La foto del mese
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di Ilenia Paciaroni
Mi trovo a girovagare tra gli scaffali della libreria e per caso mi imbatto nella fascetta “Presentato da Fabio Fazio a Che tempo che fa” allegata al libro “Trattato di funambolismo” di Philippe Petit. Così il fatto di essere stato ospite di una trasmissione è un fatto di per sé tanto rilevante da dover essere scritto sulla stessa fascetta dove in genere trovo scritto “Vincitore del Premio ...” oppure “Record di vendite …”!? Comunque mi è capitato di vedere proprio la puntata dedicata, tra gli altri, al signor Petit. È stata un’intervista molto interessante e divertente, perché Philippe Petit è simpatico e si occupa di questioni a dir poco singolari. Racconta gli episodi incredibili di cui è stato protagonista con vitalità e semplicità. Egli, infatti, è un funambolo famoso per diverse imprese, tra le quali l’attraversamento delle Torri Gemelle del World Trade Center, su cui è stato girato anche il documentario “Man on wire” che ha vinto il Premio Oscar come miglior documentario nel 2009, tratto a sua volta dal libro “Toccare le nuvole”.
Il “Trattato di funambolismo” è una sorta di grammatica dell’aspirante funambolo, piacevole e godibile anche da parte di chi non si intende dell’argomento, perché intervallato da racconti avventurosi e da considerazioni d’ordine generale con un linguaggio asciutto e delicato.
“Spargo la voce che tenterò la traversata delle cascate americane e canadesi del Niagara proprio nel punto dove l’acqua cade e non sulle rapide che tutti hanno traversato. Ma una volta davanti a quel chilometro e mezzo di cavo sconosciuto, di fronte a quel vento incessante, a quella nuvola di vapore acqueo da trapassare da parte a parte, sopra i turbini della cataratta, ascoltando quel frastuono infernale, saprò osare? Oserò essere più duro del sole, più glaciale delle nevi, oserò entrare, senza conoscere l’esito, in quelle pagine da funambolo che mi era così facile scrivere? Uomo dell’aria, tu colora col sangue le ore sontuose del tuo passaggio fra noi. I limiti esistono soltanto nell’anima di chi è a corto di sogni.”