe creativa: Talento, Tecnologia e Tolleranza, le tre T, per nutrire l’economia di creatività culturale.
Dal territorio con strategie e modelli capaci di conciliare tradizione e innovazione, riti tradizionali e grandi marchi, biodiversità e cibo-oggetto fino alla rivoluzione creativa dell’economia.
Dibatti diversi ma con un unico punto fisso: innovare per vincere la crisi.